Economia

Sicilia, dalla Cna un piano per spendere bene i Fondi Ue

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Fondi strutturali Ue

Sicilia, dalla Cna un piano per spendere bene i Fondi Ue

Serve un cambio di passo nella gestione dei Fondi europei in Sicilia. Ma soprattutto è necessario cambiare paradigma puntando di più sui territori. La richiesta, indirizzata alla Regione siciliana, arriva dalle imprese e in particolare dalle imprese artigiane della Cna di Siracusa che a questo tema hanno dedicato l’assemblea annuale.

Una proposta in cinque punti per tornare, ha spiegato il vicesegretario della Cna siracusana Gianpaolo Miceli, a «un protagonismo virtuoso, in cui lo sviluppo locale torni al centro con una forza nuova a quei territori che sono capaci di autodeterminarsi, mentre la Regione e lo Stato sono impegnati nelle macro opere di aree vaste e nelle necessarie attività di controllo in itinere». Il punto di riferimento, spiegano gli artigiani, esiste e va cercato in quella stagione dei piani integrati e strategici sviluppati dal basso (Sovvenzioni globali, Patti territoriali, Pit, Pisu, Pist e così via) con il coinvolgimento di istituzioni locali e associazioni private «in un virtuoso partenariato che ha portato a una accelerazione della spesa da una parte e, dall’altra, a un rafforzamento della base produttiva sui nuovi modelli di sviluppo». Insomma un cambio di passo deciso rispetto a quanto è stato fatto finora. Anche se il direttore generale del dipartimento Programmazione della Regione siciliana Dario Tornabene, autorità di gestione del Fesr, sottolinea che in verità è stato fatto più di un passo nella direzione indicata dagli imprenditori, anche se si può dire in fase sperimentale, «lo abbiamo fatto - dice - con le risorse per le aree interne e i fondi per le aree urbane. Ma non mancano le difficoltà che non dipendono spesso dalla Regione».

Per gli artigiani è necessario inserire nei Piani operativi regionali la partecipazione alla spesa dei sistemi locali organizzati (partenariati pubblici locali a maggioranza pubblica con governance pubblico-privata) i quali si devono dotare di uffici unici di progettazione, rendicontazione e controllo oltre che di stazione appaltante unica. E poi: la richiesta alla Regione di dotarsi di un fondo rotativo di progettazione da mettere a disposizione dei sistemi locali organizzati, contrattando se necessario con la Commissione europea «perché senza progetti esecutivi non si va da nessuna parte ma se gli enti non hanno le risorse non ne usciamo - dice Miceli -. La Regione assicuri uno stretto controllo sull'ufficio unico inserendo funzionari regionali con il compito di coordinare e far applicare le procedure comunitari e garantisca l’assistenza tecnica nei territori organizzati». Ma qualsiasi progetto deve fare i conti con un rafforzamento delle istituzioni locali che «vivono un momento di grande difficoltà - dice Paolo Amenta, vicepresidente dell’Anci Sicilia e presidente del consiglio comunale di Canicattini Bagni nel siracusano -. Ormai per la programmazione 2014-2020 il dato è tratto ora bisogna pensare alla prossima programmazione dei Fondi Ue. Bisogna pensare a una grande riforma dei sistemi territoriali costruendo aree vaste e bisogna avere, negli enti territoriali, uffici che siano in condizione di progettare, altrimenti c’è il rischio che le difficoltà si ripetano». La Sicilia, infatti, in base ai dati sulla rendicontazione della spesa dell’attuale programmazione, è molti in ritardo rispetto agli obiettivi di fine anno quando scatterà la regola del disimpegno automatico per i fondi non ancora spesi. Nonostante la riprogrammazione e la riduzione del cofinanziamento nazionale per aumentare l’assorbimento delle risorse comunitarie, a meno di un improbabile miracolo per la Sicilia sarà inevitabile la perdita di risorse.

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