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Meno turbine, più dazi e Brexit frenano la meccanica

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METALMECCANICA

Meno turbine, più dazi e Brexit frenano la meccanica

Dazi Usa, la prospettiva di Brexit, ma anche il calo “contingente” di ordinativi specifici. L’industria italiana della meccanica varia (le cui imprese sono riunite in Anima), investe e tiene. Ma il dato generale mostra segni di flessione. Nei primi 6 mesi del 2018, il comparto meccanico ha esportato 14,5 miliardi di euro. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si registra un leggero calo
(-1,3%) dovuto a un unico settore specifico, le turbine a gas, che subisce un forte rallentamento (-29,7%), pari a 564 milioni di euro. È un settore soggetto a cicli di 5-8 anni ed è a valle di un periodo di consegne mentre inizia a lavorare su ordini futuri. Per questo Anima si affretta a considerare il segni meno una parentesi contingente e a confermare la “buona salute” del settore.

I primi Paesi export del mercato europeo mostrano, infatti, andamenti positivi: al 1° posto si conferma la Germania, la cui domanda di tecnologie italiane è in crescita (+4% rispetto al 2017) per un totale di circa 1,4 miliardi di euro. Anche la Francia presenta un trend in aumento (+7,7%) raggiungendo quota 1,3 miliardi di euro di prodotti della meccanica italiana importati. Così anche la Spagna, che aumenta il suo interesse verso il nostro Paese del +7,2% rispetto al 2017. Boom, invece, della Polonia che nel I semestre di quest’anno ha fatto un balzo del 15,6 per cento.

«Le nostre imprese – ha detto il presidente di Anima, Alberto Caprari – investono e continuano ad investire, questo è un fattore che distingue la meccanica italiana sia per sviluppare le proprie tecnologie e competitività, che per formare i propri collaboratori e per far crescere quindi non solo la qualità dei nostri manufatti ma anche i servizi ad essi correlati» . Viviamo in un'epoca, ha proseguito Caprari, che «ci presenta delle sfide geopolitiche particolari e nuove. Confido che chi ci governa mantenga saldo il contatto con le imprese, che hanno bisogno di avere ascolto e supporto, perché sono la spina dorsale dell’economia italiana».
Tra le tre mete principali dell’industria meccanica rimangono gli Stati Uniti, anche se nel 2018 il rapporto è negativo con un calo delle esportazioni italiane del -9,8% pari a 1,4 miliardi di euro di contro ai 1,5 miliardi di euro dell’anno scorso. Anche quì, gran parte delle ragioni del decremento è legato alla riduzione della richiesta delle turbine a gas.

«Gli scambi commerciali sono sempre più complicati, costosi ed incerti», ammette il presidente di Anima. «Dalla guerra sui dazi Usa fino alle sanzioni verso Russia e Iran, senza dimenticare la Brexit, la geopolitica attuale sembra ridurre il mappamondo disponibile. In tutto questo si inserisce il mega progetto cinese della costruzione di una “Nuova via della Seta” che attraversa, coinvolge e lega ben 65 diversi paesi, quasi un terzo delle nazioni del pianeta che devono comunque sviluppare nuove capacità manifatturiere, oggi ancora molto limitate. La Cina è un mercato importante per la nostra meccanica che cresce dell’11% verso questa destinazione. In generale, sembra di assistere a una nuova corsa alla manifattura, mai vista prima in certi paesi che necessitano di local content. Siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, dobbiamo riuscire ad approfittarne».

I PRIMI 10 PAESI PER EXPORT PER LA MECCANICA VARIA
Dati in milioni di euro (Fonte: Anima/Confindustria)

Frena, invece, il Regno Unito (-2,5% rispetto all’anno scorso) attestandosi sui 625 milioni di euro come dato export rispetto all’Italia. In forte crisi ancora il rapporto con la Russia la cui richiesta di tecnologie italiane non accenna all'inversione di tendenza, negativa da molti semestri. Nel 2018 la decrescita è pari a -29,3% (dai 467 milioni di euro si toccano i 330 milioni di euro). È sempre più frequente il fenomeno del local content: una vera politica economica di localizzazione portata avanti dai grandi Paesi e non solo, con la Russia come capofila. L’intenzione è quella di sostituire l’import cercando di imporre il local content come criterio incidente stata la struttura politico-economica messa in campo dalla Russia. Queste performance, pur limitando il dato export del nostro Paese, hanno il grande vantaggio di permettere alle aziende di continuare a produrre in Italia il cuore delle proprie tecnologie mantenendone il know-how e la capacità di realizzare soluzioni su misura per i clienti. Il local content è un fenomeno che inizia a caratterizzare in misura sempre maggiore anche il Medio Oriente.
Anche l’India continua a crescere (+16,1%), Paese con cui Anima ha instaurato un rapporto di collaborazione. Non solo, in questi mesi sono stati inaugurati anche due desk: negli Emirati arabi e nell’Africa sub-sahariana.

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