Economia

Menarini, assolti i fratelli Aleotti

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Menarini, assolti i fratelli Aleotti

Alberto Giovanni Aleotti  con la sorella Lucia Aleotti
Alberto Giovanni Aleotti con la sorella Lucia Aleotti

Per Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti di controllo della multinazionale farmaceutica Menarini che ha il quartier generale a Firenze, è una vittoria processuale che spazza via ogni ombra e mette in sicurezza l'azienda: i due fratelli sono stati assolti oggi, 5 dicembre, dalla Corte d'appello di Firenze nel processo che li vedeva imputati per riciclaggio, corruzione e evasione fiscale. In primo grado erano stati condannati, rispettivamente, a 10 anni e mezzo e a sette anni e mezzo. La Corte ha disposto anche la restituzione agli Aleotti delle somme sequestrate nell'inchiesta: si tratta di 1,2 miliardi di euro che, dopo la chiusura di tutte le pendenze tributarie, sono scesi a circa 700 milioni.

“Ora Lucia e Alberto Giovanni Aleotti potranno continuare a dedicarsi alla crescita del gruppo Menarini che conta più di 17mila dipendenti e che, sebbene non sia stato coinvolto direttamente nel processo, ha subito certamente contraccolpi e gravi danni d'immagine, anche a livello internazionale, a causa di questa inchiesta», ha detto un portavoce dell'azienda.
Lucia Aleotti è stata assolta «per non aver commesso il fatto» dalle accuse di riciclaggio e «perché il fatto non sussiste» dall'accusa di aver usato lo scudo fiscale come strumento di riciclaggio. Alberto Giovanni è stato assolto “perché il fatto non sussiste” dall'accusa di riciclaggio ed è stato dichiarato non punibile per concorso in reati presupposti di evasione fiscale. La Corte d'Appello ha rigettato il ricorso dei pubblici ministeri sull'accusa di riciclaggio di denaro provento di truffa continuata e gli appelli delle parti civili.
“Vittoria piena, assoluzioni integrali: sono state accolte in pieno le richieste difensive”, commenta Alessandro Traversi, difensore degli Aleotti insieme con Franco Coppi e Roberto Cordeiro Guerra.

Confermata nelle altre parti la sentenza di primo grado che aveva assolto Massimiliana Landini, madre dei due fratelli (e moglie del defunto Sergio Aleotti, patron dell'azienda) e i manager Licia Proietti e Sandro Casini.
In linea con quanto già deciso dal Tribunale, la Corte d'Appello ha riconosciuto l'insussistenza dell'ipotesi di truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale. “E' stato quindi nuovamente confermato che i prezzi dei farmaci Menarini non sono mai stati ‘gonfiati', riconoscendo così all'azienda la totale correttezza del proprio operato», afferma il consigliere d'amministrazione Carlo Colombini.
Per gli Aleotti è la fine di un incubo. Lucia nel settembre 2016, subito dopo la sentenza di condanna di primo grado, si era dimessa dalla vicepresidenza di Farmindustria e, nel marzo scorso, aveva lasciato la presidenza dell'azienda da 3,6 miliardi di fatturato 2017 a Eric Cornut, manager svizzero ex Novartis.

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