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Paghiamo già da 20 anni l’ecotassa sulle emissioni di CO2

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Paghiamo già da 20 anni l’ecotassa sulle emissioni di CO2

Ansa
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Sapevatelo. Nel prezzo della benzina e del gasolio paghiamo già (e dal 1° gennaio ’99, cioè da 20 anni) l’ecotassa contro le emissioni di anidride carbonica. Non basta. Se si tolgono le accise e l’Iva, il gasolio italiano costa già molto meno di quello europeo ed è il fisco — solamente il fisco — a renderlo tra i più salati d’Europa e quindi del mondo. Alla rilevazione del 15 ottobre, l’ultima disponibile del ministero dello Sviluppo economico, il costo medio europeo del gasolio è pari a 67,6 centesimi al litro, il prezzo medio italiano (escluso il fisco) è più ancora basso, 66,6 centesimi al litro. Alla rilevazione attuale il gasolio italiano costa (tasse escluse) 1,5 centesimi in meno al litro e invece, tasse comprese, balza a 13,6 centesimi in più rispetto all’Europa. Chi asserisce che in Italia i carburanti sono sussidiati ha un’idea stravagante dei sussidi. Ma ecco i fatti.

La carbon tax
Oltre alla Guerra d’Abissinia degli anni ’30, ai fondi per la ricostruzione dopo la tragedia del Vaiont (1963) e del terromoto dell’Irpinia (1980) e tutte le altre accise di cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini pochi mesi fa promise l’abolizione istantanea, dal ’99 su benzina e gasolio paghiamo la carbon tax.

La paghiamo ma ovviamente, come tutte le altre tasse introdotte e mai tolte, l’ecotassa è stata destinata a mille altri obiettivi tranne che all’ambiente.

Nell’autunno del 1998 — era il Governo Prodi — il ministro verde dell’Ambiente Edo Ronchi propose la tassa contro le emissioni di anidride carbonica, che fu introdotta nella Finanziaria (articolo 8, comma 10, lettera f, della legge 448/98).

La prima a essere tassata fu la benzina verde, 19 lire di accisa in più al litro che con l’Iva diventavano circa 20 lire al litro di rincaro medio (il 1° gennaio 1999 l’accisa passò da 1.003 a 1.022 lire al litro).

Un anno dopo, nel novembre ’99, si decise come destinare quei soldi razzolati dai serbatoi delle automobili italiane.

Su proposta dei ministri dell’Ambiente e dell’Industria, il Consiglio dei ministri approvò il testo di un Dpr (decreto del presidente della repubblica) che indicò la destinazione di una parte (300 miliardi di lire) della carbon tax.

Una parte ( 155 miliardi) sono stati destinati alle Regioni, 85 al ministero dell’Ambiente, 50 miliardi a un fondo di garanzia e altri 10 a un incentivo per il teleriscaldamento che utilizza biomasse e rifiuti, pari a uno sconto di 20 lire al chilowattora sotto forma di credito d’imposta per ridurre la bolletta del calore fornito dal teleriscaldamento.

Qualche considerazione e qualche numero
Ovviamente, oggi tutto ciò è stato inglobato nella fiscalità generale; la tassazione complessiva che in Italia disincentiva l’uso di carburanti fossili supera di oltre una decina di volte il costo “esterno” (la cosiddetta “esternalità”) stimato dall’Epa statunitense per l’anidride carbonica.

L’ipotetica ecotassa aggiuntiva di 500 euro sull’acquisto di un’auto equivale a un’accisa aggiuntiva di circa 11 centesimi per litro di carburante, ma a differenza dalla carbon tax — il cui peso dipende dai consumi e dall’uso — l’ecotassa sul veicolo peserebbe sulla sola proprietà del bene, indipendentemente dal suo uso.

La beffa dei costi europei
I consumatori italiani pagano i carburanti più disincentivati d’Europa. Ma tolta la componente fiscale, i carburanti italiani non sono i più cari. Al contrario. La benzina si colloca sulla media europea, in Italia il gasolio addirittura costa meno della media europea; poi è il Fisco a creare la differenza.

Ecco i numeri secondo la rilevazione al 3 dicembre
In Italia la benzina costa in media 1,56 euro al litro, cioè 11 centesimi in più rispetto alla media europea, ma tolto il fisco la benzina italiana costa appena 55 centesimi al litro, cioè solo 0,1 centesimo (un millesimo di euro) in più al litro rispetto alla media europea.

Sul gasolio è addirittura una beffa. Il 3 dicembre il prezzo medio italiano del diesel è 1,50 euro al litro, cioè ben 13,6 centesimi in più della media europea. Togliamo accise e Iva: di prezzo industriale, le compagnie petrolifere fanno pagare il gasolio italiano appena 61,3 centesimi al litro rispetto a una media europea di 62,8 centesimi. In altre parole, in Italia il prezzo petrolifero del gasolio è di 1,5 centesimi più basso della media europea.

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