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Sfera Ebbasta, Irama e Pausini al top: la rivincita della musica…

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Servizio |la classifica 2018

Sfera Ebbasta, Irama e Pausini al top: la rivincita della musica italiana

A leggere i dati della classifica Gfk-Fimi sul 2018 musicale degli italiani un po’ si rimane sorpresi. Spesso ci si trova a fare i conti con prodotti culturali italiani che non reggono la sfida con gli arrivi da oltreconfine (soprattutto da Oltreoceano). Dal cinema (i cui incassi per i film italiani nel 2017 sono stati il 18% del totale) alle serie Tv non c’è partita (anche se al box office le produzioni nazionali sul cinema sono salite del 23% lo scorso anno e non mancano serie italiane tv di successo). Però il risultato ha del sorprendente: considerando fisico, digitale e “streaming premium” ben 9 delle prime 10 posizioni fra gli album italiani appartengono ad artisti nazionali.

È dunque “Rockstar” del trapper lombardo Sfera Ebbasta l’album più venduto in Italia nel corso del 2018. In seconda posizione si attesta “Plume” di Irama, mentre sul terzo gradino del podio si attesta “Fatti sentire” di Laura Pausini. Nei singoli (digitale e streaming premium) domina la hit estiva “Amore e capoeira” di Takagi & Ketra feat. Giusy Ferreri & Sean Kingston, seguita da “Perfect” di Ed Sheeran e “Cupido” di Sfera Ebbasta feat. Quavo. Anche in questa classifica gli italiani sono 7 su 10.

Sono dati importanti visto che la classifica Top Of The Music Fimi/GfK è l’unica a fornire un risultato completo dell’intero anno nei canali fisico, download e streaming. Include, pertanto, il computo derivato dalle vendite natalizie che da solo rappresenta circa il 25% del totale. I dati relativi al consumo di musica in streaming sono inclusi per tutte le 52 settimane.

Un 2018 «sovranista» verrebbe quindi da dire visto che nella classifica degli album più venduti ben 9 delle prime 10 posizioni appartengono ad artisti nazionali. Di più: come spiega lo stesso comunicato della Fimi, «nelle prime 30 posizioni in classifica si registra un solo artista internazionale: si tratta del decimo posto di ÷ (Divide) di Ed Sheeran, un artista di grande successo in Italia che ha raggiunto la vetta della chart annuale Fimi/GfK nel 2017».

LA RIVINCITA DELLA MUSICA ITALIANA
FONTE: FIMI-GFK

Ma davvero i giovani, proprio loro, iniziano a chiudersi così a riccio in quelle scelte musicali che esprimono eminentemente le scelte e le tendenze culturali? Voglia di barriere e non più di apertura? Una precisazione, però, a questo punto va fatta. A prevalere nei gusti è il “trap”, fenomeno musicale importato dagli Usa. Insomma, non ritorno della canzone italiana, ci mancherebbe. Ma di certo c’è tutta una schiera di artisti italiani che sembrano aver capito come trarre il meglio da un filone aureo legato anche, evidentemente, all’abbassamento dell’età media del consumatore: il bisogno di raccontarsi dei giovani italiani che magari riescono a immedesimarsi più facilmente nelle storie dei nostri “trapper” che nei testi del pop inglese.

«La clamorosa affermazione della musica italiana nell'era dello streaming, con una percentuale così elevata anche tra i singoli, conferma una rivoluzione generazionale importante nel nostro Paese» ha commentato il ceo di Fimi, Enzo Mazza. «Otto su dieci degli artisti in top ten album hanno meno di trent’anni: è il risultato degli investimenti che le case discografiche hanno effettuato negli anni della crisi del settore. Si tratta di investimenti che hanno prodotto un cambiamento epocale nella musica italiana insieme con le giovanissime generazioni di fan legate alle nuove tecnologie come streaming, smartphone e social media», ha concluso Mazza.

Indicazioni da non trascurare proprio ora che i dati del consumo musicale in Italia volgono al bello. Nei primi nove mesi dell'anno – preludio di un consuntivo del 2018 che sarà in scia – c'è la cartina di tornasole di un mercato che, dopo uno stop tecnico nel 2017, ha ripreso a crescere. E si tratta della quarta volta in 5 anni. Il totale mercato “sell in” – le vendite delle imprese agli intermediari commerciali – è salito del 6% a oltre 92,3 milioni di euro. Di questo, il 56% è afferibile ai servizi streaming, da Spotify a Deezer, ad Apple Music. E la crescita della musica “liquida” è fin troppo evidente: 39 milioni di euro di vendite contro i 37 del fisico un anno fa; ora sono 51,5 milioni per lo streaming contro i 32,7 milioni di cd e altri supporti fisici.

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