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Ecco i vini italiani «low cost» al top della classifica Wine Spectator

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rapporto qualità-prezzo

Ecco i vini italiani «low cost» al top della classifica Wine Spectator

L’Italia del vino continua a monopolizzare le graduatorie della bibbia enoica, ovvero quelle redatte dalla rivista americana Wine Spectator. Dopo la classifica principale, quella dei Top Wines che ha visto qualche settimana fa, lo scorso 16 novembre, la grande affermazione del Sassicaia 2015 nominato miglior vino del mondo molte sono le presenze italiane anche nelle graduatorie dei vini col miglior rapporto qualità prezzo.

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Infatti a differenza della graduatoria Top, che non ha limitazioni di quotazione (per restare agli italiani Top 10 si va dagli oltre 300 euro del Sassicaia 2015 al primo posto ai 39 circa del Chianti Classico Castello di Volpaia 2015 giunto in terza posizione ai 49 dell’Etna Rosso San Lorenzo 2016 che si è classificato all’ottavo posto) di grande rilievo è anche la classifica dei Top Values.

Una graduatoria suddivisa in 6 diversi segmenti (bianchi leggeri, bianchi corposi, rossi eleganti, rossi corposi, rosé e spumanti) con la quale vengono presi in considerazione i vini che vantano il miglior rapporto tra valutazione qualitativa (con un punteggio superiore agli 88 centesimi) e prezzo: devono infatti essere sul mercato a un prezzo inferiore ai 20 dollari.

Vini meno di nicchia rispetto ai Top wines, prodotti spesso in quantità più significative e che per questo, anche grazie a prezzi più abbordabili, sono spesso molto popolari.

Le etichette made in Italy tra i bianchi leggeri
Passando in rassegna quindi le graduatorie dei diversi segmenti (con circa una ventina di vini per categoria, anche se gli spumanti sono solo dieci) tra i Light Whites troviamo al decimo posto il campano Falanghina Sannio 2016 dei Feudi di San Gregorio con una valutazione di 89 centesimi e un prezzo di 19 dollari. A seguire il veneto Soave 2017 La Cappucina (89 punti e 15 dollari) e poi il sardo Vermentino di Sardegna Aragosta 2017 della Cantina di Santa Maria La Palma (88 punti e 15 dollari).

La classifica dei bianchi corposi
La graduatoria che vede una minore presenza di etichette made in Italy è quella dei bianchi corposi che infatti ne conta solo due. In seconda posizione si è piazzato il toscano Vermentino Colli di Luni Terenzuola (91 punti e 17 dollari di prezzo medio) seguito subito dopo dal friulano Pinot Grigio Attems 2017 (90 punti e 20 dollari). Uniche presenze italiane in una categoria dominata dai produttori del Nuovo mondo (Usa, Argentina, Australia e Sudafrica).

I migliori rossi eleganti
Molto più congeniale allo stile italiano la graduatoria degli “Elegant Reds” con una significativa pattuglia di vini tricolore. Al primo posto si colloca Castello di Monsanto Toscana Monrosso 2016 (92 punti e 15 dollari), seguito a due lunghezze dal Barbera d’Asti Battaglione 2015 di Renato Ratti (91 punti e 20 dollari) e dal Chianti Classico Rocca delle Macìe 2016 Famiglia Zingarelli (91 punti e 16 dollari). Poche posizioni più sotto si trova anche un vino del Mezzogiorno: l’Aglianico del Vulture 2015 di D’Angelo (90 punti e 20 dollari). La classifica per quanto riguarda gli italiani viene poi chiusa dal Valpolicella Allegrini 2017 (89 punti e 17 dollari) e infine dal Sangiovese Toscana, il Bastardo di Renzo Masi (88 punti, 10 dollari).

Quali sono i grandi rossi
La presenza italiana torna invece meno marcata nel segmento successivo quello dei “Big Reds”, ovvero dei rossi corposi nella quale l’unico italiano è però il vino che collocato in prima posizione: Argentiera, Bolgheri, Poggio ai Ginepri 2015 (93 punti e 20 euro).

La classifica dei rosè
Un’unica presenza italiana anche nella categoria dei Rosè ed è quella del Rosato Salento 2017 Calafuria della pugliese Tormaresca che fa capo al gruppo Antinori (89 punti e 15 dollari).

Un tris di spumanti italiani
Infine per quanto riguarda la categoria degli spumanti sono tre le etichette italiane (su sole 10 selezionate). Al primo posto ancora un italiano che per la verità potrebbe essere considerato da altre guide come un rosé. Si tratta infatti del Lambrusco Emilia della Lini Oreste e Figli che ha totalizzato 89 punti e un prezzo di circa 18 dollari. In quarta posizione il Moscato d’Asti Nivole 2017 di Michele Chiarlo (88 punti e 18 dollari) seguito al quinto da un altro italiano: Lo Colture Brut Valdobbiadene Prosecco (88 punti e 20 dollari di prezzo).

Complessivamente la pattuglia dei vini made in Italy si aggiudica il primo posto in tre categorie su sei (Elegant Reds, Big Reds e Sparkling, ovvero spumanti). Non male come risultato, soprattutto se si considera che segue il primato più importante: quello del Sassicaia 2015 eletto da Wine Spectator il miglior vino al mondo del 2018.

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