Economia

Innse cilindri in cerca di nuovi compratori

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SIDERURGIA

Innse cilindri in cerca di nuovi compratori

Rientreranno dalla cassa straordinaria lunedì prossimo; per i lavoratori della Innse cilindri si tratta però di una ripresa, dopo la lunga fermata natalizia, ancora gravata dai dubbi sul futuro. La storica realtà bresciana specializzata nella produzione di cilindri per laminatoi, oggi in amministrazione straordinaria, attende le prossime settimane per capire se l’eventuale pubblicazione di un nuovo bando di vendita da parte della procedura commissariale porterà nuove manifestazioni di interesse.

Nei giorni scorsi, all’apertura delle buste, i commissari - sono Enrico Laghi, Corrado Carrubba ed Enrico Gnudi, gli stessi che hanno curato la cessione Ilva, da cui l’asset Innse cilindri è stato stralciato per seguire un percorso separato - hanno incassato solo un’offerta definitiva per rilevare l’azienda, nonostante le numerose manifestazioni di interesse raccolte. La proposta (fonti non ufficiali indicano nella bergamasca Gf Elti srl l’unica società a formalizzare un’offerta definitiva) è stata giudicata non soddisfacente non solo dal punto di vista dell’offerta economica, ma anche sul piano occupazionale. «Lo giudichiamo un segnale preoccupante - spiega Francesco Bertoli, segretario della Fiom bresciana -: l’organico a oggi è già ridotto all’osso. È impensabile potere tornare a produrre con meno addetti rispetto a quelli attuali».

Il sindacato è preoccupato dal rischio che l’impianto possa imboccare direzioni che non permettano il rilancio delle potenzialità produzione del sito. Resta inoltre da chiarire, in questa ottica, quale sarà il futuro di una Innse sganciata da quella che è stata fino a oggi il committente principale, vale a dire l’Ilva. «Non sappiamo al momento che tipo di relazioni commerciali saranno strutturate con la nuova proprietà rappresentata da ArcelorMittal Italia - prosegue Bertoli -. I rapporti sono stati mantenuti. Ma abbiamo una visione di sviluppo per questo impianto, che ha sempre servito buona parte dell’industria italiana. Già solo se venissero riconfermate le sole forniture di Ilva precedenti alla crisi - conclude il leader della Fiom - servirebbe comunque una maggiore forza lavoro».

A oggi lavorano in azienda circa 105 dipendenti, un terzo in meno rispetto a dieci anni fa. La capacità produttiva, a regime, era di oltre 20mila tonnellate annue. Al momento si sta lavorando a una commessa di circa 4mila tonnellate, l’ultimo ordine di Ilva, che risale alla scorsa estate, ma che era stato bloccato nelle concitate fasi che hanno preceduto il definitivo passaggio dalla procedura commissariale alla nuova proprietà.

ArcelorMittal al momento non sembra interessata a rilevare Innse cilindri: era tra i soggetti che avevano avanzato una manifestazione di interesse, ma poi ha preferito non formalizzare alcuna offerta. La due diligence era stata inoltre condotta anche da Eusider (soggetto che negli ultimi anni ha approcciato diversi dossier e si è reso protagonista di alcune acquisizioni, come quella dell’ex Forsider, di Comal Ferlatta e di Luigi Gerri), dal fondo statunitense Park corporation, dalle Fonderie Mora (gruppo Camozzi) e come detto, da Gf Elti.

La procedura dovrebbe procedere alla pubblicazione di un nuovo tentativo di vendita nelle prossime settimane, presumibilmente ribassando la base d’asta. Difficile prevedere se il nuovo bando potrà intercettare interessi diversi rispetto a quelli già manifestati in questa prima fase. Un’offerta potrebbe arrivare da chi ha già condotto la due diligence. Gli ostacoli, sembra di capire, non sono strettamente legati al prezzo. Oltre all’iniziativa di Gf Elti, fonti industriali bresciane segnalano che l’interesse delle Fonderie Mora per il dossier è immutato: il gruppo Camozzi possiede la Innse Berardi, azienda contigua a Innse cilindri (le due sedi distano pochi metri l’una dall’altra), dove si producono i torni per la lavorazione dei cilindri, e questo permetterebbe un’integrazione delle lavorazioni meccaniche ad alto contenuto di valore aggiunto. L’approccio di Camozzi al dossier Innse è però sfumato nell’estate scorsa a causa, si dice, a causa di incomprensioni nella richiesta di garanzie su alcune condizioni di contesto, legate ai temi ambientali e al marchio. Appare sensato, sul piano industriale, anche l’approccio del fondo Usa. Ora che la procedura commissariale ha risolto la vicenda Ilva, c’è la possibilità di discutere in maniera più approfondita le migliori condizioni per condurre in porto anche la cessione di Inse cilindri.

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