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manifestazione degli abitanti esclusi

Genova, crollo Ponte Morandi: la protesta dei “gilet arancioni” senza indennizzo

Abitano nelle aree limitrofe a quella, denominata zona rossa, su cui insistono i due tronconi del viadotto Morandi, crollato il 14 agosto scorso. E poiché vivono nella zona arancione hanno indossato gilet di quel colore per inscenare, oggi, la manifestazione che li ha portati a palazzo Tursi, per parlare col sindaco di Genova e commissario straordinario per la ricostruzione, Marco, Bucci, poi a palazzo Doria Spinola, a colloquio con il prefetto Fiamma Spena e infine in Regione, per incontrare il governatore Giovanni Toti.

Al centro della protesta le richieste di indennizzo di queste persone che, pur subendo i disagi di vivere accanto alle zone di demolizione e ricostruzione del ponte, non hanno goduto degli indennizzi riservati a coloro che hanno perso casa e azienda.

GUARDA IL VIDEO: Crollo ponte Morandi: i gilet arancioni di Genova protestano contro l'esclusione dall'indennizzo

A spiegare la questione è Fabrizio Belotti, presidente del Comitato abitanti ai confini della zona rossa. «Chiediamo – dice - un indennizzo tra 23mila e 25mila euro l’anno per nucleo familiare, perché abitiamo a 10 metri dalla zona rossa e vogliamo poter scegliere, durante le opere di demolizione e ricostruzione, di andare momentaneamente, altrove senza lucrare ma neppure tirando fuori soldi. Di questo abbiamo parlato col prefetto».

Col commissario, invece, prosegue Belotti «abbiamo parlato di salute e ambiente e abbiamo deciso di creare due osservatori, uno sulla demolizione e uno sulla ricostruzione e riqualificazione. Abbiamo ottenuto anche centraline per il controllo dell’aria e strumentazione per valutare l’impatto acustico dei lavori. Inoltre faremo incontri periodici col commissario: il primo dovrebbe essere il 22 gennaio».

Il tema, infine, del meeting in Regione è stato il Pris (Piano regionale di intervento strategico). «Abbiamo già ottenuto – afferma Belotti - l’estensione del Pris a chi subisce disagi dai cantieri del Morandi e ora bisogna mettere a punto l’indennizzo».

«I bambini - dice Giorgio Sacchi, membro del comitato - sono la nostra priorità. Siamo preoccupati per la presenza di amianto che sicuramente si trova nei palazzi che verranno abbattuti e secondo alcuni anche nei monconi del ponte».

In realtà l’Arpal (Agenzia regionale per l’ambiente della Liguria), spiegano fonti della struttura commissariale, ha escluso la presenza di amianto nelle macerie del ponte e sta comunque procedendo anche a nuove verifiche sui due tronconi ancora in piedi. È nota, invece, una presenza di amianto negli edifici evacuati e da abbattere. Si tratta, di tubi, comignoli e vasche per l’acqua «che – spiegano i tecnici - saranno incapsulate e rimosse, seguendo scrupolosamente le regole in vigore per la bonifica dell’amianto».

Sul fronte indennizzi, se quelli per gli abitanti della zona arancione non sono stati definiti né previsti nei decreti commissariali, diversa è la situazione per la zona rossa. Per i 265 proprietari di abitazioni evacuati sono stati stanziati 125 milioni (le case sono state acquistate a 2.025 euro a metro quadrato, ai quali si aggiungono 81mila euro a testa per riallocazione e disagi dovuti all’allontanamento). Mentre per le aziende sfollate sono stati impegnati complessivamente circa 30 milioni (considerando un valore di 1.300 euro a metro quadrato per gli spazi coperti e 350 euro al metro quadrato per quelli scoperti).

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