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D-Orbit, crescono ricavi e addetti con i passaggi in prima per lo…

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Nuovo ordine Esa

D-Orbit, crescono ricavi e addetti con i passaggi in prima per lo Spazio

Preferite standard, business oppure first class ? E quanti chili volete caricare? La partenza a fine 2019 può andare?

Pochi click sul sito e la prenotazione è fatta, anche se la semplicità della procedura non rende meno salato il conto, che può arrivare a diverse centinaia di migliaia di euro. Non una follia, comunque. Perché la data di partenza non è legata ad un viaggio esotico ma al decollo di un razzo, i chili di carico rappresentano il peso di un satellite, il livello di comfort selezionato è legato alle priorità nella messa in orbita: se vuoi essere “piazzato” nel primo giorno di viaggio allora paghi di più.

È il cuore del business di D-Orbit, azienda comasca nata nel 2011 ma già in grado di catturare commesse dai big dell’aerospazio mondiale grazie alle proprie tecnologie innovative per il posizionamento e il decommissioning dei satelliti.

L’ultima conferma arriva da Esa, l’agenzia spaziale europea, che ha affidato a D-Orbit un progetto da 2,6 milioni di euro per sviluppare un nuovo sistema di rilascio e posizionamento in orbita, upgrade rispetto al modello attuale già sul mercato.

L’idea è quella di dotare il contenitore di rilascio di una sensoristica aggiuntiva e soprattutto di una propulsione autonoma evoluta, in grado da un lato di accelerare la messa in opera dei satelliti, dall’altro di gestire con un unico lancio piani orbitali, inclinazioni e quote diverse.

«Già con il modello esistente - spiega il cofondatore e direttore commerciale Renato Panesi - riusciamo a più che dimezzare a tre mesi il tempo necessario per il corretto posizionamento di un oggetto in orbita ma con l’upgrade che stiamo sviluppando scenderemo a 28 giorni. In questo modo il satellite del cliente inizia a produrre ricavi in anticipo e la sua vita utile si prolunga in modo sensibile».

Il gradimento del mercato per la tecnologia InOrbitNow è visibile nelle richieste per il lancio previsto in estate con il lanciatore Vega di Avio, 16 spazi per nanosatelliti che ormai sono già stati quasi interamente prenotati da clienti privati paganti.

Come risultato, anche grazie a questo accordo con ArianeSpace, lo scorso anno la Pmi comasca ha superato i quattro milioni di ricavi, più del doppio rispetto a quanto realizzato l’anno precedente, con un backlog di ordini che offre buone garanzie anche per l’anno in corso.

«Il che pone ora il tema della crescita strutturale - aggiunge Panesi - con nuovi ingressi di ingegneri e tecnici già previsti per i prossimi mesi. Servono esperti di aerospazio ma anche di elettronica e informatica, così come ingegneri di produzione e personale da destinare alla sola ricerca. Stiamo continuando a fare colloqui ed entro fine anno penso che i nuovi ingressi saranno 25, per arrivare complessivamente a quota 75 unità».

L’upgrade previsto con la commessa Esa, realizzata con il supporto dell’Agenzia Spaziale italiana, consentirà di gestire il “veicolo” in modo flessibile, permettendo anche a clienti che non intendono costruire specifici satelliti di testare comunque in orbita le proprie tecnologie, come telecamere, pannelli solari o ancora esperimenti universitari.

«Possiamo ospitare carichi paganti di tipo diverso - aggiunge - e questo è anche un modo per allargare il mercato raggiungibile». Che in prospettiva si arricchirà anche grazie all’altro prodotto dell’azienda, il sistema di decommissioning che affronta il problema dei detriti spaziali, prevedendo in modo certo e definito tempi e modi della rimozione dall’orbita di un satellite arrivato a fine vita.

«Per questo mercato ci rivolgiamo a satelliti di maggiori dimensioni con tempi progettuali decisamente più lunghi. Ma credo che in pochi anni raccoglieremo i frutti di quanto seminato, arrivando a sviluppare con questo prodotto il 50% del nostro giro d’affari».

In parallelo procede lo sviluppo del nuovo sistema InOrbitNow, il cui lancio è previsto per la seconda metà del 2020. Da lì in avanti basterà andare sul sito e con pochi click prenotare il proprio passaggio nello spazio.

«E in futuro - aggiunge Panesi - visto che lavoriamo anche con clienti che lanciano costellazioni di satelliti pianificando lanci ricorrenti, non mi dispiacerebbe provare a creare un meccanismo di fidelizzazione simile alle mille miglia: chi vola con noi accumula punti che in prospettiva può utilizzare per nuove missioni».

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