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Sorbillo: «Hanno colpito me per dare un segnale a tutto il comparto delle pizzerie»

Gino Sorbillo
Gino Sorbillo

«Un evento del tutto imprevisto e inaspettato», Gino Sorbillo, il giovane titolare delle omonime pizzerie commenta ancora sconvolto e sorpreso l’attentato alla sua pizzeria storica, quella di Napoli in via dei Tribunali, 32. L’altra notte una bomba carta è esplosa danneggiando saracinesca e tenda esterna al locale, oltre ai negozi vicini. «Come l’incendio di cinque anni fa è stato un atto inaspettato. Così ora e per giunta con una bomba».

Sorbillo, aveva subito estorsioni, o altre pressioni da parte della malavita?

No, non mi aspettavo questo. È stato un atto di grande violenza. Mi sento come colpito alle spalle, senza sapere da chi e perchè. Del resto mi conoscono tutti . Sono stato nelle forze dell’ordine, sono un presidio di legalità sul territorio. Sono io che spesso incoraggio altri colleghi poichè credo che facendo rete, e comunicando con trasparenza possiamo vincere.

Ma vincere cosa o chi? Quindi c’è un nemico da combattere?

Certamente, il pericolo dell’aggressione della malavita è reale e dietro l’angolo. Questo nuovo atto, così vile, penso che sia stato diretto a me come simbolo di un settore, di un mondo, quello delle pizzerie e della ristorazione. Come per dire a chi lavora in questo comparto che vive una fase positiva che potrebbe essere colpito allo stesso modo.

Una pizzeria tradizionale napoletana che diventa simbolo di innovazione e successo

È così, la mia famiglia lavora da tre generazioni in questo campo. Io ho cominciato nel ’95, anche se i miei avrebbero preferito che io facessi un altro lavoro. Ho voluto che la pizzeria diventasse un luogo aperto al quartiere, sempre in contatto con i cittadini, i giovani universitari che passano, con i turisti. Poi ho puntato in alto e sono riuscito a lavorare con chef stellati come Carlo Cracco, Rosanna Marziale e altri. Ho fatto sì che la pizza arrivasse all’alta ristorazione . Poi ci sono state le trasmissioni televisive: con Antonella Clerici, Benedetta Parodi. E infine, sulla rete: oggi ho 500mila follower. Insomma, sono un esempio. Perciò vengo attaccato.

Che immagini ha di questa notte?
Quando sono arrivato in via dei Tribunali, erano già sul posto polizia e carabinieri. Il boato è stato forte, lo hanno sentito tutti. Ho visto il guardiano che resta tutta la notte in pizzeria: fortunatamente non gli era successo niente di grave.

Lei ha dichiarato che ama la sua città, ma è una città insicura, nelle mani della malavita. Qual è il clima che si respira nel centro storico?
Inutile negarlo, Napoli resta una città difficile. Ci vorrebbe un’ opera di radicale bonifica nei vicoletti, oltre a una presenza maggiore di forze dell’ordine. Nei vicoletti più telecamere, più illuminazione. Eppure siamo a pochi passi da una caserma dei carabinieri e dalla questura. Siamo nella zona universitaria, dove ci sono chiese, musei, monumenti. Qui a due passi c’è la Cappella di Sansevero con il “Cristo velato”. Voglio dire quest’area dovrebbe essere custodita e sorvegliata come una banca: è possibile che qui arrivi un uomo in piena notte, inneschi una bomba e scappi via incontrastato?

Come ragire?
La mia battaglia contro il malaffare è fatta con un impegno costante nel sociale: con l’attenzione massima e l’aiuto ai giovani che hanno bisogno. Ho inaugurato la pizzeria della legalità a Casal di Principe in una villa confiscata alla camorra. Continuerò. Si continuerò.

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