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Trivelle, in campo il popolo dei caschi gialli. Ancora scontro nella…

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Trivelle, in campo il popolo dei caschi gialli. Ancora scontro nella maggioranza

Il popolo dei caschi gialli si mette in movimento. I lavoratori del settore energia e dell’indotto sono inferociti contro l’ipotesi sempre più credibile di una fermata dei giacimenti nazionali di metano e di petrolio voluta dal Movimento Cinque Stelle e si stanno organizzando insieme con i sindacati per ritrovarsi il 9 febbraio a Roma, elmetto d’ordinanza ben calcato sulla testa. Nel frattempo c’è grande incertezza politica sulla misura cosiddetta “no-triv” contro l’uso delle risorse nazionali e a vantaggio delle importazioni di gas e petrolio: la Lega sembrava contraria alla proposta stoppa-trivelle dei Cinque Stelle, i quali vogliono bloccare la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti italiani in modo da allontanarne la provenienza.

Oltre 470 milioni è la stima di quanto potrebbe costare allo Stato la norma “blocca trivelle” in termini di indennizzi da riconoscere agli operatori privati. Lo riporta il Sole24Ore in un articolo di Carmine Fotina e Marco Mobili sulla base della relazione tecnica dell’ultima versione dell’emendamento depositato dai Cinque Stelle nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato dove in queste ore si sta approvando il decreto Semplificazioni.

Fermo il dibattito parlamentare
Ancora uno stop oggi dell’esame degli emendamenti al Dl Semplificazioni nelle commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato. La richiesta, a quanto si apprende, è arrivata dalla Lega che non vuole accogliere le proposte «stoppa-trivelle». Anche la commissione Bilancio è in stand-by sui pareri. «Chiederemo di passare a domani», avverte il presidente della commissione Lavori pubblici del Senato e relatore al dl Semplificazioni, Mauro Coltorti (Cinque Stelle). «La nostra proposta — ha aggiunto il presidente della commissione Affari costituzionali Stefano Borghesi (Lega) — sarà andare a domani mattina. Difficile immaginare che si possa iniziare in modo dignitoso l'esame oggi in Aula».

I calcoli del ministero Economia e finanza
I costi sarebbero in parte compensati, nelle intenzioni del governo, da un maxiaumento dei canoni di concessione di circa 35 volte rispetto ai livelli attuali, con un incasso in dieci anni di poco inferiore a 400 milioni. Si perderebbero però le royalty sul metano non estratto e sulle tasse che se ne otterrebbero.
La norma, che prevede una moratoria delle autorizzazioni e dei permessi per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio fino a un massimo di 2 anni (e non più 3 come nella prima versione), potrebbe avere il disco verde se si troverà l’accordo con la Lega, che in “cambio” potrebbe avere il via libera alla regionalizzazione delle concessione per l’energia idroelettrica.

L’obiettivo è sfruttare i giacimenti dei Paesi lontani
Entrambe le parti accusano l’altra di voler riportare l’Italia al medioevo, inteso come passatismo del petrolio per i Cinque Stelle come il presidente della Camera Roberto Fico e per il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, inteso come medioevo oscurato dalle candele per Matteo Salvini e per la sottosegretaria all’Ambiente Vannia Gava.
La motivazione del no in apparenza è ambientale: spostare altrove, lontano, le attività di ricerca e di estrazione del gas e del petrolio in modo da non avere conseguenze a casa nostra. Le emissioni aumenterebbero, serviranno nuovi gasdotti come il Tap in costruzione in Puglia, il rischio di naufragi di petroliere crescerebbe e l’inquinamento non scenderebbe, ma per fortuna accadrebbe più lontano: e tutto ciò mentre gli italiani, ecologisti con le trivelle degli altri, bruciano sempre più forsennatamente il petrolio: secondo i nuovi dati, nel mese di dicembre gli italiani hanno aumentato del +6,1% i consumi di gasolio e del +3,2% quelli di benzina, mentre nell’intero 2018 abbiamo usato 60,8 milioni di tonnellate di petrolio (+3,7%).

Il ministro no-triv
«Sono per il no alle trivelle, le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale, e io non le firmo. Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei carabinieri, lo dico con franchezza», ha commentato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, durante un evento della campagna elettorale dei Cinque Stelle.

«Vanno sospese le ricerche di nuovi giacimenti di idrocarburi, a partire dalle trivellazioni in Italia. Dobbiamo investire nelle rinnovabili, nel futuro. Il passato e le tecnologie obsolete, lasciamoceli alle spalle», ha scritto il presidente della Camera Roberto Fico sul suo profilo Facebook.

I caschi gialli/1 - L’«emendamento Maduro»
Tra le forme in cui si sta aggregando il popolo dei caschi gialli c’è Facebook, come la pagina dei lavoratori invisibili, come amano definirsi, oppure la pagina facebook Per l’Energia Italiana.
Il gruppo Per l’Energia Italiana stamattina ha diramato un comunicato indignatissimo: «La nuova versione della proposta di blocco del settore Oil & Gas è una riproposizione in Italia della linea del presidente venezuelano Maduro. Infatti la proposta dispone ben tre strumenti di esproprio da parte dello Stato ai danni delle compagnie impegnate nella ricerca di idrocarburi. Nell’emendamento, che possiamo ribattezzare “emendamento Maduro”, infatti, si dispone un blocco indiscriminato di tutte le procedure amministrative, anche di quelle regionali, in barba al titolo V della Costituzione. A valle di questo blocco, lo Stato dovrà approvare una specie di “piano regolatore” degli idrocarburi sulla base di criteri vaghi tra i quali non figurano né criteri di natura scientifica, né criteri legati al fabbisogno di Energia Nazionale, né di tipo industriale legati agli investimenti e alle relative ricadute occupazionali. Dopo questo atto lo Stato potrà riprendersi le concessioni e i permessi già rilasciati, anche se le aziende hanno già iniziato a lavorare».

I caschi gialli/2 - Il sindaco di Ravenna
«A nome di tutto il comparto economico dell’offshore, lavoratori e imprese che insieme a me hanno sottoscritto un appello pubblico, chiedo al vicepremier Matteo Salvini, anche in qualità di segretario della Lega, di fermare l'approvazione di un provvedimento demagogico che metterà in crisi uno dei settori economici più importanti del nostro Paese», dice il sindaco e presidente della provincia di Ravenna, Michele De Pascale, Pd. «Il gas naturale è la fonte fossile meno inquinante e propro per questo è essenziale per accompagnarci

nell’urgente transizione verso le energie rinnovabili. L’emendamento proposto non va in questa direzione ma comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro aumenterà i costi dell’energia e costringerà l’Italia a dipendere esclusivamente da fonti importate per l’approvvigionamento di energia».

I no-triv contro la norma stoppa trivelle: non basta
Per i movimenti no-triv è intervenuto il coordinatore Enzo Di Salvatore, secondo il quale la norma stoppa-trivelle non basta ed è un “regalo” all’Eni: «Sapete qual è il contenuto del compromesso? Che si sospenderanno i procedimenti attualmente in corso per il rilascio dei permessi e delle concessioni, ma che questa sospensione non riguarderà le istanze di proroga di vigenza delle concessioni di coltivazione di idrocarburi in essere».

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