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Export: Turchia e Cina affondano il made in Italy. Magro il bilancio…

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ISTAT

Export: Turchia e Cina affondano il made in Italy. Magro il bilancio 2018 Extra-Ue

Svizzera, Africa Settentrionale, India. L’elenco delle aree in crescita si ferma qui e spiega a colpo d’occhio il pessimo risultato dell’export Extra-Ue di dicembre registrato dall’Istat, un calo del 5% che approfondisce il trend di indebolimento avviato da qualche mese.

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Una riduzione delle vendite corale e che vede tuttavia un paio di punti critici. Anzitutto la Turchia, che con il 2,3% di quota rappresenta per l’Italia un mercato ormai non più secondario. Gli acquisti di Ankara cedono nel mese quasi il 33%, un terzo del mercato rispetto a quanto fatto l’anno precedente. Il già negativo bilancio dei primi 11 mesi si appesantisce ulteriormente, portando il calo generato dal crollo della lira e dalla perdita di potere d’acquisto al 13,1%, il peggior risultato annuo tra le aree extra-Ue.

Frenata assorbibile, se si trattasse di un caso isolato, cosa che invece non è.

Il rallentamento dell’economia cinese è ad esempio ben visibile nel -15,2% degli acquisti di Pechino, molto probabilmente (come accaduto per l’intero 2018), legato in buona parte alle minori vendite di nostre auto.

Inverte la rotta anche Washington, giù del 5%, riducendo così ad un guadagno di cinque punti il progresso del 2018.

In rosso resta ancora una volta la Russia, così come l’intero Medio Oriente, che nel 2018 cede quasi il 10%.

Con il calo di dicembre, che vale in termini assoluti quasi un miliardo di euro, il bilancio 2018 del made in Italy nei mercati extra-Ue si impoverisce ancora, limitando il progresso ad un magro +1,7%, un quinto della crescita realizzata nel corso del 2017. Resta solo la piccola consolazione, soltanto simbolica tuttavia, di aver superato per la prima volta quota 200 miliardi nelle vendite extra-Ue.

Il surplus commerciale a dicembre 2018 è stimato pari a 4.280 milioni, in diminuzione rispetto ai 6.161 milioni di dicembre 2017. Diminuisce l'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici (da +71.760 milioni per l'anno 2017 a +69.303 milioni per l'anno 2018).

Per l’intero 2018 l’avanzo extra-Ue si riduce a 28,5 miliardi, oltre 10 in meno rispetto all’anno precedente.

In termini di risultati oltreconfine si chiude invece in modo migliore il 2018 per il settore delle macchine utensili. Gli ordini esteri registrati dall’ufficio studi di Ucimu-Sistemi per produrre crescono del 2,4%, nono trimestre consecutivo in crescita. In lieve arretramento la domanda interna (-6,3%), che tuttavia si confronta con un punto di massimo assoluto, il quasi raddoppio nel confronto con il 2016 del quarto trimestre 2017. L’indice nazionale delle commesse è a quota 267, quasi il triplo quindi rispetto a quanto registrato nel 2010.

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