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Tessile, a Biella la prima filatura cinese: così il distretto…

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Servizio |LE SFIDE DEL made in italy

Tessile, a Biella la prima filatura cinese: così il distretto è cambiato in dieci anni

Diventare città creativa dell’Unesco e distretto di riferimento della Ue per la sostenibilità della filiera tessile. Sono le due sfide per il 2019 di Biella, che intanto “incassa” l’apertura della prima filatura laniera cinese sul territorio: la Xinao Textiles Europe, controllata del gruppo omonimo quotato a Shanghai.

La storiella del bombo che non potrebbe volare ma vola lo stesso
Visto da fuori il distretto biellese ricorda la storiella del bombo (e non del calabrone, con il quale era confuso all’inizio). In sintesi: in base ad alcune osservazioni non dovrebbe poter volare a causa delle ali troppo piccole rispetto al corpo; invece vola lo stesso. Per Biella si potrebbe pensare la stessa cosa: in base ai dati, considerate le dimensioni medio-piccole delle aziende, l’isolamento infrastrutturale, la concorrenza dell’Est Europa prima e asiatica poi, il tessile biellese avrebbe dovuto seguire il destino di Manchester: estinguersi. Invece non è così. E la storiella del bombo, così come era nata, è falsa. Nuovi metodi di osservazione hanno scoperto che la struttura delle ali dell’insetto e il loro movimento (simile alle pale di un elicottero e più veloce di quelle del colibrì) fanno del bombo una macchina volante quasi perfetta.

Biella si candida per entrare nella rete delle città creative Unesco
Per Biella vale la vera storia del bombo. La candidatura Unesco – che sarà al centro di un convegno a Palazzo Gromo Losa il 31 gennaio a partire dalle 10 – e la partita in chiave Ue per diventare benchmark come filiera sostenibile dal punto di vista ambientale sono lì a dimostrarlo. «Il distretto tessile ha messo in campo le proprie energie in ambito internazionale per ottenere il sostegno necessario al dossier Unesco – dice il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella Franco Ferraris, che insieme al sindaco di Biella ha promosso l’iniziativa – Abbiamo avuto riscontri significativi non solo dal mondo del tessile: cito ad esempio l’appoggio del presidente Acri e Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, e quello del Fai». In prima fila, a fianco di Franco Ferraris e della Fondazione Crb c’è il primo cittadino Marco Cavicchioli: «L’obiettivo è coinvolgere l’intero territorio, con le sue eccellenze – spiega il sindaco Marco Cavicchioli – non solo lana dunque ma design, ambiente, enogastronomia, arte».

Positivo anche il giudizio di Carlo Piacenza, presidente dell’Unione industriale biellese: «La candidatura di Biella per entrare a far parte del circuito internazionale delle Città Creative dell'Unesco è un’occasione preziosa per valorizzare il patrimonio culturale legato alla tradizione tessile, al nostro saper fare, al valore di una storia centenaria». Il progetto Unesco ha incassato anche l’importante collaborazione dell’artista Michelangelo Pistoletto – tra i padri dell’Arte povera e fondatore a Biella di Cittàdellarte Fondazione Pistoletto nei locali di uno storico ex lanificio –, che per la candidatura realizza il logo.

Il distretto nel mirino Ue come benchmark per le filiere sostenibili
In questi giorni, Biella ospita anche la delegazione della Commissione Ue e i rappresentanti del ministero dell’Ambiente impegnati a definire le prossime linee del Bref: l’impiego delle migliori tecnologie disponibili in ambito tessile. Per il presidente dell’Unione industriale biellese «la valorizzazione del territorio passa anche dalla sostenibilità: pensare che un’area industrializzata come il Biellese abbia saputo anche tutelare l’ambiente valorizzando il verde e le montagne che lo circondano è qualcosa di straordinario».

Biella, #TenYearChallenge: la trasformazione in dieci anni
Sui social network da qualche tempo va di moda una moderna catena di Sant’Antonio: TenYearChallenge. In pratica bisogna postare una propria immagine di dieci anni prima e coinvolgere qualcun altro nel gioco. Applicato al distretto di Biella si scoprirebbe che nel 2009 le aziende attive del comparto (tessili, abbigliamento, confezioni) erano 918 e oggi sono 669: il 27% in meno. All’inizio del nuovo millennio erano quasi il doppio: 1.300.

La proiezione internazionale resta forte
La stessa emorragia l’ha subita l’occupazione. Negli anni ’70 tute blu e “attaccafili” erano ancora più di 40mila. Poi crisi economiche e globalizzazione hanno ridotto alla metà la platea a inizio millennio, scesa poi verso quota diecimila addetti una decina d’anni fa. Oggi sono ancora meno. Per contro, negli anni è aumentata la propensione internazionale. Nel 2018 le esportazioni manifatturiere del distretto viaggiano verso 1,9 miliardi di euro (+75% rispetto a dieci anni prima). Tessile e abbigliamento puntano a 1,5 miliardi (+69%).

«In dieci anni il distretto è cambiato molto ed è ancora in trasformazione – conferma Piacenza –: accanto alla monocultura tessile e all’industria meccanotessile si sta sviluppando un ecosistema integrato che comprende benessere, enogastronomia, turismo e formazione».

Il progetto di una “Harvard” del tessile
Il territorio sta facendo squadra: amministrazione pubblica, Fondazione Crb, Unione industriale. È in questo ambito che rientra la candidatura Unesco, ma non solo. Le sfide proiettate sui prossimi anni coinvolgono anche la formazione e l’atavico problema delle infrastrutture.

«Sta crescendo la consapevolezza della centralita dell’orientamento e la formazione dei ragazzi, vero strumento per costruire  il futuro del Biellese – sottolinea Piacenza –. Grazie all’Its Tam, tessile e abbigliamento, e alla academy del tessile, ad esempio, Biella sta costruendo un sistema articolato per la formazione che, insieme alle aziende che sono punte di diamante del tessile nel mondo, può diventare una vera e propria “Harvard” del settore». 

L’isolamento infrastrutturale che Biella vuole rompere
Il 2019 potrebbe essere l’anno buono anche per un altro fronte: quello che punta a rompere l’isolamento infrastrutturale storico del distretto. Sul tavolo tre carte: agganciarsi all’alta velocità con una fermata intermedia tra Torino e Milano (in concorrenza con Novara), avviare finalmente dopo decenni di discussioni e ritardi, i lavori per ultimare la Pedemontana, elettrificare la linea ferroviaria. Ci puntano e ci credono gli industriali, come emerge dalle parole di Carlo Piacenza. «Il 2019 sarà un anno in cui il territorio dovrà fare i conti con sfide fondamentali per lo sviluppo e il cambiamento in senso positivo - dice il presidente dell’Uib –: mi riferisco in primis alla realizzazione di un  collegamento ferroviario veloce con Milano e Torino, grazie ai lavori di elettrificazione della linea Biella-Santhià e ai progetti in via di definizione per l’alta velocità a servizio del Biellese e l’eliminazione dei  passaggi a livello. Importante è anche il collegamento con l’autostrada grazie all’inizio dei lavori per la realizzazione del tratto Masserano-Ghemme».  A Piacenza fa eco il consigliere regionale del Pd, Vittorio Barazzotto: «È di fondamentale importanza che Biella, antica patria del manifatturiero tessile, si connetta al mondo con il cambio di paradigma culturale che oggi questo richiede. Non è più tempo di isolazionismi protettivi, ma è tempo di mettere a frutto il patrimonio imprenditoriale per una maggior diversificazione economica in grado di soddisfare, in termini infrastrutturali e competenze, il mercato globale della manifattura ai tempi del digitale».

Lo sbarco della filatura cinese
Quasi a certificare il riconoscimento del suo genius loci a livello internazionale, sbarca a Biella la prima filatura laniera cinese. Lo stabilimento, a Verrone, è quello di Xinao Textiles Europe, società italiana controllata da Xinao Textiles Inc, gruppo quotato alla Borsa di Shanghai e tra i leader mondiali nel settore della filatura laniera. A dirigerlo il manager biellese Alberto Gaia: «Il nostro obiettivo è diventare il collettore delle idee e delle tendenze del mercato moda europeo, per interpretarne il gusto e i bisogni e offrire un servizio rapido e competitivo. Abbiamo scelto Biella perché è da sempre un centro laniero internazionale di alto livello. Vogliamo inserirci in questo territorio integrandoci nell’indotto tessile locale, per realizzare un prodotto di gusto italiano e di alto valore aggiunto».

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