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Carrefour, revisione degli iper. Previsti quasi 600 esuberi

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Carrefour, revisione degli iper. Previsti quasi 600 esuberi

(Fotogramma)
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La crisi delle grandi superfici di vendita entra nel nuovo Piano industriale di Carrefour Italia, che ha annunciato per i prossimi quattro anni uno sviluppo imperniato sulla revisione dei formati commerciali, a favore delle superfici più piccole, e sull’omnicanalità. Il Piano di trasformazione 2019-2022 presentato ieri ai sindacati dal nuovo amministratore delegato per l’Italia, Gérard Lavinay, prevede investimenti per 400 milioni di euro nel quadriennio ma anche, nella revisione del modello ipermercati, fino a 590 esuberi di risorse «full time equivalent», di cui 440 nel ramo degli ipermercati e 150 all’interno della riorganizzazione della sede centrale di Milano. In tutto il 4% della forza lavoro, che conta attualmente 18mila dipendenti in 1.076 negozi.

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Si tratta della quarta ristrutturazione in dieci anni, fa notare il segretario nazionale Uiltucs Paolo Andreani, durante i quali il personale è stato ridotto di 9mila unità.

L’azienda ha annunciato l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo, spiegano i sindacati, ma ha anche precisato la volontà di un confronto con le parti sociali per «minimizzare l’impatto occupazionale», attraverso il ricorso ad ammortizzatori sociali e gestendo gli esuberi solo su base volontaria. Le ipotesi in campo sono esodi incentivati, prepensionamenti, anche grazie al ricorso a Quota 100, e ricollocazioni interne ed esterne del personale, oltre a forme di “incentivazione all’imprenditorialità”, ovvero l’offerta di sostegno e affiancamento ai dipendenti coinvolti nel piano che decidessero di avviare una propria attività in franchising a marchio Carrefour.

Il Piano di investimenti prevede infatti, entro il 2022, l’apertura di 300 nuovi negozi, di cui 100 a insegna Market e 200 a insegna Express, attraverso acquisizioni di piccole catene locali, sviluppo della rete franchising e punti vendita a gestione diretta. L’espansione punta a rafforzare la presenza del gruppo nelle principali regioni di business (Lombardia, Piemonte, Lazio, Liguria e Valle d’Aosta) e radicare ulteriormente l’insegna in territori come il Triveneto, l’Emilia Romagna, la Campania e la Sardegna. Una ritorno al modello della prossimità che Carrefour Italia, come altri competitor, ha avviato già da qualche anno, gravata dalla crisi del modello ipermercati in Italia che, secondo i dati elaborati da Nielsen, nel 2018 hanno perso il 3,4% di ricavi rispetto al 2017, mentre il totale delle superfici di vendita guadagnava, nel complesso, lo 0,3%, con i discount in continua crescita (+4,4%).

«L’obiettivo – spiega il gruppo in una nota – è adattare il modello di business e l’organizzazione aziendale alle più recenti evoluzioni della domanda, che privilegia un maggior livello di servizio e di selezione di prodotti, l’ecommerce e lo sviluppo dei punti vendita di prossimità, con superfici di medie e piccole dimensioni». La revisione dei formati non prevede chiusure di punti vendita, ma la «rimodulazione e riduzione» di cinque ipermercati (sui 51 che il gruppo conta in tutta Italia, dove nel 2017 ha generato ricavi per 5,5 miliardi di euro), ovvero quelli di Marcon (Venezia), Tavagnacco (Udine), Grugliasco (Torino), Casalecchio di Reno (Bologna) e Roma-La Romanina. Si va verso un modello di “mini-iper” di cui Carrefour ha già alcuni esempi nel nostro Paese e che prevede non soltanto un ridimensionamento dei formati, ma anche un potenziamento dell’offerta food, un ampliamento della gamma di prodotti a marchio proprio e un incremento dei livelli di servizio ai clienti, per i quali il Piano annuncia anche 200mila ore di formazione per il personale.

Un focus importante è quello dedicato all’ecommerce, con l’apertura di quattro “hybrid store” a Milano, Torino e Roma, e lo sviluppo dell’omnicanalità, attraverso l’ampliamento del servizio Click&Collect a mille negozi (contro i 240 attuali) e l’implementazione dei lockers.

Nonostante l’apprezzamento per «la volontà di cambiare rotta sulla qualità degli investimenti annunciati», la Uiltucs ritiene «sbagliata e contraddittoria» la scelta di ridurre gli organici, e si dichiara «indisponibile a ridurre i salari», spiega Andreani: «Di fatto si tratta di altri 600 esuberi in pochi anni, senza contare la richiesta di rivedere il costo del lavoro, alla quale ci opporremo in ogni modo». Il contratto aziendale è in scadenza a maggio e, secondo i sindacati, con tutta probabilità sarà disdetto.

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