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Oil&gas, per Sicim 100 milioni di commesse tra Congo, Iraq e…

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Oil&gas, per Sicim 100 milioni di commesse tra Congo, Iraq e Messico

In un momento convulso per la filiera italiana dell’oil&gas alle prese con lo scenario di incertezza creato dall’emendamento “Blocca-trivelle”, arriva da Busseto (Parma) una notizia che è assieme la conferma del vuoto assoluto sul mercato interno e delle competenze poco valorizzate del nostro made in Italy, capaci di conquistare luoghi sperduti e pericolosi con tecnologie di eccellenza mondiale: il Gruppo Sicim, leader globale negli oleodotti, si è aggiudicata tre importanti commesse del valore complessivo di 100 milioni di euro tra Congo, Messico e Iraq.

«Questi nuovi progetti rivestono un significato particolare, perché consolidano la nostra presenza in Paesi in cui avevamo perso quote, a causa del rallentamento delle attività petrolifere per le recenti turbolenze sul prezzo del greggio», sottolinea Leonardo Gravina, general manager di Sicim, di ritorno dal Kazakistan, dove a fine 2018 il gruppo si è aggiudicato una mega-commessa da 240 milioni di dollari da KPO (il consorzio tra Eni, British Gas, Chevron, Lukoil e l’azienda di Stato KazMunayGas). L’azienda partita nel 1962 dalla terra di Verdi, si spartisce il mercato dell’impiantistica per gli idrocarburi con una dozzina di competitor globali, avendo dalla sua parte non solo tecnologie e know-how unici che le permettono di operare in condizioni estreme, sia dal punto di vista climatico che logistico, ma una capacità di adattamento e flessibilità che spiega il perché non ci siano player tedeschi a contenderle i clienti, quanto italiani, francesi, indiani.

«Siamo fortemente radicati a Parma, ma oggi il 100% del fatturato è realizzato all’estero, nel nostro Paese non ci sono prospettive – rimarca Gravina – e dei 7mila dipendenti attuali appena 300 operano in Italia». Il 2018 è andato meno bene del previsto per le altalene dell’oil&gas su scala mondiale che hanno differito diversi investimenti: «Chiudiamo l’anno con circa 400 milioni di euro di fatturato, un -20% rispetto al 2017, ma a pari margini, 65 milioni di Ebitda, quindi con una maggiore redditività. Pensiamo che la prima metà del 2019 sarà ancora complicata per poi lasciar spazio a una ripresa che si concretizzerà nei numeri del 2020», anticipa il general manager.

In Congo, dove Sicim ha dal 2009 una base industriale con un campo abitativo per 300 persone nel Centro Olio di M’Boundi, il gruppo ha conquistato un progetto biennale per ammodernare 3 serbatoi di stoccaggio. In Messico la multinazionale tascabile di Busseto è presente dal 2010 con diverse strutture nel Paese e una squadra di 1.500 addetti (a Città del Messico ha l’ufficio progettazione e acquisti, a San Luis Potosì il polo logistico) e ha vinto la commessa per riconfigurare tre impianti esistenti e costruire una nuova stazione, con lo scopo finale di invertire il flusso del gas sul metanodotto Manzanillo-Guadalajara, che è stato il primo progetto eseguito nel Paese, al fine di utilizzare il più economico shale gas americano invece del gas naturale liquefatto che arriva via oceano. Infine in Iraq, dove Sicim collabora da sempre con Eni e dal 2012 ha una base industriale e abitativa che ospita anche mille persone, il gruppo realizzerà nei prossimi tre anni il nuovo progetto di Lukoil ampliando il campo petrolifero sud-orientale di West Qurna 2, tramite il collegamento di 54 nuovi pozzi.

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