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Il fondo Xenon prepara il rilancio di Panapesca

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Il fondo Xenon prepara il rilancio di Panapesca

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Fake news e falsi miti sui cibi surgelati, arriva il decalogo

Potenziare gli stabilimenti produttivi in Thailandia, Marocco e in Italia (in provincia di Pistoia); aumentare il fatturato consolidato del 30% entro il 2022; privilegiare il canale di vendita della ristorazione. È pronto - e fa leva su queste tre gambe - il nuovo piano industriale di Panapesca, azienda pistoiese leader nella trasformazione e distribuzione di pesce congelato e surgelato, passata nelle settimane scorse dal fondatore Vito Panati, 82 anni, al fondo di private equity Xenon, focalizzato su aziende italiane del manufacturing.

Il valore dell’operazione - che ha interessato il 100% della holding operativa e le controllate tailandese Thai Spring Fish, francese Prodimar e romana Mega Surgelati, oltre ai negozi a marchio Crios - si avvicina a 90 milioni al lordo del debito finanziario netto che, dopo il piano di risanamento aziendale ex articolo 67 legge fallimentare attuato da Panapesca negli anni scorsi, ammonta a 50 milioni di euro.

Il bilancio 2018 si chiuderà sui livelli del 2017: 158 milioni di ricavi, quasi tutti realizzati sul mercato italiano, e 12 milioni di ebitda, vicino all’8%. Per Xenon - fondo di diritto lussemburghese alimentato da investitori istituzionali - è la prima operazione nel food, in un settore come quello del pesce che in Italia è in crescita anche se soffre una distribuzione frammentata tra molti operatori.

Panapesca è il gruppo leader per gamma di prodotti congelati (2mila referenze): «I nostri vantaggi competitivi - spiega Vittorio de Micco, partner di Xenon private equity e ora presidente dell’azienda pistoiese - sono l’acquisto di pesce all’origine, senza intermediari e per interi lotti, dunque con tutte le «taglie» del pescato, unita alla trasformazione diretta e alla distribuzione multicanale, nei ristoranti, nella gdo, all’ingrosso e nei nostri negozi. Il piano industriale punta alla crescita di tutti questi asset e al traguardo dei 200 milioni di fatturato consolidato entro quattro-cinque anni, con un aumento di circa il 30% salvaguardando la marginalità».

Strategico sarà lo sviluppo produttivo: nello stabilimento di trasformazione del pesce di Rayong, in Thailandia, dove lavorano 500 persone, Panapesca aumenterà la capacità produttiva del 30% nei prossimi due anni, passando da 40 tonnellate al giorno di pesce lavorato (gamberi, calamari e vongole in arrivo dal Pacifico e dall'Argentina) a 55-60 tonnellate. La produzione aumenterà anche nello stabilimento di Nador, in Marocco, aperto sette mesi all’anno per lavorare il polpo, e in quello di Massa e Cozzile (Pistoia), dove il pesce in arrivo da tutto il mondo viene lavorato (25 tonnellate al giorno) su sei linee da una trentina di addetti. Sul fronte distributivo, invece, il faro è puntato sul Nord-est e sul Nord-ovest dell’Italia e sulla ristorazione che assicura margini più alti.

Dall’ingresso in azienda, il 20 dicembre scorso, il fondo Xenon ha confermato e promosso ad amministratori delegati i manager Luca Papini, che segue l’area amministrazione-finanza, e Fabrizio Paesini, che si occupa dell’area produttiva e commerciale, e ora sta rafforzando l’organico. «Con queste potenzialità e questa forza crediamo di poter attrarre profili professionali motivati e competenti» aggiunge il presidente.

La crescita prevista dal piano industriale è per vie interne ma Xenon guarda anche ad acquisizioni per consolidare le dimensioni: «Siamo interessati a un’azienda di trasformazione del pesce nella Penisola iberica - aggiunge de Micco - e a un distributore nel Nord Italia per rafforzare la posizione di leader nella ristorazione». Intanto l’azienda ha emesso un mini bond da 15 milioni di euro sottoscritto da Equita Sim.

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