Economia

Allarme costi per le cartiere

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CONGIUNTURA

Allarme costi per le cartiere

Come per l’intera manifattura nazionale, si chiude in frenata il 2018 per il settore cartario italiano. A dicembre la produzione registra infatti una caduta del 5,4%, dopo il calo deciso di novembre. Nelle stime di Assocarta il 2018 si chiude così con una produzione di circa 9,1 milioni di tonnellate (+0,1 2018/2017), ponendo l’Italia come quarto produttore a livello continentale, dopo Germania, Svezia e Finlandia, ma anche quarto utilizzatore di carta da riciclare con un impiego di oltre 5 milioni di tonnellate di fibre secondarie. Il fatturato è valutato in 7,72 miliardi di Euro, con un aumento del 4,2% rispetto al 2017.

A penalizzare il settore è in particolare il forte aumento dei costi delle cellulose su base internazionale, che ha rappresentato una vera e propria emergenza nei conti aziendali. Tra dicembre 2016 e 2018, le quotazioni in euro si sono impennate del 140%-150% mentre i prodotti cartari, a seconda della qualità, presentavano incrementi compresi tra un il 2 e il 17%.

Forbice che preoccupa evidentemente le aziende e che mette sotto pressione i margini, penalizzati anche dall’andamento dei prezzi della CO2, cresciuti di oltre il 250% in un anno.
«Per le aziende del settore - spiega il presidente di Assocarta Girolamo Marchi - la sfida non è solo quella della produttività, ma anche dell'abbattimento delle emissioni di CO2, come chiesto dall'accordo di Parigi sul clima. Le cartiere italiane hanno colto questa sfida raggiungendo i livelli di efficienza energetica più alti al mondo, e abbandonando completamente le fonti fossili più inquinanti a vantaggio della migliore fonte di cui disponiamo: il gas naturale. Per il processo cartario, soprattutto nel riciclo, ulteriori margini di miglioramento sono però preclusi, non avendo accesso alle biomasse e trovando mille ostacoli al recupero energetico degli scarti, soluzioni invece disponibili nel resto d'Europa. L'Emissions Trading Scheme sta diventando un costo proibitivo per le cartiere, e l'Italia è ormai l'unico paese europeo che non protegge le proprie imprese dalla delocalizzazione a causa della mancata compensazione dei costi indiretti derivanti dalla CO2. Come invece fanno tutti i Paesi europei, primi fra tutti Germania, Francia e Finlandia».

In aggiunta, il prezzo del gas in Italia continua a scontare un pesante differenziale rispetto a quello pagato dai concorrenti europei delle cartiere.

«L’Italia - aggiunge Marchi - prevede componenti parafiscali per finanziare le fonti rinnovabili anche sulla bolletta del gas, corrispettivi non previsti negli altri Paesi europei. Per questa ragione occorre attuare rapidamente la misura già prevista a livello legislativo che prevede una riduzione del peso di tali oneri per le imprese energivore».

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