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Nasceranno in Emilia le angurie e i pomodori del futuro. Targati Basf

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Nasceranno in Emilia le angurie e i pomodori del futuro. Targati Basf

Più nota per essere la culla dei bolidi Lamborghini, Sant’Agata Bolognese vanta ora un nuovo primato: è il più importante polo italiano (e il secondo in Europa, dopo l’Olanda) nella ricerca e nel miglioramento genetico delle specie orticole. Basf, il colosso chimico tedesco – 115mila collaboratori in 353 stabilimenti nel mondo e 64,5 miliardi di euro di fatturato – ha infatti presentato ufficialmente il nuovo Centro di R&S Breeding della divisione Agricultural Solutions, nella campagna emiliana.

Si tratta di 13 ettari di campi, di cui 3 dedicati a serre, 3mila mq di uffici, un laboratorio di fitopatologia che è il punto di riferimento per tutta Europa e 80 persone, di cui la metà ricercatori, che lavorano a tempo pieno sull’ibridazione e il miglioramento genetico degli ortaggi: peperoni, pomodori, angurie, meloni e lattughe vengono studiati e messi a punto qui prima di debuttare sul mercato e dietro ci sono in media dieci anni di ricerche e test e centinaia milioni di euro di investimenti. E qui sono ora allo studio le nuove angurie senza semi saporite, nuovi ibridi di carciofo, pomodori Pachino e pelati da industria.

Il centro bolognese della divisione Agricultural Solutions - una delle cinque business unit di Basf, chiamata Crop Protection fino a pochi mesi fa, che vale da sola 5,6 miliardi di euro di fatturato di cui il 10% reinvestito ogni anno in ricerca - è entrato nel perimetro del gruppo di Ludwigshafen con l’acquisizione-monstre del marchio Nunhems di Bayer (brand dedicato alle sementi orticole ceduto da Bayer nel 2018 per completare l’acquisizione di Monsanto, stanti i vincoli imposti dall’Antitrust).

«Con l’ingresso di Nunhems in Basf, sono entrati più di 4mila nuovi collaboratori, un centinaio solo lungo la via Emilia tra Sant’Agata Bolognese e l’altro hub di Lugo di Romagna, dove 30 persone testano erbicidi, insetticidi e pesticidi per tutto il Sud Europa. Sommati ai 330 dipendenti Basf di Pontecchio Marconi, dove sviluppiamo additivi per la plastica, si arriva a un totale di circa 450 collaboratori in Emilia-Romagna, sui 1.400 complessivi in Italia La regione diventa per noi un’area strategica, seconda solo alla Lombardia per importanza», sottolinea Alberto Ancora, head of Business management Agricultural Solutions South Europe di Basf e presidente Agrofarma (l’Associazione nazionale imprese agrofarmaci di Federchimica).

«Grazie alle colture di eccellenza, il sito di Sant’Agata è uno dei centri leader in Italia e nei prossimi tre anni lo potenzieremo -aggiunge Josè Antonio Salinas, country head of Nunhems Italy – Abbiamo infatti in programma l’assunzione di un’altra ventina di persone e 3 milioni di investimenti per nuovi progetti di miglioramento genetico». Un’eccellenza, quella Basf, che si innesta nella cornice più ampia della superiorità agroalimentare dell’Emilia-Romagna, cuore della food valley italiana e di 44 tra Dop e Igp, «ma anche di motori e big data. Questa terra era nel 1946 una delle più povere d’Italia e oggi è una delle aree con la miglior qualità di vita in Europa e con il più alto indice di export pro capite nel Paese», ricorda il governatore Stefano Bonaccini.

Tagliato il nastro del nuovo hub per la ricerca sementiera, Bonaccini è tornato in Regione per firmare un protocollo di collaborazione proprio sull’agrifood con il suo omologo francese di Nouvelle-Aquitaine, la più estesa e la più importante regione agricola della Francia, con cui l’Emilia-Romagna vuole rafforzare le sinergie, partendo dai campi ma spaziando anche su big data e Industria 4.0.

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