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La nuova Accademia di Brera

Nuova Brera: «Polo di sviluppo tecnologico e progettazione per l’impresa»

Con il campus delle arti dell'Accademia di Brera che all'ex Scalo Ferroviario Farini allarga gli spazi della sua sede storica, il Palazzo enciclopedico di Brera che include anche la pinacoteca e la biblioteca braidense, Milano diventa a pieno titolo la capitale italiana dei campus. Sono otto progetti di altrettanti atenei i cui lavori sono partiti per ampliare le sedi originarie perché si devono ammodernare per accogliere un flusso crescente di studenti che arriva anche dall'estero. Dei 4.681 iscritti a Brera lo scorso anno accademico più di un terzo provengono da Paesi europei ed extraeuropei risultando l'istituzione universitaria con il più alto tasso di internazionalizzazione. Entro la fine dell'anno inizierà il trasloco dei primi 1.460 studenti dalle sedi distaccate di viale Marche ( Brera 2) e Arcore ( restauro) nelle prime trenta aule che saranno realizzate negli spazi delle ex Poste di via Valtellina.
Luca Monica, docente al Politecnico di Milano e responsabile del progetto per l'ampliamento dell'Accademia e della ricerca preliminare pubblicata nel catalogo “Campus delle Arti di Brera. Ampliamento dell'Accademia allo Scalo Farini” (Mimesis Edizioni) ci illustra i dettagli.
Può spiegarci il senso della ricerca?
Come responsabile del lavoro posso dire che sia il tema urbano dello Scalo Farini che quello architettonico degli edifici per l'istruzione, rappresentano occasioni importantissime di ricerca e di didattica, da tempo sviluppati dalla Scuola di Architettura di Milano con esiti significativi.
Abbiamo approfondito l'ipotesi di un nuovo polo didattico dell'Accademia all'ex Scalo ferroviario, sulla base delle nostre esperienze tecniche, insieme a docenti dell'Accademia a partire da una prima mostra fatta a Brera nel 2016. Nel frattempo si è cercato un'intesa con Ferrovie dello Stato-Sistemi Urbani a cui è stato proposto il nostro lavoro di ricerca e le nostre ipotesi, un rapporto che col tempo si è concretizzato grazie agli impulsi dell'Accademia e dell'attuale Presidente, Livia Pomodoro.
È da tempo che si sente parlare della necessità di ampliamento...
Il tema dell'ampliamento dell'Accademia dura da circa un secolo, da quando cioè si era mostrata la necessità assolutamente moderna di articolare maggiormente gli spazi per la didattica, con laboratori di misure e capacità diverse da quelle presenti nel Palazzo di Brera, con spazi espositivi e più aperti. Un tema che ha visto diversi progetti di ampliamento, anche importanti, mai realizzati.
Quali sono i criteri della ricerca?
Il criterio portante del progetto ha riguardato soprattutto la concezione distributiva e dunque le tipologie degli spazi. L'Accademia aveva iniziato una prima indagine interna sulle esigenze spaziali dei vari corsi, indagine con cui ci siamo continuamente confrontati, incrociandola con le possibilità offerte dall'edificio storico da recuperare per le caratteristiche meravigliose, come le lunghe gallerie realizzate in cemento armato, con tecnica Hennebique di inizio secolo, antecedenti la prima Guerra, e ancora ottimamente conservate. Un vero monumento della tecnica costruttiva d'inizio Novecento espressione di una rivoluzione costruttiva importante, da mantenere restaurato nella nuova distribuzione di aule e laboratori, lasciando in trasparenza la sequenza dei telai di partizione.
C'è un rapporto tra la ricerca e la trasformazione e rigenerazione urbana degli scali ferroviari di Milano Farini e Milano San Cristoforo” : ad aprile verrà scelto il masterplan tra una cinquina finalista.
Il processo che ha portato all'individuazione di questo grande ex deposito merci nel cuore dell'ex Scalo destinato all'Accademia, rientra nei procedimenti che l'Amministrazione del Comune di Milano ha varato per l'attuazione dell'Accordo di Programma sugli Scali ferroviari approvato nel 2017. L'edificio dell'Accademia, a seguito di una convenzione tra Comune, FS-Sistemi Urbani e Accademia rappresenta un punto fermo per lo sviluppo dell'intera area, tanto che il “Campus delle Arti”, rientra nelle linee guida del bando di concorso per il masterplan. La compatibilità dell'Accademia con lo sviluppo dell'area in chiave di “rigenerazione urbana” consente di puntare su funzioni molto qualificate, di rango metropolitano, garantite da un'eccezionale grado di accessibilità (metropolitana e passante ferroviario), di basso impatto di traffico urbano, e in grado di rivitalizzare comparti abbandonati, indipendentemente dagli sviluppi immobiliari.
Può illustrare il progetto del Politecnico nel suo complesso?
Il progetto che abbiamo predisposto prevede il riutilizzo delle due maniche lunghe che costituiscono gli elementi originali del complesso e che vengono destinate alle attività didattiche e di laboratorio, realizzate con telai metallici e vetro. Sono stati aggiunti altre parti all'edificio, che si vogliono conservare perché comunque utili, quali la palazzina centrale che potrà ospitare la biblioteca e gli uffici. A queste si integrano tre corpi, prefabbricati e reversibili, come il grande atrio centrale in ferro e vetro (per esposizione e conferenze), il teatro-studio (come laboratorio di scenografia) e il telaio di ingresso, dotato di rampe e ascensore, concepito come un palinsesto-insegna in grado di ospitare allestimenti continui degli allievi.
Da più parti sono indicate stime relative al budget di circa 25 milioni di euro per l'importo complessivo dell'operazione che riguarda 15000 metri quadrati.
Non posso dirlo né confermarlo in quanto sono informazioni riservate all'Amministrazione dell'Accademia. Al momento è stata conclusa la fase iniziale di lavoro, che consiste in un documento di indirizzo progettuale. Mentre il proseguimento, ha tempi e procedure che sono in via di definizione.
Fermo restando che il cuore dell'Accademia resta lo storico Palazzo di via Brera con la sua sede bis si va verso un modello di polo diffuso analogo ad altri progetti di atenei in corso ?
Questo aspetto è molto interessante. Il nuovo complesso di Brera più che rappresentare un sistema diffuso, rappresenta un vero e proprio sdoppiamento per poli funzionali ben precisi e localizzati come altri atenei milanesi stanno sperimentando, dal Politecnico, alla Statale.
In questo nuovo complesso rientrano funzioni e tipi di spazi che nel Palazzo di Brera non possono stare, quali i laboratori pesanti e soprattutto tutta la sezione di Nuove tecnologie e Progettazione artistica per l'impresa, che sono attualmente distaccate in sedi esterne, inadeguate e provvisorie.
Non a caso l'ampliamento è localizzato all'ex Scalo in vista di una ulteriore possibile crescita. La questione del carattere “enciclopedico” dell'originale Palazzo di Brera, che ha alcuni casi analoghi nella storia della cultura occidentale, e la trasferibilità di questo concetto nel nuovo polo, sarà legata soprattutto alla riflessione sulla propria identità in chiave culturale che questi nuovi spazi consentiranno. Senz'altro potranno essere accolte estensioni delle funzioni basilari dell'Accademia più aperte all'uso della città, dalle esposizioni alle raccolte del patrimonio d'arte. Delle estensioni maggiori rispetto alle attuali dell' “Accademia aperta” già attiva nella sede storica, oppure rispetto ai numerosi rapporti diretti che Brera ha con il sistema delle istituzioni culturali e museali di Milano.

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