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A Milano il data center di Irideos con l’80% del traffico web su…

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A Milano il data center di Irideos con l’80% del traffico web su fibra

In Via Caldera, a Milano, nello stesso edificio dove pulsa il Mix, il principale Internet eXchange italiano, sorge l’Avalon campus: il più grande hub italiano per connessioni in fibra ottica, unico punto in Italia per connettersi via banda ultra larga con gli operatori nazionali e internazionali. Su un’area di 8.900 metri quadrati, in 23 sale e quattro blocchi, il campus ospita i server di Irideos e grazie a 11mila link in fibra ottica smista il traffico internet di 155 tra operatori, internet service provider e tutti gli over the top: da Facebook a Netflix, passando per Google.

L’Avalon campus è uno degli asset strategici di Irideos, l’operatore ict italiano controllato al 78,3% dal fondo F2i e nato da una serie di acquisizioni. Infracom, Mclink, KPNQwest nell’agosto del 2018. Più recentemente Enter e Clouditalia. Dall’unione delle parti è nata un’infrastruttura che vanta una rete nazionale di 30mila km di fibra ottica, con oltre 2.100 punti di accesso alla fibra lungo le autostrade. Ma anche 15 data center - tra Milano, Verona, Trento, Roma e Arezzo - tra cui il già citato Avalon campus di via Caldera a Milano. Luogo fisico dove transita gran parte del traffico internet italiano. Il data center di via Caldera è infatti un’eredità dell’infrastruttura di Infracom, attraverso cui la società ora confluita in Irideos dichiarava di gestire l’80% del traffico web italiano su fibra ottica.

«L’infrastruttura su cui oggi può contare Irideos - spiega il presidente Alberto Trondoli, già amministratore di Metroweb - garantisce all’azienda di offrire un pacchetto di servizi avanzati di connettività, cloud e cybersicurezza alle imprese italiane».

Se si include l’ultima acquisizione, quella di Clouditalia, le risorse investite per la nascita di Irideos sono stimabili in circa 180 milioni di euro.Nel 2017 la società ha generato un fatturato di 285 milioni di euro, impiegando oltre 700 dipendenti. «Il 2019 - spiega Trondoli - sarà l’anno dell’integrazione: dobbiamo lavorare per mettere a sistema le varie realtà aziendali che sono confluite in Irideos, creando una cultura aziendale comune per quello che ha l’ambizione di diventare un operatore tlc al 100% italiano e focalizzato sulle imprese».

È questa la sfida imprenditoriale che anima Trondoli e il suo gruppo dirigente. Un operatore di servizi digitali al servizio del tessuto imprenditoriale italiano, dalle Pmi alle grandi imprese. «I grandi operatori come Tim, Fastweb, Vodafone e Wind - spiega Trondoli - oltre ad avere proprietà straniere, scontano il fatto di essere concentrati più sui business del retail e del mobile che su quello del business. Noi ci differenzieremo proprio in questo: il nostro focus sarà sulle imprese, a cui forniremo servizi completi e, per i clienti più grandi, anche personalizzati». L’offerta di Irideos si rivolgerà anche a soggetti della Pubblica amministrazione.

Sfruttando le dorsali proprietarie di rete in fibra ottica che attraversano il Paese, la società guidata da Alberto Trondoli punterà anche a servire i distretti turistici. Il modello di business si basa su accordi con le comunità degli albergatori e con le amministrazioni locali. E su una domanda crescente di servizi di connettività avanzata. «Oggi nei distretti turistici cresce la domanda di wi-fi da parte dei viaggiatori: bar, alberghi e ristoranti devono offrire servizi all’altezza se non vogliono veder penalizzata la struttura». Già oggi Irideos serve i distretti turistici di Campiglio, Canazei, Porto Cervo, Levico terme e Lignano.

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