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Dossier Il paradosso dell’ecobonus: le auto tassate vendono di più

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Dossier | N. 375 articoli Dossier circolazione stradale

Il paradosso dell’ecobonus: le auto tassate vendono di più

In un mercato dell’auto che archivia il primo trimestre 2019 con un pesante -6,5%, esplode il paradosso di ecobonus ed ecotassa. A marzo le immatricolazioni sono state 193.662, il 9,6% in meno rispetto a un anno fa, un dato che segue un gennaio e un febbraio negativi e rischia già di ipotecare l’anno. Guardando alle case produttrici, pesa il risultato di Fiat Chrysler che lascia sul terreno il 19,3%, oltre 10mila autovetture in meno rispetto a marzo dell’anno scorso, con il segno meno davanti a tutti i brand della casa tranne Lancia. Nel trimestre il calo è del 16,6% e la quota di mercato passa dal 27,5 al 24,6. In flessione quasi tutti i principali brand automobilistici, fa eccezione Seat, che guadagna il 13,6%, Toyota (+1%), Suzuki e Volvo. Volkswagen perde il 3,3%, Renault oltre il 12%, Peugeot cala di quasi 6 punti, Mercedes del 16%, Ford chiude il mese a -20,8% di immatricolazioni. Male anche Audi e Bmw in calo di circa tre punti.

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Marzo, in particolare è stato il primo mese nel quale le due misure previste dalla legge di Bilancio sono state in vigore. Il risultato per ora è paradossale: le vendite di modelli incentivati diminuiscono di un 20% rispetto a 12 mesi prima, mentre quelle delle auto colpite dalla nuova tassa sono aumentate del 60%. La contraddizione emerge dalle elaborazioni di Dataforce sui dati ufficiali del ministero dei Trasporti ed è causata da fattori sia contingenti sia strutturali. Sia sul fronte dell’ecobonus sia su quello dell’ecotassa.

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Probabilmente i fattori contingenti hanno pesato di più su questo secondo fronte: se a marzo sono state immatricolate 8.000 vetture con emissioni di CO2 superiori a 160 g/km (quindi soggette a ecotassa) contro le 5.000 di marzo 2018, è stato soprattutto perché i concessionari hanno ritenuto che ora fossero esemplari più difficilmente vendibili e quindi li hanno targati a proprio nome (km zero) per rispettare formalmente gli obiettivi di vendita (e percepire i relativi premi dai costruttori) e poi offrirli ai clienti finali con sconti che attenueranno l’effetto della nuova tassa. Una spiegazione confermata dal fatto che, come sottolinea l’Anfia, c’è stato un calo nei segmenti “alto di gamma”, che sono i più esposti all’ecotassa ma hanno la clientela meno sensibile ad esso. Dunque, le km zero apparterrebbero soprattutto a modelli popolari come alcune medie a benzina.

Sul fronte dell’ecotassa può aver influito anche un fattore che sta diventando strutturale: con la crisi del diesel (-22,6% a marzo, sempre per il timore dei blocchi del traffico decisi dai Comuni) e la mancanza di prodotto per l’alternativa ecocompatibile più abbordabile (le immatricolazioni di auto a metano, in ritardo con le riomologazioni Wltp, hanno segnato un -33,5%), una parte della domanda finisce sui modelli a benzina, che emettono più CO2 e quindi sono più spesso soggetti al nuovo tributo.

Quanto all’ecobonus, i fattori contingenti sono legati all’incertezza normativa: il Dm attuativo (che consentirà di avviare le prenotazioni del contributo) ha avuto il via libera della Corte dei conti solo nei giorni scorsi e sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo nei prossimi giorni. In questo mese di attesa, sono circolate voci di esclusione dal bonus per le km zero (cosa molto probabile) e di divieto di cumulo con i contributi degli enti locali (cosa ancora incerta, che causerebbe i problemi maggiori in una grande città come Milano).

Sull’ecobonus pesano anche fattori strutturali come la mancanza di modelli elettrici e ibridi plug-in, i soli a poterne fruire: i costruttori hanno programmato nuovi lanci e aumenti di produzione solo dall’anno prossimo e difficilmente modificano i loro piani per le esigenze di un Paese ormai non troppo rilevante come l’Italia. Lo conferma il fatto che solo poche case hanno lanciato sconti per accompagnare il bonus, anzi il mensile Quattroruote ha rilevato un aumento dei prezzi netti praticati al pubblico. La somma di tutto questo fa sì che in marzo i modelli che hanno diritto all’ecobonus siano stati appena lo 0,5% del mercato (un migliaio di unità).

Al netto dei paradossi di ecobonus ed ecotassa, dai commenti di Anfia, Unrae e Federauto emerge anche la preoccupazione per il calo nella fiducia dei consumatori, date le previsioni sull’andamento dell’economia italiana.

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