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Germania, crollano gli ordini all’industria. Stima Pil 2019…

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segnali negativi da dati e previsioni

Germania, crollano gli ordini all’industria. Stima Pil 2019 tagliata a +0,8%

Dalla Germania arrivano nuovi, pesanti segnali di frenata, con gli ordini industriali in pesante flessione e le stime di crescita per il 2019 aggiornate al ribasso dai cinque principali istituti economici.

Gli ordinisono crollati inaspettatamente a febbraio, segnando un -4,2% congiunturale, il ribasso più forte da due anni, smentendo le attese di un incremento dello 0,3%. Su base annua si è registrata una flessione dell’8,4%, che è la più pesante in dieci anni. Il ministero dell’Economia tedesco ha osservato che l’attività manifatturiera, già in frenata del 2,1% a gennaio, «continuerà ad essere debole nei prossimi mesi, in particolare per la scarsa domanda estera». I dati hanno infatti rilevato un calo del 6% degli ordini dall’estero.

Un’altra doccia fredda, seppure meno inattesa, è arrivata dalla revisione al ribasso delle stime di crescita per il 2019 da parte dei principali istituti di ricerca tedeschi. Ifo, Ivw, Diw, IfW e Rwi hanno tagliato le previsioni allo 0,8%, meno della metà dell’1,9% stimato a settembre. In questo caso va detto tuttavia che lo stesso governo aveva già ridimensionato le attese, indicando a gennaio un incremento stimato del Pil pari all’1%, così come il Consiglio degli esperti economici tedeschi, che a febbraio aveva fatto previsioni analoghe a quelle di oggi.

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A pesare sulla maggiore economia dell’Eurozona sono soprattutto le tensioni commerciali e la Brexit, considerando che Stati Uniti e Gran Bretagna sono due dei principali partner di Berlino; si aggiugono inoltre le incertezze sull’andamento dell’economia cinese. «Le difficoltà della produzione interna e la portata del rallentamento dell’economia globale sono stati sottovalutati» si legge nel report pubblicato oggi, ma i rischi di una «recessione pronunciata» sono bassi purché non si intensifichino le turbolenze politiche.

Anche il report punta dunque il dito sulle difficoltà della produzione industriale, già evidenti nella seconda metà del 2018 e confermate dal dato di oggi sugli ordini.

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