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Ceramica, il polo di Sassuolo clonato negli Usa

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Servizio |piastrelle emiliane in america

Ceramica, il polo di Sassuolo clonato negli Usa

«Gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato estero, pesano il 36% del nostro fatturato consolidato tra export e produzione locale. E anche se la competizione è sempre più serrata, tra piastrelle cinesi e spagnole e materiali alternativi a basso costo come il vinile, il fatto di essere insediati qui con una nostra fabbrica e con una nostra rete distributiva capillare, ci permette di avere prodotti a misura del cliente americano e di servire anche i piccoli dettaglianti, garantendo un buon posizionamento di mercato pure ai nostri marchi italiani».

Emilio Mussini, presidente della multinazionale modenese Panariagroup che dal 2006 è presente in Kentucky con lo stabilimento Floride Tile, è all’Orange County Convention Center di Orlando per la 30esima edizione di Coverings, la più importante manifestazione fieristica nel continente americano dedicata a piastrelle e pietre naturali. Con lui, nel più grande quartiere fieristico della Florida, ci sono 140 aziende italiane – su un migliaio di espositori – che con i loro stand continuano a rappresentare l’eccellenza mondiale quando si parla di produzione ceramica.

E in prima fila ci sono i gruppi italiani, oltre a Panaria, che negli ultimi anni hanno investito in presidi diretti negli States, arrivando a “clonare” in Tennessee la tile valley sassolese - Florim, Del Conca, Atlas Concorde, Iris Ceramica, con al sèguito la filiera di fornitura – e oggi rilanciano la loro scommessa negli Stati Uniti, dove la ceramica vale appena il 13% dei materiali di rivestimento (contro il 77% in Italia e Spagna) ma dove si trovano oggi a fronteggiare non solo la stasi del settore edilizio, ma anche il crescente appeal dei pavimenti vinilici LVT (Luxury vinyl tiles), esteticamente molto simili alla ceramica e più economici e facili da posare. «Trent’anni fa, quando è partito Coverings, le piastrelle rappresentavano il 3% dei materiali per pavimentazioni in America, oggi – sottolinea il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani - siamo al 13% e il merito è anche di questa manifestazione. Credo che gli Stati Uniti avrebbero grandi benefici in termini di igiene degli ambienti e salute della popolazione se consumassero più ceramica».

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Sono questi i claim della campagna di comunicazione pro-ceramica partita a inizio anno in Europa su tutti i social e online, arrivata ora anche in America, in occasione di Coverings, per rilanciare i consumi e valorizzare il prodotto italiano.

L’Italia resta il primo esportatore al mondo di piastrelle in valore e copre oltre il 30% del mercato della ceramica statunitense, pari a quasi un miliardo di euro se si sommano le esportazioni (600 milioni di euro e 34 milioni di mq di piastrelle) e le vendite da parte di fabbriche statunitensi controllate da gruppi italiani (25 milioni di mq venduti sul mercato domestico per un controvalore di 362 milioni di euro).

Ma in America le grandi lastre su cui il distretto di Sassuolo ha scommesso negli ultimi cinque anni – investendo oltre 2 miliardi di euro in innovazione e tecnologie 4.0 – non hanno ancora mercato nonostante le potenzialità che si aprono per utilizzi versatili anche nell’architettura da interni tra top per cucine, piani per tavoli, ante per mobili. Per terra continua a regnare la moquette, il vinile è un’ottima copia della ceramica e costa la metà e Cina e Spagna hanno sorpassato l’Italia per volumi venduti.

«Adesso sarà da vedere che succederà con i dazi minacciati da Trump in Europa, noi restiamo schierati per il Fair Trade, perché una corretta competizione vuole che si giochi tutti con le medesime regole, anche in termini di tutela della proprietà intellettuale e di rispetto dell’ambiente», conclude il presidente dell’industria ceramica italiana, che con i suoi quasi 4,7 miliardi di export (85% del giro d’affari, concentrato per l’80% nel distretto di Sassuolo) vale un terzo dell’interscambio mondiale.

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