Economia

Industria 4.0 ha generato in un anno 13 miliardi di investimenti

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RAPPORTO CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA

Industria 4.0 ha generato in un anno 13 miliardi di investimenti

Dieci miliardi. Pareva una boutade, quanto meno una previsione iper-ottimistica. E invece è andata esattamente così, anzi persino meglio rispetto a quanto ipotizzava il Governo di allora. Le elaborazioni effettuate dal Centro studi di Confindustria e dal Mef evidenziano infatti come il varo dell’iperammortamento abbia in effetti rappresentato un punto di svolta per l’economia italiana, generando nel solo 2017 dieci miliardi di investimenti in macchinari e attrezature hi-tech, a cui se ne aggiungono altri 3,3 per beni immateriali.

Anche se gli indicatori indiretti rappresentati da produzione industriale e ordini acquisiti dai costruttori di robot avevano già fornito una prima prova della validità della misura messa in campo, l’esame delle dichiarazioni dei redditi consente ora la prima verifica formale dell’impatto concreto del bonus.

Che ha lavorato ad ampio raggio coinvolgendo migliaia di imprese: 8mila per i beni materiali, 18mila per quelli immateriali, a cui si aggiungono altre 7mila ditte individuali che hanno deciso di sfruttare il bonus per investire.

Impatto ampio, dunque, e direzione che sarebbe opportuno continuare a seguire. Nell’ultimo rapporto del Centro studi di Confindustria è infatti la domanda interna la protagonista principale, grande “assente” nel lungo attraversamento della crisi chiamata ora a svolgere un nuovo ruolo propulsivo davanti al rallentamento progressivo dell’export.

Se le commesse internazionali hanno infatti traghettato l’industria e l’intero Paese fuori dalla recessione - questa la tesi di fondo del rapporto “Dove va l’industria italiana” - oggi queste non sono più in grado di fornire carburante aggiuntivo sufficiente. In parte a causa di eventi contingenti come guerre commerciali o Brexit, più in generale per effetto di trasformazioni profonde che indicano la fine dell’età dell’oro della globalizzazione e un ritorno al regionalismo come paradigma di riferimento per gli scambi.

Se questo accade diventa dunque necessario fare maggiore affidamento sul mercato domestico, rilanciando in primis investimenti pubblici e privati.

Come accaduto con il piano Industria-Impresa 4.0, che attraverso la misura dell’iperammortamento ha generato 13,3 miliardi di investimenti, coinvolgendo imprese di tutte le dimensioni: il 96% dei beneficiari, a cui corrisponde il 66% degli investimenti incentivati, è composto infatti da imprese con meno di 250 dipendenti, con il 35% degli investimenti 4.0 riferibile a imprese con meno di 50 addetti.

Osservando i grafici all’interno di un arco temporale più ampio risulta evidente come in coincidenza di scelte mirate di politica industriale (Tremonti ter, Nuova Sabatini, super e iperammortamento), le risposte delle imprese siano sempre state ben visibili, spingendo verso l’alto gli investimenti.

STIMA EX-ANTE ED EX-POST DEGLI INVESTIMENTI AGEVOLATI CON L'IPERAMMORTAMENTO
Fonte: elaborazione Csc-Mef

Che nel caso di Industria 4.0, peraltro, sono stati in grado di attivare un vasto indotto di lavorazioni meccaniche e componentistica, migliaia di aziende che hanno potuto trarre beneficio dalla massa di nuovi ordini raccolti dai costruttori di macchinari, a loro volta assumendo nuovo personale e investendo.

Se l’andamento 2017-2018 della produzione industriale italiana testimonia la validità dell’operazione, pare chiaro come questo non sia stato sufficiente per modificare il quadro di fondo. Che ha visto negli anni soprattutto l’export come principale traino dell’output manifatturiero, mentre i ricavi realizzati in Italia sono oggi appena un paio di punti al di sopra di quanto accadeva nel 2013.

Evidente il gap rispetto agli altri paesi, con il volume della domanda nazionale ad avere avviato una parziale risalita a partire dal 2014, dimostrando tuttavia una capacità di recupero inferiore rispetto a Germania, Francia, Spagna e all’intera eurozona.

Se quella degli investimenti pare la leva più promettente per rilanciare il Paese, il rapporto evidenzia una serie di ostacoli rilevanti che non rendono per nulla automatico il raggiungimento del target: l’elevata incertezza del contesto politico ed economico interno ed internazionale, attese non particolarmente ottimistiche sulla ripresa della domanda, finanziamenti bancari che alla fine del 2018 sono tornati a farsi più restrittivi, vincoli di bilancio pubblici sempre più stringenti.

DISTRIBUZIONE INVESTIMENTI TRA SETTORI MANIFATTURIERI
Fonte: elaborazioni CSC e MEF-Dipartimento delle Finanze su dati Agenzia delle Entrate e ISTAT

La politica economica e le scelte di politica industriale vengono chiamate a riprendere il centro della scena, sia a livello nazionale che europeo.

Su scala continentale la proposta è quella di lavorare per completare e sviluppare il mercato unico, anche in questo caso avvalendosi della forza autonoma di un’area da 500 milioni di abitanti per investire in catene del valore strategiche, da sviluppare attraverso piani di azione definiti.

Un esempio è l’ambito digitale, dove «in assenza di una significativa correzione dell'attuale rotta di sviluppo l’Europa rischia di perdere la sfida globale contro Nord America e Asia». Emblematici gli ultimi dati sui brevetti riconducibili all’area Ict: con l’intera Europa a raggiungere solo i due terzi dei volumi Usa, il 71% di quelli coreani, meno della metà di quelli giapponesi.

DISTRIBUZIONE INVESTIMENTI PER CLASSE DIMENSIONALE
Totale economia. Società di capitali, agevolazione nel 2017 sui beni materiali.Fonte: elaborazioni CSC e MEF-Dipartimento delle Finanze su dati Agenzia delle Entrate e ISTAT

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