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Caporalato anche nella logistica. Multinazionale commissariata

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Servizio |il caso ceva

Caporalato anche nella logistica. Multinazionale commissariata

Turni medi di dodici ore; paghe inferiori ad ogni contratto nazionale; giorni di riposo, spesso saltati. E un clima generale di intimidazione, per cui «se non fai gli straordinari,vieni lasciato a casa», come denunciano più impiegati. Non a caso, un giorno era stato anche affisso un cartello, con questa scritta a caratteri cubitali: «Obbligatorio sabato e domenica lavorati».

Uno sfruttamento del lavoro, dunque, che porta ora Ceva Logistics Italia srl, filiale della multinazionale svizzera specializzata in movimento e stoccaggio di merci, ad essere commissariata dal Tribunale di Milano. Un provvedimento della sezione Misure di Prevenzione, applicato per la prima volta per il reato di caporalato ed eseguito lunedì sera.

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Si tratta di un commissariamento parziale, come già avvenuto negli anni scorsi per Nolo Stand o Fiera di Milano; un commissariamento, non finalizzato alla confisca, ma a bonificare l’azienda dagli illeciti scoperti. Un’effettiva misura preventiva, dunque. L’obiettivo, affidato dal Tribunale all’amministratore giudiziario, è infatti ora quello di «analizzare e rimodulare, in un’ottica primaria di salvaguardia dell’occupazione a tutti i livelli, gli accordi contrattuali» - scrive il collegio, composto dal presidente Fabio Roia e dai giudici Veronica Tallarida e Ilario Pontani - tra Ceva e il consorzio Premium Net, già sottoposto a sequestro preventivo dal gip di Pavia, che ha fatturato alla multinazionale sia nel 2016 che nel 2017 il 51% del totale.

Inoltre il Tribunale chiede di rivedere i modelli organizzativi previsti dalla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti, che devono tener conto anche del reato di caporalato, da poco inserito nella normativa antimafia. Modello che per i giudici non ha funzionato in questo caso, visto quello che è stato scoperto dalla Procura di Pavia, che sostiene l’accusa nel processo aperto a febbraio contro tre imputati, Giancarlo Bolondi, Stefano Groppi e Daniele Di Maggio, per un lungo elenco di reati, dallo sfruttamento del lavoro a quelli fiscali - con 170 parti offese. Poi, per le misure di prevenzione, gli atti sono stati trasmessi a Milano, dove il caso è stato seguito dal pm Paolo Storari.

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Tutto parte dai siti Ceva di Stradella soprattutto, nel pavese, e in parte di Arese e si concentra sui rapporti con il consorzio Premium Net S.C.p.A, che tra i tanti clienti a cui offre servizi di facchinaggio e manodopera specializzata vanta pure Tim, Wind, Buffetti, Lavazza, Johnson&Johnson, oltre a gruppi editoriali quali Rcs, IlSole24ore, si elenca nel provvedimento. I giudici chiedono all’amministratore di «estendere l’analisi anche a tutti gli altri siti della società Ceva – che conta 1.021 dipendenti su 42 sedi in tutta Italia - per verificare se esistano altre forme di sfruttamento». Come quello denunciato già a verbale da molti lavoratori, oltre a quelli che hanno reso «dichiarazioni reticenti, per la paura di perdere il posto».

«Si applica una forma di ricatto non detta», ammette un’addetta del reparto picking, per cui «nessuno ti impone lo straordinario, ma se non lo fai c’è un’elevata probabilità di essere lasciati a casa». «Sapevo che le buste paga erano fatte a caso, ma se volevo lavorare dovevo sottostare a queste condizioni», rincara un operaio romeno. E se una donna albanese ricorda che «non sempre erano inseriti i festivi nei pagamenti» o che «erano pagati come i feriali», è un quarantenne di Lodi a riferire del giorno in cui «il capo aveva deciso che chi non era venuto quella domenica, doveva rimanere a casa per una settimane». E sugli orari di lavoro, un primo indizio lo dava già una comunicazione affissa in bacheca: era indicato solo l’inizio del turno, mentre la conclusione era affidata ad una sigla, “f.s.”, vale a dire fine servizio.

Nelle 48 pagine del decreto, il sistema viene così sintetizzato dal collegio delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano: Premium si aggiudica commesse, offrendo ai clienti prezzi vantaggiosi, abbassando i costi del lavoro di gran lunga, rispetto ai parametri del contratto nazionale. Tutto avveniva attraverso l’intermediazione di cooperative, a cui il personale era formalmente in carico. Da parte sua Ceva, secondo il Tribunale, era «consapevole» dello sfruttamento dei lavoratori, realizzato dai gestori Premium. A dispetto degli accordi, in base ai quali il consorzio «si impegnava a garantire il regolare adempimento degli obblighi retributivi e contributivi». E forte anche, ricostruiscono i magistrati, della manleva esistente con Premium, per cui «passivamente ha accolto le azioni giudiziarie dei lavoratori», ben 92.

Per questo, ora Ceva Logistics Italia srl è stata commissariata dal Tribunale di Milano.

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