Famiglie, giovani, professionisti, imprese: chi vince e chi perde con la manovra 2020

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CHI VINCE

Chi investe in beni strumentali e innovazione
Prorogato il maxiammortamento (maggiorazione del 30% del costo fiscalmente riconosciuto) per gli investimenti in beni strumentali nuovi, fino a 2,5 milioni di euro, effettuati nel 2020. Esclusi i mezzi di trasporto. Torna l'iperammortamento per gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale (Industria 4.0) effettuati nel 2020 o anche nel 2021, purché entro fine 2020 sia pagato almeno il 20% del prezzo. Premialità aggiuntiva (credito d'imposta) per l'economia circolare.

Imprese e autonomi con immobili strumentali
La deducibilità integrale dell'Imu sugli immobili strumentali anticipa al 2022 (al posto del 70%). Non cambiano, però, le quote per i periodi d'imposta 2019 (50%), 2020 e 2021 (60%).

Chi investe nelle aree del terremoto 2016
Prorogato il credito d'imposta per investimenti nelle regioni dell'Italia centrale colpite dagli eventi sismici del 2016.

Chi utilizza la Nuova Sabatini
Rifinanziata le agevolazioni per le Pmi che investono (anche in leasing finanziario) in macchinari, impianti, beni strumentali, nonché in hardware, software e tecnologie digitali.

Chi investe in formazione 4.0
Prorogato al 2020 il credito d'imposta per le spese di formazione del personale dipendente nelle tecnologie previste dal Piano Industria 4.0.

CHI PERDE

Imprese che usano i crediti d'imposta
I crediti delle imposte dirette (Irpef/Ires) e dell'Irap superiori a 5mila euro potranno essere compensati solamente 10 giorni dopo la presentazione della dichiarazione relativa all'anno in cui sono maturati. La misura ritarderà dall'anno prossimo l'uso dei crediti maturati nel 2019.

Chi usa imballaggi di plastica
Introdotta un'imposta da un euro per ogni chilo di plastica utilizzata nella produzione di manufatti monouso. La stretta sarà minore per chi rinnova impianti o fa formazione grazie a due crediti d'imposta del 10 per cento.

Imprese digitali
Attuata l'imposta del 3% sui ricavi digitali. Con alcuni correttivi però: fuori dalla base imponibile i ricavi da fornitura diretta di beni e servizi, sia per un servizio di intermediazione digitale sia per vendita online al dettaglio. Esclusi anche i servizi di fornitura di un'interfaccia digitale con scopo esclusivo o principale di fornire contenuti digitali, servizi di comunicazione o di pagamento.

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