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Lavori in casa con sconto fiscale in fattura: le imprese in rivolta dicono «no»

Mentre l’agenzia delle Entrate dà attuazione all’anticipo dello sconto in fattura e i consumatori iniziano a entrare in confidenza con la nuova opportunità, le imprese coinvolte nell’operazione marciano quasi tutte in direzione opposta

di Giuseppe Latour


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3' di lettura

Mentre l’agenzia delle Entrate dà attuazione all’anticipo dello sconto in fattura e i consumatori iniziano a entrare in confidenza con la nuova opportunità, le imprese coinvolte nell’operazione marciano quasi tutte in direzione opposta. Per i fornitori piccoli e medi, infatti, l’anticipo di liquidità che è alla base della cessione dello sconto fiscale non è assolutamente sostenibile.

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Circolano, così, stime che ipotizzano scenari devastanti: un artigiano che scegliesse di applicare lo sconto in fattura a tutti i suoi clienti rischierebbe di fallire nel giro di un anno e mezzo. Il nuovo strumento ha, infatti, un effetto valanga. Con il passare degli anni e l’accumularsi dei crediti fiscali, diventa sempre più complesso da gestire e presuppone masse di liquidità che i piccoli imprenditori non possono avere.

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Alcune imprese, allora, si stanno già attrezzando per non applicare il meccanismo. Dal momento che la legge consente al cliente di esercitare un’opzione al momento del preventivo, l’idea è inserire nei contratti una clausola che specifica: «Con la presente proposta/offerta la sottoscritta ditta/società dichiara di non essere disponibile ad applicare la nuova e aggiuntiva modalità di fruizione delle agevolazioni fiscali». Il cliente, per parte sua, «dichiara di essere perfettamente consapevole che con l’accettazione della presente proposta/offerta non potrà esercitare tale facoltà di opzione». Sulla praticabilità di questa strada - va detto - non tutti sono d’accordo.

Di certo, resta il problema di uno strumento che mette in difficoltà i piccoli. Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo commenta: «È un ennesimo pasticcio, che sarebbe stato meglio non creare, al quale bisognerà porre rimedio a dicembre con la legge di Bilancio». La soluzione sarebbe «stralciare la norma» oppure - prosegue Orsini - «rendere bancabile il credito, consentendo alle imprese di incassare subito il denaro».

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Il provvedimento delle Entrate, secondo il direttore generale di Unicmi (associazione delle industrie di involucro edilizio e serramenti), Pietro Gimelli, «non sposta nulla; è stato fatto un buon lavoro che chiarisce, tra l’altro, come debba esserci un completo accordo con il fornitore. Il problema è la norma: bisognerebbe, almeno sganciare lo sconto in fattura dall’entità della detrazione». In questo modo, sarebbe più facile costruire un’offerta commerciale.

Anche Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, guarda soprattutto alle prossime settimane: «Vediamo come si assesterà il mercato dopo il provvedimento di attuazione. Nel frattempo continuiamo a chiedere lo stralcio della norma, che genera distorsioni importanti. In alternativa, una strada praticabile potrebbe essere quella di consentire un rimborso dei crediti non compensabili».

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Dalle parti di Cna, invece, c’è meno soddisfazione sul provvedimento: addirittura, si sta studiando un ricorso amministrativo. Per il resto, dicono dall’associazione, «la nostra posizione è da sempre coerente e lineare: abrogare l’articolo 10 del decreto. In questa battaglia a tutela del sistema delle piccole imprese e della concorrenza abbiamo fatto ricorso all’Antitrust e a Bruxelles. Abbiamo avviato una sottoscrizione di firme che in pochi giorni ha già raggiunto quasi 5mila adesioni».

E contro il provvedimento c’è anche Angaisa, associazione dei distributori idrotermosanitari: «Lo sconto in fattura penalizza gravemente le piccole e medie imprese distributrici e installatrici – commenta il presidente Enrico Celin - avvantaggiando un ristretto gruppo di operatori caratterizzati da una grande forza economica e organizzativa, gli unici che potranno farsi carico degli oneri finanziari direttamente connessi ai nuovi incentivi».

In questo quadro, va considerato anche il fronte parlamentare. Sono già tre i disegni di legge sul tema. Il Movimento 5 Stelle, d’accordo con gli alleati della Lega, chiede due innovazioni con un testo firmato da Stefano Patuanelli: compensazione in tempi rapidissimi per i fornitori e, soprattutto, possibilità di chiedere rimborsi fiscali. Il Pd, con Teresa Bellanova prima firmataria, chiede la cancellazione secca dell’articolo 10: quindi, eliminazione del meccanismo. Forza Italia (Ddl a firma di Roberta Toffanin) punta su una modifica: l’introduzione di un’opzione per cedere lo sconto a banche e intermediari finanziari. I tempi di un Ddl, però, potrebbero essere troppo lunghi.

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