Ricerca "Dati Cumulativi" dell'Area Studi Mediobanca

Imprese, carte in regola per la ripresa. Nel 2021 fatturato +7,7% e +6,5% nel 2022

Lo scorso anno i ricavi sono scesi dell'11,7% e la flessione dei margini è stata ancora più marcata. Ma il boom di liquidità e una struttura debitoria più solida pongono le basi per il rimbalzo

di Paolo Paronetto

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4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le principali imprese italiane hanno accusato un calo del fatturato dell'11,7% nel 2020, ma hanno ora «le carte in regole per la ripresa»: le previsioni sul 2021 vedono infatti ricavi in crescita del 7,7%. Performance che potrà essere seguita da un +6,5% nel 2022. È quanto emerge dalla nuova edizione dei “Dati Cumulativi” dell'Area Studi di Mediobanca, indagine annuale sulle società industriali e terziarie italiane di grande e media dimensione analizzate nel decennio 2011-2020. In particolare, sono state esaminate 2.140 società italiane che rappresentano il 47% del fatturato industriale e di quello manifatturiero, il 36% di quello dei trasporti e il 38% della distribuzione al dettaglio. In base all’assetto proprietario di fine 2020, il fatturato delle 2.140 società è per il 19% relativo a 143 imprese controllate dalle Amministrazioni Pubbliche italiane, il 47% riguarda 1.427 imprese controllate da privati di nazionalità italiana e il 34% si riferisce a 570 società che fanno capo a soggetti di nazionalità estera, privati e pubblici.

Nel 2020 calano utili e investimenti, Fisco in aiuto

Tornando ai risultati della ricerca, lo scorso anno gli investimenti si sono ridotti in termini reali dell’8,2% rispetto al 2019, grazie alla stabilità delle imprese a controllo pubblico (-0,2%) che hanno fronteggiato la flessione del comparto privato (-11,6%). Quanto all'andamento del conto economico, la flessione dei margini è stata superiore a quella del fatturato e sarebbe stata ancora più marcata in assenza di un beneficio fiscale eccezionale. Mediobanca nota infatti che l'utile netto delle principali imprese italiane è crollato del 32,5% nel 2020, con un Roe sceso al 4,9% dall'8,1%, e il tonfo è stato limitato dall'operazione di riallineamento fiscale dell'avviamento effettuata con il Decreto Agosto, senza la quale la discesa dell'utile sarebbe stata del 54,3%, con Roe al 3,4%. In generale, nel 2020 «tutti i margini di conto economico hanno subìto flessioni più ampie del fatturato, nonostante il costo del lavoro si sia contratto del 4,8%, una dimensione eccezionale, per effetto dei provvedimenti di Cig Covid-19 che hanno escluso la compartecipazione delle imprese». La forza lavoro è scesa dello 0,9%. Mediobanca nota inoltre che «anche la gestione finanziaria ha offerto parziale sollievo ai conti, grazie a un costo medio del debito eccezionalmente basso (2,6%, era al 4,5% a inizio decennio), alle misure di moratoria e all’ingresso nei bilanci di ingenti dosi di liquidità». Le imposte si sono ridotte del 19,3%, per un tax rate che è rimasto inalterato al 20,9%.

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Soffrono turismo e petrolio, tiene l'alimentare

Nel dettaglio delle performance 2020, le imprese pubbliche hanno lasciato sul terreno il 16,8% del fatturato, complice il forte coinvolgimento nelle attività petrolifere (-34,7%) e in quelle energetiche (-12%). Migliore l’andamento del comparto privato, che ha avuto un saldo di -10,4%, per effetto della maggiore esposizione verso le attività manifatturiere, che a loro volta hanno contenuto la perdita all’8,4%. Con i risultati dello scorso anno, le vendite delle imprese industriali italiane sono tornate al di sotto dei livelli di inizio decennio (-9,3%), ma a questa dinamica si è sottratto il comparto manifatturiero che ha chiuso il 2020 sopra i volumi di vendite del 2011 (+2,6%). «Davvero notevole», rileva Mediobanca, «la performance messa a segno dalle medie imprese che hanno chiuso il 2020 con un +11,9% sul giro d’affari del 2011, insieme a tutto il più ampio perimetro del quarto capitalismo (+6,9%)».

Per quanto riguarda l'andamento dei diversi settori economici nel 2020, ha tenuto la produzione alimentare con il conserviero che ha visto un incremento del fatturato del 3,5% (con +10,3% per le attività di conservazione di frutta e ortaggi e +10,6% per la produzione di pasti e piatti preparati), gli alimentari diversi a +3,4% (+12,7% la produzione di zucchero e +8,5% le paste alimentari) e il caseario a +0,6%. In contrazione del 5,2%, invece, le bevande, tra cui i vini hanno mostrato una maggiore resilienza (-3,9%). È poi risultato in crescita il fatturato dei produttori di elettrodomestici (+2,9%) e dell’industria farmaceutica, sia nei prodotti di base (+0,8%) che nei preparati (+0,6%). Nel terziario, la distribuzione al dettaglio è stata sostenuta da quella a prevalenza alimentare (+5,9%), mentre il non-food ha accusato un -12,8% soprattutto a causa dell’abbigliamento (-33,6%). Nei trasporti, a fronte del tonfo di quelli aerei (-58,3%) si registrano cali relativamente più contenuti per quelli ferroviari (-35,4% di persone e -10,4% di merci), mentre quelli su strada di merci sono addirittura cresciuti del 2,8%. Come noto le difficoltà maggiori sono state quelle accusate dal turismo (-70,7%) e dai parchi divertimento tematici (-73%). Male il tessile (-24,9%), l’abbigliamento (-20%) e gli accessori in pelle e cuoio (-27%), cui seguono la metallurgia (-11,7%) e la costruzione di mezzi di trasporto (-11,6%).

Boom di liquidità e struttura debitoria più stabile

La crisi del 2020 ha tuttavia consentito alle imprese di mettere in atto anche «comportamenti funzionali a cogliere in modo efficace la ripresa». In particolare, spiega lo studio di Mediobanca, «il contenuto costo del denaro ha agevolato importanti operazioni di assunzione di debito finanziario». L’ammontare raccolto nel 2020 ha una consistenza che non si osservava dal 2007 ed è costituito per il 96,3% da indebitamento a medio lungo termine, tanto che a fine anno tale componente è arrivata a rappresentare il 70% di tutta la provvista finanziaria, la quota maggiore da inizio decennio. Questa ricomposizione delle scadenze, sottolineano gli esperti di Piazzetta Cuccia, «conferisce maggiore stabilità alla struttura debitoria». Parallelamente è cresciuta la liquidità, che ha visto un incremento del 24,1% sul 2019, essenzialmente sotto forma di cassa (+31,5%). Il maggior debito assunto, infine, non ha compromesso la solidità patrimoniale dell’aggregato: da un lato, l’incidenza della liquidità rispetto al debito finanziario è passata dal 21% del 2019 al 23,8% del2020, dall’altro il rapporto tra debiti finanziari e mezzi propri è aumentato marginalmente dall’83% all’88,4 per cento.

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