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Imprese chimiche italiane, la stagnazione è realtà

Lamberti: plastica in frenata per stop alle monouso e per campagne mediatiche

di Cristina Casadei


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(Marka)

4' di lettura

Se la stagnazione è un fattore comune a tutta la chimica europea, in Italia, però, dice il presidente di Federchimica, Paolo Lamberti, «ci sono dei fattori critici che aggravano il clima. La prossima legge di Bilancio sarà un passaggio delicato, vanno assolutamente evitati contrasti tra Governo italiano e Istituzioni europee. Non possiamo permetterci nuove tensioni che certamente alimenterebbero l’incertezza e le turbolenze finanziarie, con ricadute negative per tutto il sistema produttivo». Le imprese chimiche italiane sono alle prese con un andamento della produzione debole e altalenante: nel 2019, secondo i dati di Federchimica, la produzione si fermerà a un +0,3% e nel 2020 a un +0,5%. Stime che oggi fanno parlare di vera e propria stagnazione, sempre che il contesto macroeconomico non si deteriori.

Viene meno il traino dell’export
Sui dati pesano diversi fattori. Innanzitutto è venuto meno il traino dell’export: si è passati dal +2,8% in valore del 2018 al + 0,1% nella prima parte (gennaio-maggio) dell’anno in corso. Le vendite sono in leggero calo sul mercato extra-europeo (-0,4%) e poco più che stabili su quello intra-europeo (+0,1%). Tra le destinazioni principali Federchimica segnala la contrazione di Germania che segna -3,4%, Spagna con - 3,5%, Turchia con - 15,8%, Cina con -4,6% e Russia con - 8,7%. Nel calo generalizzato, spicca in controtendenza il Regno Unito: le imprese chimiche registrano infatti un 7,9% di crescita che potrebbe essere il riflesso temporaneo dello stoccaggio di chi cerca di correre ai ripari in vista della Brexit.

L’auto con il freno a mano
Tra i settori clienti l’auto è decisamente quello che ha avuto l’impatto negativo maggiore: la fase di transizione dai modelli tradizionali a quelli elettrici, che sono ancora in rampa di lancio, ha determinato il rallentamento degli ordinativi di questo comparto. Riscontri positivi ci sono invece nell’ambito dei consumi delle famiglie non durevoli, con previsioni ottimistiche, sempre che non vi siano cambiamenti di regime fiscale. Sulle costruzioni c’è ancora un punto interrogativo: dopo il lungo ciclo di caduta che ha affrontato il comparto, oggi si vede qualche piccolo segnale di recupero che, se si consolidasse, sarebbe un elemento importante. Il ruolo degli investimenti pubblici, Tav inclusa, sarebbe decisivo nella ripartenza delle costruzioni.

La ricerca
Essendo un settore a monte di molti altri, dall’auto fino all’alimentare, la chimica è molto sensibile all’incertezza: la prima reazione dei clienti è infatti bloccare l’acquisto di materie prime chimiche e le scorte. «Noi guardiamo a questo rallentamento come a un fattore ciclico - spiega Lamberti - che pensiamo di poter superare anche grazie all’impegno nella ricerca. L’innovazione è vitale per lo sviluppo della chimica, ma è anche il fattore chiave per conferire all’industria europea, nel suo complesso, il primato tecnologico che le spetta». Alcuni numeri. Negli ultimi 4 anni la chimica italiana è cresciuta più della media europea (+7%, a fronte del +3,3%), ha livelli di redditività (Roi) di 4 punti superiori alla media manifatturiera italiana e il più basso tasso di sofferenze sui prestiti bancari (2,2% rispetto all’11,5% dell’industria nel suo complesso).

Industry 4.0 e la circolarità
In un contesto su cui pesa il rallentamento ciclico, ma anche un profondo cambiamento tecnologico, «l’industria chimica - dice il presidente Lamberti - è consapevole che per crescere occorre investire sul futuro». Con 380 milioni di investimenti in Industria 4.0, dopo la metalmeccanica la chimica è il settore che sta investendo di più. «Industria 4.0 offre grandi opportunità, specie nell’implementazione dei modelli di economia circolare, attraverso la raccolta e la condivisione di grandi masse di dati e il miglioramento dei processi lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti - interpreta Lamberti -. La chimica giocherà un ruolo essenziale nello sviluppo dell’economia circolare. Già oggi disponiamo di soluzioni sostenibili e sempre di più ne avremo in futuro grazie a nuove tecnologie».

Impatto sul resto dell’industria
Il ruolo dei decisori però sarà fondamentale nel guidare una transizione, a sua volta circolare, dell’industria in generale. Il presidente di Federchimica mette in guardia dagli approcci ideologici: «L’economia circolare si crea solo con un solido orientamento scientifico, che valuti l’impatto socio-ambientale complessivo lungo l’intero ciclo di vita del prodotto - spiega l’imprenditore -. Penso ad esempio alle plastiche che, già oggi, stanno subendo non solo gli effetti negativi del bando delle monouso - in vigore dal 2021, che colpisce una produzione in cui l’Italia vanta una leadership a livello europeo, ndr - ma, più in generale, di campagne mediatiche indiscriminate e prive di ogni fondamento scientifico». Se prendiamo lo spreco alimentare, per esempio, si pensi a che cosa accadrebbe in assenza dell’imballaggio in plastica che ne consente la conservazione: si genererebbero fino a 13 kg di emissioni di CO2 per un chilo di carne prodotta, calcolano da Federchimica.

Il ruolo dei decisori
La circolarità non potrà comunque esprimere al massimo il suo potenziale senza il sostegno da parte delle istituzioni. «L’industria - continua Lamberti - si impegna a fare la sua parte, ma è necessario l’impegno di tutti: delle istituzioni, che devono fornire un quadro normativo stabile e basato sull’evidenza scientifica oltre ad adeguate infrastrutture, così come dei singoli cittadini, i cui comportamenti sono determinanti». Un report del 2017 del Cefic (l’Associazione dell’Industria Chimica Europea), ricorda Lamberti, «stima che, per sviluppare il potenziale del riciclo di prodotti chimici in Europa, saranno necessari dai 160 ai 280 miliardi di euro: noi, come terza industria chimica europea, faremo la nostra parte. La portata della sfida e l’ambizione europea di essere leader su questo fronte rendono necessario intervenire in tutte le fasi del ciclo di vita, utilizzando un ampio spettro di tecnologie già disponibili o in fase di sviluppo». Raccolta differenziata e riciclo, non solo meccanico ma anche chimico, sono due strade, ma non è più tempo di poter trascurare i termovalorizzatori che consentono il recupero del contenuto energetico dei rifiuti.

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