Verso l’assemblea di Unindustria Lazio

«Imprese competitive, ma per superare la crisi servono aiuti urgenti»

Il presidente Camilli: le aziende stanno già riducendo i costi ma non basta. Una fondazione per l’Expo 2030

di Andrea Marini

Angelo Camilli. Presidente di Unindustria Lazio

4' di lettura

«In questo momento la situazione delle imprese è preoccupante. Già durante la pandemia nel Lazio c’era stata una perdita economica importante, oltre 8 punti di Pil, che eravamo riusciti a recuperare nel 2021. Prima della guerra in Ucraina, per il 2022 avevamo prospettive positive, con una rinnovata fiducia delle imprese e investimenti che potevano superare anche i livelli pre Covid. Ora aggiorniamo di settimana in settimana le proiezioni al ribasso». Angelo Camilli, presidente di Unindustria Lazio dal 30 settembre 2020, in questo colloquio con il Sole24Ore affronta alcuni temi che saranno approfonditi durante l’assemblea dell’associazione, che si terrà il prossimo 28 aprile al Teatro dell’Opera, e che vedrà la partecipazione dei rappresentanti del mondo produttivo nazionale e regionale. Un appuntamento che chiamerà a raccolta 2.800 aziende aderenti, per 220.000 dipendenti (la seconda associazione del sistema Confindustria per numero di dipendenti). Tema centrale sarà ovviamente l’impatto che sta avendo la guerra in Ucraina sulle imprese del territorio (Camilli in persona ha più volte espresso solidarietà all’Ucraina).

«I costi che stanno sostenendo le imprese per l’aumento dei prezzi dell’energia e la carenza di materie prime – spiega Camilli – già oggi hanno un impatto fortissimo. Secondo il Centro Studi di Confindustria il 16% delle imprese italiane ha già dovuto ridurre la produzione e il 30% prevede interruzioni e fermi nei prossimi tre mesi. A fine giugno, quindi, ci potrebbe essere il blocco di oltre il 40% delle attività. Una situazione insostenibile con ricadute sull’offerta di beni e servizi, sull’inflazione e sull’occupazione. E che mette a rischio anche l’attuazione del Recovery plan».

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A preoccupare sono in primis quei settori che hanno un elevato consumo di energia o che fanno uso di materie prime che scarseggiano. Nel Lazio gli occhi sono puntati soprattutto su metallurgia e meccanica, alimentare e bevande, sul polo della ceramica di Civita Castellana (Viterbo), chimica, carta. Per non parlare dei timori per l’edilizia. «Eppure – sottolinea il presidente di Unindustria – l’anno era iniziato in maniera molto positiva». In base alle previsioni di Prometeia di gennaio, il Pil del Lazio era previsto in crescita quest’anno del 4,1% (contro il 4% dell’Italia) dopo il +6% del 2021 (+6,3% dell’Italia). «Un andamento tanto più significativo se si pensa che questo è avvenuto – evidenzia Camilli – senza il contributo del turismo. Un comparto, questo, fondamentale per l’economia del Lazio, che durante la pandemia aveva perso a Roma quasi l’80% degli arrivi. E che nel 2021 è stato praticamente fermo, a causa della mancanza degli arrivi stranieri di lungo raggio, mentre nel resto d’Italia si è iniziato a registrare un parziale recupero».

Per il presidente di Unindustria, quindi, «c’è da augurarsi che la guerra finisca il prima possibile, soprattutto sotto il profilo umanitario, anche se dagli attuali segnali non sembra facile. Purtroppo la situazione italiana è grave: il 50% della nostra energia elettrica è ricavata dal gas, e di questo il 90% viene importato. Nel breve periodo saremo ancora in difficoltà, dato che per adottare provvedimenti strutturali servirà del tempo». Questo spiega anche come mai i margini di intervento del governo, per non parlare degli enti locali, siano limitati. «Ci auguriamo che il governo riesca a trovare le risorse per aiutare i settori più colpiti, ma scontiamo la debolezza dello nostra finanza pubblica – sottolinea Camilli – e quindi abbiamo pochi margini per operare. Il premier Mario Draghi, giustamente, chiede di affrontare il problema nell’immediato a livello europeo. E tutte le forze politiche dovrebbero essere unite nel sostenere il governo su questo punto». Il governo, per Camilli, «deve proseguire nella strada di diversificare le fonti energetiche di approvvigionamento e investire nelle fonti alternative».

Intanto Unindustria ha attivato una task force per aiutare le imprese colpite dalla guerra in Ucraina: «L’obiettivo è fornire assistenza agli associati, anche attraverso una piattaforma digitale. Per fortuna almeno dal punto di vista dell’export la situazione non è drammatica, visto che le vendite verso Russia e Ucraina hanno una incidenza dell’1% sul totale, sotto la media nazionale». Il presidente di Unindustria evidenzia come «le imprese si stiano comunque organizzando per ridurre i costi, per modificare la logistica e i trasporti con l’obiettivo di ridurre il peso del caro energia. Certo, non sarà sufficiente per risolvere il problema. Ma le imprese non devono perdere la fiducia, il nostro sistema produttivo ha tutte le capacità per superare questa fase».

La speranza è che comunque si adotti un Piano energetico europeo, indipendente dalle risorse già stanziate per il Recovery plan. «Il Pnrr in Italia deve allora tener conto di queste situazioni e adattarsi, a partire dalla revisione dei prezzi e tempi di esecuzione, ma soprattutto – spiega – deve segnare l’inizio di un cambiamento strutturale sulle procedure realizzative e autorizzative». Anche perché Roma e il Lazio puntano sul Pnrr, sulla nuova tornata dei fondi europei ’21-’27 e sul Giubileo 2025 per avviare i propri progetti di rilancio. Senza trascurare la candidatura all’Expo 2030 e il Bimillenario della nascita di Gesù del 2033. «Roma ha tutte le carte per vincere la candidatura dell’Expo 2030, ma nulla deve essere dato per scontato. Serve – conclude il presidente di Unindustria – una convergenza di tutte le forze sul progetto, con il coinvolgimento di cittadini e imprese. Noi siamo pronti a collaborare con una fondazione del mondo privato per sostenere il comitato promotore».

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