Workers buyout

Imprese in crisi recuperate dai lavoratori: al via due nuovi progetti in Emilia Romagna

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Partono dall’Emilia-Romagna, culla del sistema cooperativo, e più precisamente dalla rossa Bologna, due progetti battistrada in Italia per lo sviluppo e la diffusione dei Workers buyout (WBO) quale risposta a crisi industriali: un corso di formazione dedicato a funzionari di sindacati e coop (si è chiuso da poco il primo corso) e un Osservatorio nazionale che avrà il compito di monitorare i casi di aziende in difficoltà, anche per passaggi generazionali complessi, e individuare la fattibilità di soluzioni di salvataggio per mano dei lavoratori.

I workers-buyout potrebbero diventare uno strumento strategico del post capitalismo, oggi sono ancora una nicchia, meno di dieci casi all'anno in tutta Italia, anche se sono normati già dal 1985 con la legge Marcora e l'istituzione del CFI (Cooperazione finanza impresa), fondo partecipato dal ministero dello Sviluppo economico, per sostenere la salvaguardia dell'occupazione attraverso la formazione di imprese cooperative tra dipendenti di aziende in crisi.

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«Sia il corso di formazione sia l'Osservatorio sono iniziative bolognesi partite a valle dell’accordo nazionale sui Wbo del gennaio 2021 (siglato da Agci, Confcooperative, Legacoop e le tre sigle confederali), da noi declinato lo scorso luglio in un Protocollo di intesa a livello di Città metropolitana», spiega Luca Grosso, responsabile Promozione Legacoop Bologna e referente per i Wbo, intercettato di ritorno dall’inaugurazione della prima “edicola resiliente” nel quartiere Barca di Bologna. Non un workers buyout ma un “citizens buyout”, una cooperativa di 90 soci residenti in zona che hanno raccolto attraverso il crowdfunding le risorse necessarie per evitare la chiusura dell'attività. Mentre per i Wbo la finanza arriva dalla Naspi, dalla decontribuzione fino a 24 mesi per i lavoratori che diventano imprenditori-cooperatori e dal CFI, che a sua volta è stato potenziato dal Governo e ha in dote circa 200 milioni di euro e siederà ora anche ai tavoli di crisi del Mise per intercettare possibili vertenze risolvibili con lo strumento rigenerativo.

L’Emilia è in prima fila quando si parla di “imprese recuperate” dai lavoratori, che evitano perdita di know-how, ricchezza e posti di lavoro, con 28 casi negli ultimi dieci anni (749 posti di lavoro e 127 milioni di euro di fatturato) su 87 Wbo in Italia. Storie come la Gazzotti18 (storico marchio dei parquet) di Trebbo di Reno, salvata da 18 ex dipendenti o, più recentemente, la Lem di Gaggio Montano rilevata all'asta del Tribunale da 20 lavoratori riuniti nella Coop Reno Fonderie; o la Nuovi Profumi di Parma, società di 34 ex dipendenti diventati titolari e manager della Morris Profumi Spa, messa in liquidazione volontaria dalla proprietà. E spesso sono i sindacati il fattore critico di successo, perché sono i primi a dover deporre le armi della lotta passiva per diventare partner proattivi di lavoratori che tentano il salto nell’imprenditoria. Si calcola che per ogni euro investito in un Wbo ci sia un ritorno di sei.

«La sensibilità economico-sociale è cambiata e anche il rapporto con i sindacati è cambiato e i Wbo potrebbero essere una risposta efficace per affrontare il deflagrare di crisi aziendali che ci aspettiamo non appena finiranno le misure di sostegno che stanno drogando il mercato – interviene Francesca Montalti, responsabile settore Industriale di Legacoop Produzione e Servizi, referente nazionale per i Wbo - ma servono formazione e informazione sullo strumento». Il corso partito lo scorso febbraio a Bologna per sindacati e cooperatori è solo il primo passo, l'Osservatorio il secondo e la collaborazione avviata con Manageritalia, sempre sotto le Due torri, è un terzo tassello cruciale per creare un vivaio di competenze e allargare la platea dei possibili Wbo. «Per disseminare conoscenza e creare un linguaggio comune – conclude Montalti – abbiamo iniziato a lavorare con tutti gli interlocutori che intervengono nelle procedure di crisi: Ordini degli avvocati, dei commercialisti, liquidatori dei tribunali, esperti delle Camere di commercio per le procedure negoziate».

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