DECRETI ANTI-COVID

Imprese in difficoltà, ora gli aiuti sono in bilico

Le aziende che risultavano già in crisi in base ai parametri europei il 31 dicembre 2019 sono fuori dal contributo a fondo perduto e da altri bonus e le verifiche sono complesse

di Paolo Meneghetti e Gian Paolo Ranocchi

Gualtieri: Tante misure post-Covid ma con procedure semplici

Le aziende che risultavano già in crisi in base ai parametri europei il 31 dicembre 2019 sono fuori dal contributo a fondo perduto e da altri bonus e le verifiche sono complesse


3' di lettura

Il concetto europeo di «impresa in difficoltà» mette a rischio il contributo a fondo perduto e altri aiuti previsti per l’emergenza coronavirus, dai mini-prestiti garantiti fino a 30mila euro (articolo 13 del Dl Liquidità) al credito d’imposta del 20% per la capitalizzazione delle imprese (articolo 26 del Dl Rilancio). Per il contributo a fondo perduto, ad esempio, la circolare 15/E delle Entrate precisa che l’aiuto non può essere concesso alle imprese che si trovavano in una situazione di difficoltà al 31 dicembre 2019, in base alla definizione di cui all’articolo 2, punto 18 del regolamento (UE) n. 651/2014.

Il problema è quindi di circoscrivere il raggio dei soggetti per i quali l’istanza non può essere presentata, cosa che, se ci si cala nella quotidianità operativa, è tutt’altro che agevole.

Esclusi professionisti e ditte individuali
Tralasciamo in questa sede le imprese diverse dalle Pmi (cui si applicano parametri differenti), quelle oggetto di procedura concorsuale e quelle già oggetto di aiuti non rimborsati. Nel regolamento europeo si citano le Srl e le società «di cui almeno alcuni soci abbiano la responsabilità illimitata per i debiti della società». L’allegato II della direttiva 2013/34/Ue chiarisce che vi rientrano le Snc e le Sas.

Non sono richiamate invece le imprese individuali che, quindi, sembrano non doversi preoccupare dell’eventuale stato difficoltà per valutare il possibile blocco degli aiuti.

Certamente sono estranei al problema della verifica dello stato di difficoltà i professionisti.

In difficoltà chi ha perso metà dei fondi propri
L’impresa si considera in difficoltà in presenza delle condizioni previste dal regolamento Ue. Le società di persone qualora abbiano perso più della metà dei fondi propri, intendendo – si ritiene – il solo capitale conferito dai soci (non l’intero patrimonio netto in presenza di altre riserve).

La condizione deve essere riscontrata alla data del 31 dicembre 2019, cioè un momento antecedente – ad esempio – la data di presentazione dell’eventuale istanza per il fondo perduto. Questo pone il problema di capire se l’eventuale successivo intervento di ricapitalizzazione dei soci possa risolvere il problema (si veda l’articolo in basso).

Il monitoraggio in Snc e Sas
Declinare queste regole per le società di persone pone più di una criticità. Innanzitutto è evidente che il monitoraggio dello stato di crisi presuppone che vi sia la possibilità di individuare i «fondi propri», la qual cosa necessita di una situazione patrimoniale al 31 dicembre 2019. Le società di persone in contabilità semplificata, quindi, si ritiene debbano attivarsi in tal senso.

Il riferimento al concetto di «fondi propri» è più equivoco rispetto al chiaro riferimento che usa il regolamento per le società di capitali quando parla di «capitale sociale», ma il meccanismo di monitoraggio dovrebbe essere lo stesso. Quindi si ritiene si debba valutare l’incidenza delle eventuali perdite cumulate sui conferimenti effettuati dai soci, dopo aver considerato l’assorbimento delle perdite per effetto delle eventuali riserve di altro genere (tipicamente per utili accantonati).

Un ulteriore problema riguarda la presenza di poste contabili accese ai cosiddetti «prelevamenti soci in conto utili». Se tali prelevamenti trovano copertura negli utili di periodo o nelle riserve di utili accantonati, ci sembra che il problema si possa considerare implicitamente risolto. Se, invece, i prelevamenti dovessero eccedere tali componenti, è come dire che la società vanta un credito nei confronti dei soci: perciò, il tema si sposta sulla valutazione dell’esigibilità del credito stesso. Ove vi fossero elementi che fanno ritenere che i soci non siano nelle condizioni di onorare il debito, occorre procedere con una svalutazione, con le conseguenze del caso sul conto economico.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti