Interventi

Imprese e passaggio generazionale, i dilemmi e il trust

di Antonello Martinez

2' di lettura

Si avvertono diffusi timori per il futuro che sembrano incoerenti con i dati rilevati: il pessimismo per le sorti collettive (Paese, Economia, PIL) indotto o meno dalla pandemia, contrasta in maniera stridente con le rilevazioni della ricchezza privata che sembra aver raggiunto livelli mai conosciuti prima.
La Fondazione Cariplo in un suo “Quaderno” del 2016 ci ricordava che nei 15 anni a seguire, circa un quinto della ricchezza netta del Paese, stimata in quasi 2.000 miliardi di euro, sarebbe stata destinata ad essere trasferita mortis causa con coinvolgimento di un numero di circa 6.000.000 di famiglie, cioè una ogni quattro.
L'argomento è antipatico perché passa necessariamente attraverso un episodio (fortunatamente unico) della vita terrena che alimenta un fiorente mercato di amuleti e un'antologia di scongiuri. Forse anche per questo, il 60% dei nuclei familiari non ha ancora preso in considerazione l'utilizzo di un qualsivoglia strumento di gestione del passaggio generazionale e così il tema della destinazione del patrimonio familiare comunque composto.
In altre parole, l'impopolarità dell'argomento “passaggio a vita migliore” porta a non prendere affatto in considerazione la sorte del compendio patrimoniale finendo a demandarlo esclusivamente al “dopo” quando il problema sarà esclusivamente di chi è rimasto, non considerando che la successione tradizionale è tendenzialmente paritaria ma non è sempre detto che “tutti insieme e tutti eguali” sia il principio premiante.
Qualcosa, però sembra che stia cambiando come stiamo notando dal nostro osservatorio privilegiato quando ci occupiamo di pianificazione patrimoniale, trust e attività fiduciarie, prestando da anni assistenza e consulenza a imprenditori e non in questa delicata scelta.
Aumenta, infatti, la percezione dell'opportunità di scelte anticipate assistite da figure professionali che abbiano sviluppato la conoscenza di normative, di strumenti tradizionali e innovativi ma dotati anche di capacità di mediazione perché si opera in settori dove gli stati d'animo, l'affettività e la situazione complessiva non sono riducibili a formule ripetitive.
Fra gli strumenti e gli istituti offerti dal nostro ordinamento giuridico, sta assumendo rilevanza l'impiego del trust in funzione cosiddetta “successoria”.
Sono molte le ragioni per scegliere questa soluzione rispetto ad altri strumenti previsti dal nostro ordinamento giuridico, sia che si tratti di negozi più consolidati nella tradizione quali la donazione o il testamento, sia che si tratti di soluzioni più recenti quali il Patto di Famiglia, rispetto ai quali offre l'ulteriore vantaggio di consentire di stabilire i tempi, le modalità e le condizioni del passaggio del patrimonio alle generazioni successive, senza il rischio che ciò si compia all'improvviso e in modo automatico.
Insomma ciascuno deve domandarsi se, nella situazione che lo riguarda, il tema successorio sia da affrontare in termini di programmazione razionalizzabile (e nella pienezza delle energie intellettuali del disponente) oppure ci si debba rimettere a qualcosa di indefinito che verrà.

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