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Imprese e sindacati riuniti: «Rischio disastro per l’auto»

Federmeccanica, Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm hanno elaborato un documento unitario per lanciare il grido d’allarme sullo stato di salute del comparto

di Giorgio Pogliotti

 Il settore in affanno in tutta Europa affronta gli obiettivi europei al 2035 della fine del motore termico

3' di lettura

Accompagnare con misure di politica industriale la sfida della transizione green nell’Automotive per evitare effetti drammatici sull’occupazione e sulle filiere industriali. Con un’iniziativa inedita, Federmeccanica, Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm hanno elaborato un documento unitario, illustrato ieri in una conferenza stampa, per lanciare il grido d’allarme e presentare un pacchetto di proposte, chiedendo di affrontare il tema a palazzo Chigi con il premier Mario Draghi e i ministeri competenti (Sviluppo economico, Transizione energetica e Lavoro).

La scadenza europea del 2035

In vista della scadenza del 2035 fissata dall’Unione europea per lo stop alla vendita di nuove auto che producono emissioni di carbonio (entro il 2040 di furgoni) già si sentono gli effetti della transizione: nel 2019 sono state utilizzate 26 milioni di ore di cassa integrazione, nel 2021 quasi 60, mentre si annunciano migliaia di tagli del personale. Federmeccanica e sindacati stimano che, in assenza di interventi di politica industriale, l’Italia avrà una perdita di circa 73mila posti di lavoro, di cui 63mila nel periodo 2025-2030.

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L’appello di Federmeccanica

«Siamo preoccupati, chiediamo al premier Draghi e ai ministri competenti di aprire un confronto sull’Automotive - ha detto il presidente di Federmeccanica, Federico Visentin -. È necessario che imprese, sindacati e istituzioni lavorino insieme per gestire il cambiamento senza subirlo, per valorizzare un patrimonio italiano. Ci aspettiamo che il Governo riconosca il valore di questa unità di intenti, senza un piano fermare la vendita auto non elettriche al 2035 è impossibile».

Quadro deteriorato da tempo

Il quadro da tempo si è deteriorato, con la produzione nazionale di veicoli in caduta, dagli oltre 1,8 milioni del 1997 ai 700mila nel 2021, di cui meno di 500mila autovetture. L’Automotive ha un peso rilevante nell’economia italiana: l’”industria delle industrie” ha un fatturato di 93 miliardi di euro, il 5,6% del Pil, nel solo comparto della fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi operano oltre 2mila imprese con 180mila lavoratori che realizzano il 7% dell’export metalmeccanico per 31 miliardi di valore.

Il rischio di deindustrializzazione

Contro il rischio di deindustrializzazione le parti chiedono al Governo di mettere in campo politiche industriali che, sulla base di competenze specifiche, possano contribuire ad attivare le sinergie di una filiera ramificata, promuovendo la crescita dimensionale delle imprese, attivando investimenti di sostegno alla domanda verso le tecnologie compatibili con il Green Deal e investimenti di sostegno all’offerta per la difesa dell’attuale capacità installata e dell’occupazione. «Sono diversi gli ambiti sui quali dobbiamo concentrarci- ha aggiunto il vicepresidente di Federmeccanica Corrado La Forgia - dalle tecnologie alle competenze, il tutto all’interno di una politica industriale da definire col contributo di tutti».

La posizione di Fiom-Cgil e della Fim-Cisl

La numero uno della Fiom-Cgil, Francesca Re David ha ricordato che «Francia e Germania stanno già mettendo in campo politiche industriali per affrontare la transizione», il «Governo italiano non sta svolgendo nessun ruolo, anche se siamo scesi dal secondo all’ottavo posto per la produzione di auto in Europa. Serve un’autorità che coordini i ministeri interessati, a livello di presidenza del Consiglio». Il leader della Fim-Cisl, Roberto Benaglia ha ricordato che «quasi un anno fa in piena pandemia» è stato rinnovato il contratto nazionale: «Sempre nella logica della condivisione delle responsabilità - ha aggiunto - diciamo al Governo che non si possono più gestire le vertenze una ad una, sono 1.200 i posti a rischio nelle ultime due. Serve un salto di qualità per avere una visione complessiva dell’impatto che sta avendo la transizione ecologica. La politica industriale va riformulata in una fase in cui non mancano risorse pubbliche, tra Pnrr e nuova programmazione delle risorse comunitarie».

E quella della Uilm

Risorse quantificate dal segretario generale della Uilm, Rocco Palombella che ha sollecitato «l’utilizzo degli oltre 10 miliardi del Pnrr per valorizzare l’intera filiera dell’auto, partendo dal sostegno alla domanda con incentivi permanenti, investimenti sulla rete infrastrutturale e per l’attrazione di nuove realtà produttive ecosostenibili», considerando «preoccupante che in legge di bilancio siano scomparsi i 450 milioni di euro di incentivi per auto elettriche e ibride».

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