ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSfuma il progetto del polo di Anagni

Burocrazia e permessi negati, Catalent via dall’Italia fa rotta verso il Regno Unito

La multinazionale farmaceutica ha comunicato al sindacato la decisione di riporre nel cassetto il progetto di realizzare otto bioreattori nel suo stabilimento di Anagni, in provincia di Frosinone, e di spostare l’investimento previsto nel Regno Unito, e in particolare nell’Oxfordshire

di Andrea Carli

La fase dell’infialamento di vaccini anti Covid nello stabilimento Catalent di Anagni (foto Agf)

4' di lettura

La burocrazia Made in Italy cancella con un colpo di spugna il sogno di Anagni di diventare il primo centro per la produzione di biofarmaci in Italia. La multinazionale farmaceutica Catalent ha deciso di riporre nel cassetto un progetto, sul quale aveva cominciato a pensare nell’autunno del 2020, per la realizzazione di otto bioreattori nel suo stabilimento di Anagni, in provincia di Frosinone, e di spostare l’investimento previsto, pari a cento milioni di dollari, nel Regno Unito, e in particolare nell’Oxfordshire, dove realizzerà un centro di ricerca d’eccellenza per formare alte professionalità nell’ambito dell’industria del farmaco, in collaborazione dell’università di Oxford.

Catalent ha acquisito lo stabilimento di Anagni da Bristol Myers Squibb nel gennaio 2020. A luglio dello scorso anno il via libera del consiglio di amministrazione al progetto. Mario Gargiulo, a capo della divisione europea per i farmaci biologici di Catalent, ha annunciato in quell’occasione l’intenzione di installare nello stabilimento di Anagni bioreattori per farmaci biologici. La tabella di marcia prevedeva un primo step con due bioreattori, che nei piani della multinazionale sarebbero dovuti risultare operativi da aprile 2023, a cui ne sarebbero seguiti altri sei. Le cose sono andate però in maniera diversa.

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Le lungaggini burocratiche

La scelta della multinazionale farmaceutica di “cambiare cavallo” è stata presa a causa dei tempi lunghi connessi alle autorizzazioni ambientali: lo stabilimento di Anagni sorge infatti in un sito di interesse nazionale (Sin), quello della Valle del Sacco. Il 13 aprile l’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) ha scritto al ministero della Transizione ecologica - che a sua volta aveva avanzato una richiesta di chiarimento - mettendo in evidenza che per quanto riguarda suolo e sottosuolo il sito non è contaminato, c’è invece un problema di inquinamento con le acque sotterranee. Una volta ricevuta la relazione, sarà il ministero a valutare, a dare (o non dare) il via libera dell’intervento. Al di là della decisione finale, tuttavia, Catalent ha già preso la sua decisione: gli otto bioreattori per produrre i principi attivi dei vaccini andranno nell’Oxfordshire. L’investimento sarà pari a 160 milioni di dollari, 60 in più rispetto a quelli che erano stati previsti per l’impianto di Anagni. L’investimento avrebbe determinato l’assunzione di cento persone, professionalità medio alte. Anche quelle sono saltate. Una situazione che rischia di produrre un effetto domino per altre aziende con mancati investimenti per lo sviluppo e la perdita di nuovi posti di lavoro nella Regione. Da parte sua, la multinazionale farmaceutica ha chiarito di non avere intenzione di lasciare l’Italia. Il problema rimane soltanto sul punto specifico, ovvero la mancata realizzazione degli investimenti giá programmati ad Anagni a causa di ingenti ritardi burocratici.

Camilli (Unindustria): «Burocrazia allontana investimenti e talenti»

«Con grande amarezza devo prendere atto che Catalent, azienda farmaceutica multinazionale attiva anche nel Lazio, si è trovata costretta a rinunciare ad un investimento di 100 milioni di euro ad Anagni, per un centro di sviluppo sulla produzione innovativa di materie prime biologiche che avrebbe garantito il rinnovo del contratto di 100 brillanti giovani ricercatori che da domani non avranno piu’ un posto di lavoro». È quanto si legge in una lettera che il presidente di Unindustria Angelo Camilli ha mandato al Sole 24 ore, spiegando che «tutto questo valore potenziale, per l’inefficienza della burocrazia italiana e di tempi autorizzativi fuori da ogni logica, finirà invece in Inghilterra». «Chiediamo con forza al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani di intervenire immediatamente per evitare altre Catalent sul nostro territorio nazionale - si legge ancora nel documento -. In un momento così difficile come quello che stiamo attraversando, un intervento sullo sblocco delle autorizzazioni ambientali sarebbe certamente un messaggio positivo per l’Italia. Ci sono cortei e contestazioni davanti ad una fabbrica che annuncia di chiudere. Non c’è mai nessuno davanti alle porte di un’azienda che rinuncia ad aprire».

Chiarlitti (Cgil): la settimana scorsa l’azienda ci ha dato la notizia

Sandro Chiarlitti, segretario generale della Cgil Frosinone Latina ha seguito da vicino la vicenda. «Avevamo chiesto un incontro di verifica con l’azienda per fare il punto suull’andamento dell’infialamento dei vaccini - racconta -. Invece la settimana scorsa, il 12 aprile, l’azienda, oltre a confermarci che ci sarà la dismissione del vaccino AstraZeneca sul sito di Anagni (continuerà solo il confezionamento di quello Pfizer-BionTech) e un allentamento per quello J&J, nella stessa riunione ci hanno comunicato che a causa di una burocrazia molto lenta e farraginosa dal punto di vista delle autorizzazioni ambientali (Aia e Aua) la società Catalent aveva deciso di trasferire l’investimento nel Regno Unito. Non c’è alcuna responsabilità da parte della multinazionale. Non si sa chi siano gli enti di che devono decidere, c’è un rimando continuo: la Regione Lazio non prende un’iniziativa di carattere forte a dire: “benissimo,entro 90 giorni si deve chiarire la situazione”. Nel frattempo i buoi sono scappati».

I sindacati: ora tavolo interistituzionale con Mise e Mite

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un tavolo interistituzionale con il Ministero dello sviluppo economico e con quello della Transizione Ecologica. Questo tavolo, spiegano i sindacati, dovrebbe servire innanzitutto per capire se c’è la possibilità di recuperare le autorizzazioni fino ad oggi negate ed evitare che si ripetano situazioni come quella di Anagni dove a causa di lungaggini amministrative si rischiano di perdere importanti investimenti pubblici e privati con pesanti ricadute per il tessuto produttivo e sociale dei territori della Regione .

L’assessore della Regione Lazio Orneli: regole da cambiare

L’assessore regionale alle Attività produttive della Regione Lazio Paolo Orneli ammette che «le regole attuali, come dimostra il caso dell’investimento annullato da Catalent, devono cambiare». «In questi anni - sottolinea - la Regione ha finanziato in totale 83 progetti, tra Contratti di sviluppo e Accordi per l’innovazione, contribuendo con 32,5 milioni di euro a operazioni che hanno generato investimenti per oltre 830 milioni. Bisogna trovare modalità più efficienti ed efficaci per tenere insieme la promozione degli investimenti e la tutela dell’ambiente. La caratterizzazione e la bonifica dei siti di interesse nazionale sono certamente una priorità assoluta - aggiunge - ma è altrettanto importante poter garantire agli investitori tempistiche certe per il completamento delle procedure autorizzative. Su questo tema - conclude - fin da ora c’è la nostra totale disponibilità a confrontarci con il Governo per trovare una soluzione condivisa. Siamo pronti a lavorare con l’azienda Catalent per programmare nuovi investimenti produttivi sul sito di Anagni». Ben sapendo che quei 100 milioni di dollari hanno preso un biglietto di sola andata per il Regno Unito.

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