Imprese e venti di guerra

Italia-Russia, a rischio 20 miliardi di interscambio

L’inasprimento del conflitto avrebbe impatti pesanti per l’economia italiana, che da Kiev importa soprattutto grano e prodotti metallurgici. Senza contare le ripercussioni sugli scambi con la Russia, che valgono oltre 22 miliardi

di Giovanna Mancini

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3' di lettura

La degenerazione del conflitto tra Russia e Ucraina, seguita alle dichiarazioni di Putin che ieri ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche separatiste del Donbass (Lugansk e Donetsk) è destinata ad avere ripercussioni tangibili sulle imprese italiane che hanno interessi commerciali o attività in entrambi i Paesi.

Non solo come conseguenza di una guerra vera e propria sul territorio ucraino (che appare sempre meno improbabile), ma anche a seguito delle sanzioni che l’Unione europea potrebbe adottare nei confronti della Russia e delle repubbliche del Donbass. Nei confronti di queste ultime Bruxelles ha gà deciso il blocco degli scambi commerciali, mentre ancora al vaglio è un inasprimento delle misure economiche contro la Russia.

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I dati dell’Ice

Secondo i dati dell’Agenzia Ice (su base Istat) si tratta di circa 300 aziende direttamente in affari con la repubblica ex-sovietica, e di un interscambio complessivo di oltre 4 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2021. Per non parlare delle relazioni commerciali tra Russia e Italia, che verso Mosca esporta oltre 7 miliardi di euro di prodotti e ne importa 12,6 miliardi, in particolare gas e materie prime.

La possibile stretta sulle forniture di gas è il tema che più preoccupa le imprese, anche se l’Ucraina è solo territorio di passaggio per la materia prima in arrivo dalla Russia.

Il grano con Kiev

C’è invece un’altra voce di importazione, questa volta direttamente in arrivo da Kiev, che rischia di avere effetti pesanti sull’industria italiana, ovvero quella alimentare. L’Ucraina è considerata infatti il «granaio d’Europa», osserva Carlo Cosimi, presidente di Anra, l’Associazione nazionale dei Risk Manager, da cui l’Italia importa ogni anno circa 120 milioni di chili di grano (altri 100 milioni ne importa dalla Russia). In una sola settimana, secondo la Coldiretti, il prezzo del grano è infatti balzato del 10%.

Un’altra voce importante dell’import italiano dall’Ucraina sono i prodotti della siderurgia, con quasi 1,8 miliardi di euro importati nei primi 11 mesi dello scorso anno.

Dalla Russia importiamo invece soprattutto gas, petroli e metalli di base, mentre esportiamo in particolare prodotti dell’abbigliamento, macchinari, mobili e calzature.

Aziende impreparate all’emergenza

Di fronte a questo scenario, e soprattutto alla prospettiva di un conflitto armato, le aziende italiane, soprattutto quelle piccole e medie, non sono sufficientemente preparate. «Arrivati a una fase così avanzata della crisi, purtroppo si può fare poco dal punto di vista della gestione del rischio o del suo trasferimento – spiega Carlo Cosimi –. Nessuno concede più coperture assicurative quando il conflitto è imminente o altamente probabile. Ma da questa vicenda possiamo imparare molte cose per il futuro».

È infatti possibile tutelarsi dai danni economici causati da eventi bellici, catastrofi naturali o da pandemia, inserendo nei contratti clausole di forza maggiore. Il problema riguarda tuttavia la copertura di danni materiali derivati da una guerra: «In questo momento in Ucraina non c’è nulla di assicurabile, ma guardando ad altri contesti, se un’azienda ha impianti o personale su un territorio a rischio di conflitto, può chiedere un’assicurazione di questo genere – spiega Cosimi –. Non è facile ottenerla, perché il mercato tende a escluderla, ma si può rinegoziare l’esclusione e ottenere questa clausola, in genere pagando una cifra aggiuntiva».

È possibile inoltre trovare contratti di assicurazione per coprire i costi di un’eventuale evacuazione d’urgenza del proprio personale.

Il fronte cybersecurity

Un tema molto importante è quello della cybersecurity. «Quasi tutti si stanno concentrando sui movimenti delle truppe sul campo, ma stiamo perdendo di vista un conflitto di altro genere, che potrebbe avvenire in contemporanea o in alternativa, o che addirittura potrebbe essere già partito: un attacco cyber», spiega Cosimi.

I due Paesi in gioco (Russia e Stati Uniti) hanno capacità di offensiva cyber molto elevate e «Attenzione – mette in guardia il presidente Anra –: quando parte un attacco informatico non si sa mai dove andrà a finire. Perciò consiglio alle aziende, anche a quelle che non hanno un’esposizione diretta in Ucraina, di alzare la difesa».

Si può agire sia in forma preventiva, rafforzando i sistemi informatici di sicurezza, sia con un’assicurazione per coprire eventuali danni.

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