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Imprese lombarde in prima fila per potenziale crescita mercato corporate bond

Secondo una ricerca realizzata da Cerved Rating Acency ed Equita, in Italia ci sono 661 aziende mid-cap non quotate investment grade, di cui un terzo in Lombardia, che potrebbe accedere a questa forma di finanziamento per diversificare il debito e finanziare la crescita

di Flavia Carletti

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il mercato dei corporate bond italiano nel 2020 è cresciuto e potrebbe farlo ancora di più se il bacino delle imprese che ricorrono a questa forma di finanziamento si allargasse a quelle non quotate con capitalizzazione media. È quanto emerge dalla ricerca “Il potenziale di emissioni obbligazionarie per le Mid Cap non quotate” presentata da Cerved Rating Agency (CRA) ed Equita, secondo il quale il mercato italiano dei corporate bond è arrivato a 31 miliardi di euro nel 2020 con un tasso di crescita CAGR del 32,9%. La dimensione è tuttavia ancora ridotta: rappresenta solo il 2% del Pil nazionale contro una media del 3,8% in Europa, per un valore complessivo di circa 500 miliardi. La crescita dei corporate bond è stata anche incentivata dal Governo che ha stimolato l’impiego del risparmio delle famiglie verso le aziende italiane introducendo importanti benefici fiscali (come l’azzeramento delle imposte sul capital gain e delle imposte di successione) per strumenti come PIR e PIR Alternativi che prevedono soglie minime di investimento in Pmi. Questo il quadro delineato nell’approfondimento realizzato da Radiocor in collaborazione con Lombardia Speciale, il sito di Regione Lombardia dedicato ai numeri dell’economia lombarda.

Individuato un bacino di 661 imprese in Italia

Stando alla ricerca, inoltre, nel nostro Paese c’è un ampio bacino di 661 imprese mid-cap non quotate, di cui un terzo in Lombardia, con un potenziale di oltre 150 miliardi di euro di nuove emissioni obbligazionarie. Tali imprese – tutte investment grade secondo il giudizio di Cerved Rating Agency – potrebbero fare ricorso al mercato dei capitali per sostenere gli investimenti necessari alla crescita organica e finanziarie le operazioni di fusioni e acquisizioni (M&A). A questo si aggiunge la possibilità di ottimizzare ulteriormente la propria struttura finanziaria sostituendo parte del debito bancario a breve termine con debito obbligazionario a medio/lungo termine per circa 15 miliardi di euro. Nel dettaglio, si sono andate a esaminare le imprese con EBITDA pari o superiore a 20 milioni di euro, indice Posizione finanziaria netta/ EBITDA pari o inferiore 4x, tra quelle con un rating outstanding emesso da CRA. Sono così state individuate 736 imprese: di queste, 661 con un rating Investment Grade, compreso nella scala di rating dell’Agenzia tra le classi A1.1 a B1.2, dimostrano alto potenziale di emissione.

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Un terzo delle imprese in Lombardia

La ricaduta a livello geografico è concentrata nel Nord-Ovest con 297 imprese e 68,8 miliardi di euro, nel Nord-Est con 220 imprese e 48,7 miliardi, nel Centro con 102 imprese e 32,6 miliardi, nel Sud con 38 imprese e 6,2 miliardi di euro e nelle Isole con 4 imprese e 1,3 miliardi di euro. Andando a vedere il dettaglio regionale, il 32,9% delle imprese prese in considerazione ha sede in Lombardia, ovvero quasi una su tre è lombarda. Sul podio ci sono Emilia-Romagna e Veneto, che seguono però la Lombardia a distanza rispettivamente con il 15,4% e il 13,6% del totale delle imprese. Al quarto posto c’è il Piemonte con il 9,1%, al quinto il Lazio con l’8%, seguito dalla Toscana con il 3,8% e dalle Marche con il 2,3%. Tutte con una percentuale del 2,2% ci sono Liguria, Campania, Trentino Alto-Adige e Friuli Venezia-Giulia. Le altre Regioni hanno percentuali inferiori all’1,8%.

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