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Imprese verso nuovi modelli, a Nord Est la svolta Benefit

Il Friuli Venezia Giulia risulta secondo solo alla Lombardia: per ogni 10mila aziende l'incidenza è pari al 5%. Una quarantina le certificate

di Barbara Ganz

3' di lettura

Il Friuli Venezia Giulia si propone come territorio di attrazione per le imprese benefit, quelle cioè che , oltre al profitto d’impresa, fra gli obiettivi del proprio agire mettono altri scopi che guardano al beneficio comune (declinato i diversi modi: l’ambiente, le persone, il territorio) guardando a tutti i portatori di interesse del proprio agire, inclusi lavoratori, clienti, fornitori, finanziatori, creditori, pubblica amministrazione e società civile.

«L’Italia è stato il primo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, il primo in Europa, ad aver conferito dignità normativa al concetto di Benefit corporation introducendola nell’ordinamento italiano con la Legge di Stabilità del 2016», spiega Lydia Alessio - Vernì, direttrice dell’Agenzia regionale Lavoro & sviluppoimpresa. Sei anni dopo, come mostra lo studio dell’università di Trieste, i numeri dicono che la regione ha una incidenza di SB ogni 10mila imprese sul territorio del 5%, una percentuale seconda solo alla Lombardia (8,8%). In un quadro di attrattività territoriale in crescita (la presenza di aziende estere o di altre regioni italiane in Friuli VG è significativamente aumentata negli ultimi due anni), facilitare l’insediamento di aziende «per il bene» ha una serie di ricadute positive: «In primo luogo, si tratta di realtà molto in linea con le richieste dei giovani talenti. Le nuove generazioni chiedono formule di lavoro flessibili, possibilità di carriera, ma anche valori nei quali riconoscersi, e che sono ben individuabili nelle benefit. Qui, in generale, la qualità del lavoro stesso è elevata».

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Sono 44 le aziende che hanno aggiornato il proprio statuto per essere benefit: in realtà, questo numero sembra sottostimato: «C’è una grande presenza di attività benefit nei fatti, alle quali manca solo l’ultimo tassello del riconoscimento ufficiale: vorremmo farle emergere, perché è giusto valorizzarlee anche da un punto di vista di immagine, di marketing e di percezione del consumatore». E si guarda anche a legare il riconoscimento di benefit a facilitazioni più dirette, come possono essere punti di graduatoria nell’accesso ai bandi. In altri casi, la Regione si è già mossa per premiare le buone pratiche, ad esempio con un contributo a fondo perduto alle aziende che predispongono il primo bilancio di sostenibilità. «Da molti anni la Regione Friuli VG lavora sul bilancio sociale, il welfare aziendale e la responsabilità sociale d’impresa - dice l’assessore al lavoro Alessia Rosolen - nella convinzione che il bene comune vada costruito attraverso una visione politica che metta al centro il lavoratore. Oggi è necessario un ruolo sindacale sulle società benefit, perché le esperienze migliori si vedono dove c’è una contrattazione collettiva, soprattutto di secondo livello, grazie a un datore di lavoro che ha capito che la responsabilità sociale parte dall’attenzione ai lavoratori e a un sindacato più partecipativo. In queste esperienze si fanno opere concrete e questo favorisce l’occupazione femminile e l’attrazione di talenti». L’azienda che propone la prospettiva di un contesto lavorativo fondato sul concetto di benessere «è più attrattiva - rimarca l’assessore -. Lo dimostra il recente primato raggiunto dal Friuli VG, inserito tra le venti destinazioni al mondo più attrattive per i nomadi digitali». E per l’assessore alle Attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini «di fronte allo scenario economico internazionale non proprio rassicurante, le imprese del Friuli VG hanno tutti i presupposti per affrontare il cambiamento necessario che si impone. Un mutamento che passa anche per il modello di benefit. La sostenibilità sociale e ambientale nell’impresa è un parametro di produzione che, se opportunamente messo in pratica, può rendere un’azienda efficacemente competitiva. Tutti noi come consumatori, siamo diventati molto più attenti al come si produce e gli imprenditori si stanno sempre più chiedendo quale eredità lasceranno».

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