Opinioni

Imprese un po’ meno pessimiste, ma l’occupazione preoccupa

di Valerio De Molli

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(Fotolia)


3' di lettura

Una delle più celebri massime attribuite a Catone il Censore è «rem tene, verba sequentur»: possiedi l'argomento e le parole seguiranno da sé. Una volta delineati gli aspetti essenziali, il contorno sarà una naturale conseguenza. La parafrasi odierna – esulando dal campo della retorica ed entrando in quello economico – è: immagina una visione del futuro e aggancia degli obiettivi, il finanziamento ne conseguirà.

Siamo in un momento storico in cui l’intervento pubblico è quanto mai indispensabile, e in cui contemporaneamente le condizioni di credito sono favorevoli come mai in passato. I tassi d’interesse sul debito pubblico sono ai minimi storici e il Pandemic emergency purchase programme varato dalla Bce porterà entro fine anno la quota di debito pubblico nazionale detenuta a Francoforte al 23 per cento.

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Attenzione: questo non è un invito a spendere indiscriminatamente e caricare di debito le future generazioni. È un invito di segno opposto: le condizioni per il finanziamento ci sono, quindi l’attenzione dev’essere concentrata sulle modalità per spendere queste risorse nella maniera più efficiente e lungimirante possibile. Purtroppo, i casi di inefficienza – o di scarsa o mancata programmazione – sono numerosi. Un dato che trovo particolarmente significativo riguarda l’allocazione dei sussidi erogati alle famiglie in questi mesi: degli oltre 35 miliardi di euro allocati fra reddito di emergenza, bonus alle partite Iva e cassa integrazione, l’8,8% è stato erogato alle famiglie che, per reddito, si posizionano nel 10% più ricco, la medesima quota destinata al 10% più povero. Complessivamente, alla metà meno ricca della popolazione è stato destinato il 47% delle risorse complessive. Si tratta di una stortura nella pianificazione che va a incidere negativamente sull’efficacia della misura.

In questa fase, caratterizzata da una seconda ondata pandemica che non possiamo definire inaspettata, il sentiment delle imprese si mantiene pessimistico. Questa evidenza emerge dall’Ambrosetti club economic indicator, uno strumento economico e statistico basato su una survey ad hoc che somministriamo ogni tre mesi presso la business community di The European House – Ambrosetti, oltre 350 amministratori delegati e vertici delle più importanti società italiane e multinazionali. L’indice assume valori fra -100 (sentiment totalmente pessimistico) e +100 (sentiment pienamente ottimistico).

Un elemento che va tuttavia evidenziato è come, anche in occasione del ritorno, prepotente, del Covid-19, la fiducia delle principali imprese coinvolte nell’indicatore del Club di The European House – Ambrosetti non sia crollata sui valori dei primi due trimestri 2020, ma stia proseguendo una lenta crescita.

Un segnale di moderata fiducia emerge dall’indicatore sulla situazione prospettica a sei mesi: a marzo -63,4, a giugno -63,0, a settembre -1,8 e oggi un valore positivo, per quanto cauto. Gli imprenditori immaginano quindi una stabilizzazione e ripresa nel 2021.

Se sul fronte economico il rimbalzo di fiducia per il prossimo semestre è significativo, tanto da invertire il segno, il profilo occupazionale si mantiene caratterizzato dal pessimismo: l’indicatore si attesta a -15, in solo lieve risalita rispetto al -22,8 di settembre.

L’ultimo indicatore che analizziamo riguarda la situazione prospettica degli investimenti a sei mesi: l’indicatore torna positivo (+2,5), e torna lecito sperare in una ripresa degli investimenti dopo la contrazione di quest’anno.

La ripresa degli investimenti sarà indubbiamente legata all’evoluzione della situazione del credito, alle politiche monetarie della Bce e alle scelte del governo, sia in materia fiscale che in ambito normativo. Su questi ultimi due aspetti il discorso si riallaccia alla mia premessa: è indispensabile una strategia di ampio respiro e con un esteso orizzonte temporale. Non preoccupiamoci (troppo) di come finanziare le misure: iniziamo a discutere (bene) di cosa finanziare, perché senza una visione chiara ogni proposito è inevitabilmente destinato a fallire.

Discuteremo di questo, e di molti altri temi legati al rilancio del Paese, nel tradizionale appuntamento con il nostro Workshop Finanza previsto oggi.

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