climate change

Imprese in ritardo sulle emissioni: solo la metà in linea con i target di Parigi

di Elena Comelli

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Afp


4' di lettura

Molte belle promesse, ma poche mantenute. È questo il quadro che emerge dal Temperature Score, un nuovo strumento, presentato alla

Climate Week di New York, per individuare l'effettiva impronta climatica delle aziende quotate. Lo studio di Arabesque, una società tedesca di analisi focalizzata sulla sostenibilità delle aziende quotate, ha inserito 2.900 imprese (tre quarti della capitalizzazione globale dei mercati finanziari) nel suo Temperature Score, assegnando a ciascuna un punteggio a breve e a lungo termine, basato sul livello di emissioni comunicato dall'azienda stessa e sui suoi piani per ridurle.

Il punteggio viene tradotto poi in gradi centigradi, considerando che per raggiungere gli obiettivi di Parigi è necessario che i tassi di emissione globali scendano dal 4% al 6% l'anno. A ogni azienda viene così associato un valore di aumento della temperatura rispetto all'era pre-industriale, in

base a un confronto fra le sue emissioni reali e quelle previste in uno scenario da 1,5°C, 2°C e 2,7°C di aumento della temperatura globale. Ad esempio Ball, famosissima per la sua produzione di vasetti di vetro, ha una temperatura a breve termine di 1,5 gradi e una temperatura a lungo termine di 2 gradi, mentre la temperatura di Berkshire Hathaway è di 3 gradi, la stessa di Boeing. Un punteggio di 3 gradi indica che la società non divulga le proprie emissioni, oppure dà una comunicazione incompleta.

Il Temperature Score punta a facilitare il colpo d'occhio degli investitori sull'effettiva sostenibilità delle politiche aziendali in relazione agli obiettivi fissati dsll'Accordo di Parigi, proprio ora che il capitalismo mondiale sembra mobilitarsi a favore del clima con la firma a New York, da parte di 87 big dell'industria, dell'UN Global Compact, cioè dell'impegno a limitare il surriscaldamento del pianeta entro 1,5 gradi centigradi.

Impegni scarsi delle aziende

Firmare impegni, infatti, non basta. Bisogna anche verificare quanto questi sforzi siano misurabili ed efficaci nella vita quotidiana delle aziende. L'analisi del Temperature Score dimostra che 52 tra le 200 maggiori società al mondo per capitalizzazione di mercato non rivelano completamente né le proprie emissioni dirette, né quelle indirette, riferite all'energia elettrica acquistata. 78 di queste 200 aziende, inoltre, non segnalano le emissioni che si verificano nella catena di approvvigionamento.

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Poco più della metà delle aziende coperte dallo studio (53%) ha un punteggio a breve termine in linea con l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi di 1,5°C, mentre solo un quinto (20%) potrà centrare questo obiettivo entro il 2050 senza cambiare strada in maniera drastica per ridurre le proprie emissioni di gas serra. Un'ulteriore analisi mostra che quasi un decimo (9%) delle aziende che supportano la Task Force sulle informazioni finanziarie relative al clima (Tcfd) - organismo di controllo delle informazioni volontarie sulle emissioni - non riporta pienamente le proprie emissioni.

«Lo scopo principale del Temperature Score è aumentare la trasparenza e l'accuratezza dei dati sulle emissioni, evidenziando quelle aziende che si stanno impegnando di più per limitare il surriscaldamento globale», ha spiegato Andreas Feiner, Ceo di Arabesque S-Ray, la controllata di Arabesque che ha sviluppato questo nuovo strumento. «Troppe aziende continuano a non comunicare pubblicamente le proprie emissioni. Questa strategia impedisce agli investitori di gestire accuratamente i rischi, in quanto non esiste alcun modo per distinguere tra le società che scelgono la trasparenza e le altre, le cui emissioni vengono calcolate in base a dei modelli spesso imprecisi. Sembra che le aziende stiano prendendo provvedimenti per ridurre il proprio impatto sui cambiamenti climatici, ma senza un controllo pubblico dei dati, questo non può essere verificato», ha precisato Feiner.

Target d’emissione

Il Temperature Score è composto da due parti: il punteggio principale e tre indicatori chiave. I punteggi sono calcolati utilizzando percorsi climatici specifici per settore, basati sugli scenari dell'Agenzia internazionale dell'energia e sulle previsioni macroeconomiche dell'Ocse. Il punteggio a breve termine ha come orizzonte il 2030 e quello a lungo termine arriva al 2050. In più, vengono calcolati tre indicatori aggiuntivi per fornire ulteriori informazioni sul livello di azione per il clima dell'azienda.

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L'”obiettivo” segnala se l'azienda ha un target per ridurre le emissioni di gas serra a un livello compatibile con uno scenario di 2°C. La “tendenza” segnala se le recenti riduzioni delle emissioni hanno seguito un percorso compatibile l'aumento della temperatura globale a 1,5°C. Il terzo indicatore segnala se l'azienda include nelle sue comunicazioni anche le emissioni della catena di approvvigionamento.

«Il Temperature Score è una metodologia molto innovativa per misurare il contributo che le aziende stanno offrendo alla battaglia contro l'emergenza climatica. Abbiamo una finestra di opportunità, limitata ma certa, per compiere tutti gli sforzi necessari per mantenere l'innalzamento della temperatura globale a 1,5 gradi e quindi contribuire a un mondo più sicuro, più produttivo, più inclusivo e prospero - ha detto Christiana Figueres, ex segretario del programma delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici -. È uno strumento di trasparenza che sarà molto utile per gli investitori, per le società che vogliono impegnarsi in questa battaglia e per la politica».

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