Studio Cribis

Imprese, segnale di ripresa dai pagamenti ai fornitori: in calo i ritardi gravi (-2,3%)

Al 30 giugno la prima inversione di tendenza dopo quattro trimestri in crescita

di Giovanna Mancini

3' di lettura

I tempi di pagamento dei fornitori da parte delle imprese sono un’interessante cartina di tornasole dello stato di salute della nostra economia. Ebbene, a confermare la ripresa rilevata dall’Istat nel secondo trimestre dell’anno ci sono anche i dati dello studio di Cribis aggiornato al 30 giugno scorso, che registra nel secondo semestre dell’anno un miglioramento nei tempi di pagamento.

Migliora il trend sui ritardi «gravi»

Il parametro più significativo per valutare la salute delle aziende, spiegano dalla società, è quello sui ritardi cosiddetti «gravi», ovvero superiori ai 30 giorni. Anche se il dato di giugno rimane superiore ai livelli pre-Covid (+21,9% rispetto a fine 2019), è comunque in miglioramento rispetto al primo semestre 2021 (-2,3%) ed è il primo segnale concreto di una inversione di tendenza dopo quattro trimestri di progressiva crescita. Inoltre, osserva l’amministratore delegato di Cribis Marco Preti, «un segnale positivo arriva dal numero di imprese che pagano puntualmente i fornitori: al 30 giugno sono il 36,5% del totale, in aumento del 2,2% rispetto alla fine 2020 e del 5,2% rispetto alla fine del 2019».

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La volontà di ripartenza delle imprese

Piccoli segnali, sufficienti però a far intravvedere l’avvio di una nuova fase. «Noi siamo ottimisti – dice Preti –. È vero che i tanti interventi di sostegno all’economia messi in campo dal governo nell’ultimo anno e mezzo hanno in parte congelato o ritardato gli effetti della crisi. Ma è altrettanto vero che, quando queste misure cesseranno, cominceranno a vedersi gli effetti dei nuovi interventi adottati, questa volta di carattere strutturale, con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Inoltre, il nostro database conta su un bacino di oltre 15mila clienti, tra cui anche molte Pmi, e percepiamo in modo concreto la volontà di ripartenza delle aziende. La maggior parte di loro ha capito come riuscire a lavorare anche in queste condizioni di emergenza, ha imparato a gestire i clienti da remoto, ha saputo adeguarsi e reinventarsi».

Ripresa a rilento in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige

Oltretutto il calo nel ritardo dei pagamenti gravi nel secondo trimestre 2021 si riscontra in modo diffuso in tutto il Paese, con la sola eccezione di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. In effetti, fa notare Preti, le regioni in cui questo parametro, per effetto della pandemia, è peggiorato di più sono proprio quelle tradizionalmente più virtuose, in particolare nel Nord Italia. Mentre però Lombardia, Veneto o Emilia-Romagna, in cui la componente di imprese manifatturiere è preponderante, hanno già invertito la rotta, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige risentono ancora, probabilmente, della perdita della stagione turistica invernale.

Commercio, turismo e ristorazione i settori più in crisi

Tra i settori che infatti risultano ancora in forte tensione ci sono il commercio al dettaglio, l’hospitality, la ristorazione e l’industria del divertimento, anche se è probabile che la stagione estiva porti anche qui un’inversione di tendenza. «Il segnale positivo – osserva Preti – è che invece le imprese della manifattura stanno migliorando, ovviamente con differenze a seconda dei comparti produttivi». La manifattura è un settore tradizionalmente “virtuoso” nei ritardi, per così dire, nel senso che spesso le aziende chiedono tempi più lunghi (a causa di cicli produttivi altrettanto lunghi), ma poi sono regolari in questi pagamenti. «Il trend è positivo e questo è molto importante, perché sappiamo quanto la manifattura sia strategica per l’economia italiana».

Cribis: «Presto per un ritorno alla normalità»

È presto, tuttavia, per parlare di un ritorno alla normalità: «Occorre attendere almeno il 2022 – commenta l’ad di Cribis –. Ma la situazione si sta stabilizzando, come dimostra il miglioramento di questo indicatore, che rileva la maggiore capacità di generare cassa e quindi la salute finanziaria delle imprese. Pensiamo che questo sarà ancora un anno da tenere sotto controllo, mentre nel 2022 ci attendiamo un ritorno, se non proprio alla normalità, almeno a una gestione più ordinaria».

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