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Imu-Tasi, Italia divisa: al Sud manca un terzo del gettito

Al Nord il mancato incasso scende al 21%. Record in Calabria (43,2%) e Campania (38,6%). La Lega preme: in manovra riforma con il bollettino precompilato e stop alla Tasi

di Gianni Trovati


Da Imu-Tasi 22 miliardi. In affitto la meta' dei poveri

4' di lettura

Le polemiche su flat tax, 80 euro e cuneo occupano questa fase di riscaldamento del cantiere fiscale della manovra. Ma la maggioranza lavora anche a un ricco capitolo dedicato alle tasse locali, in cui dominano inevitabilmente le imposte sul mattone. Sul tema è scoppiata nelle scorse ore la solita battaglia fra i due partiti di governo. Il progetto di unificare Imu e Tasi è stato rilanciato dalla viceministra all’Economia Laura Castelli, esponente di punta dei Cinque Stelle, insieme all’ipotesi di una «local tax» per fondere i tributi minori; «ma l’unificazione di Imu e Tasi per ridurre l’imposizione immobiliare è un’idea della Lega», ha voluto precisare a stretto giro Massimo Bitonci, sottosegretario leghista al Mef. «Lasciate fare a noi, grazie!», chiude Bitonci.

IL GETTITO POTENZIALE E IL TAX GAP REGIONE PER REGIONE

Nota: Le regioni a statuto speciale del Nord (Val d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) non sono presenti nelle banche dati dei certificati di bilancio del ministero dell'Interno. Fonte: Elaborazione del Sole-24 Ore su dati ministero dell'Interno

IL GETTITO POTENZIALE E IL TAX GAP REGIONE PER REGIONE

Schermaglie a parte, la fusione delle due imposte gemelle è prevista dal disegno di legge preparato da Alberto Gusmeroli, vicepresidente leghista in commissione Finanze alla Camera, per creare la «nuova Imu», superando il doppione Imu-Tasi che moltiplica tasse e burocrazia sullo stesso immobile. Il tutto punta a confluire in legge di bilancio, con due obiettivi che provano ad andare a braccetto. Il primo, contenuto nel testo originario, è di semplificare drasticamente il quadro, oggi affollato da oltre 250mila aliquote locali, per far partire davvero il modello pre-compilato, promesso dal 2011 ma mai attuato. In pratica, ai proprietari di seconde case, negozi e capannoni sarebbe messo a disposizione il modulo già pronto con gli importi da pagare, chiudendo l’epoca delle ricerche più o meno affannose fra le delibere locali. Ma ora si punta più in alto, e preme per l’abolizione della Tasi. «Introdurre un F24 precompilato da inviare a casa o da inserire nel 730 preparato dall’agenzia delle Entrate e cancellare la Tasi ora si può fare - sostiene Gusmeroli – vista anche la possibilità riconosciuta in commissione dal Mef di superare la maggiorazione Tasi da 270 milioni applicata oggi in circa 300 Comuni. A questo punto ne servirebbero 830, un’impresa possibile per tagliare davvero le tasse sulla casa a tutti».

GUARDA IL VIDEO / Arriva la nuova Imu, con la fusione di Imu e Tasi

L’idea piace per il suo rapporto costi/benefici: con 1,1 miliardi, cioè una cifra non facile da trovare ma infinitamente più modesta di quelle che circondano le altre proposte fiscali, si potrebbe abolire tout court un’imposta. Per riuscire nell’impresa bisogna però anche evitare che l’Imu vada a coprire gli spazi lasciati liberi dalla Tasi. Il pericolo è nel meccanismo cervellotico della doppia imposta. La somma di Imu e Tasi non può superare il 10,6 per mille (11,4 in casi particolari); un Comune, quindi, può oggi applicare il 9,6 per mille di Imu e l’1 per mille di Tasi. Cancellare quest’ultima lasciando libera la leva fiscale rischia di non produrre effetti, perché il Comune potrebbe alzare l’aliquota Imu per compensare la mancata Tasi. Per questo si studia una clausola che lasci ai sindaci solo lo spazio fiscale al netto della Tasi attuale. I Comuni che hanno una Tasi all’1 per mille, in pratica, non potrebbero far salire l’Imu oltre il 9,6. In generale: oggi i Comuni possono arrivare al 10,6 per mille, domani invece il tetto sarebbe del 10,6 per mille meno la quota oggi utilizzata per la Tasi (se un Comune ha l’8 per mille di Imu e l’1,5 di Tasi, potrebbe far salire l’Imu fino al 9,1 per mille, cioè 10,6 meno 1,5). Complicato, certo, ma fattibile. A patto di compensare i sindaci del mancato gettito.

Fisco più pesante sulla casa: per Imu e Tasi è l'anno degli aumenti

Ma che cosa c’entra il bollettino pre-compilato con le difficoltà di far quadrare i conti? Per capirlo bisogna spulciare i documenti delle audizioni svolte nei giorni scorsi in commissione Finanze alla Camera. Il passaggio chiave è in un numero, fornito dal Mef mercoledì scorso a Montecitorio: si tratta dei 5,1 miliardi (Sole 24 Ore del 25 luglio) che nei conti dell’Imu/Tasi separano il gettito potenziale, che dovrebbe derivare dall’applicazione dell’imposta agli immobili conosciuti al Fisco, da quello che arriva davvero nelle casse pubbliche.

Andando più a fondo il panorama si fa differenziato. Nel grafico riprodotto qui sopra, costruito in base agli ultimi dati raccolti dalla direzione Finanza locale del Viminale, si misurano le distanze di un Paese spaccato anche dal punto di vista dell’evasione Imu/Tasi: in Calabria manca all’appello il 43,2% degli incassi potenziali, in Campania la forbice fra gettito teorico e reale è del 38,6%, in Sicilia l’evasione è al 36,7% e in Basilicata al 35,6%. Dall’altra parte della classifica si incontra l’Emilia Romagna, con il 17,9%, insieme a Liguria (18,4%) e Lombardia (20,7%). Morale: i mancati incassi, 26,9% nella media nazionale, sono alti ovunque, soprattutto per un’imposta applicata ai beni più facili da controllare come sono gli immobili, ma al Sud si impenna per un insieme di ragioni: la macchina amministrativa ingolfata, i controlli inefficaci, ma anche la presenza di immobili abbandonati negli anni dalle famiglie che si sono trasferite altrove.

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In un quadro del genere il modello pre-compilato non può fare miracoli. Ma anche secondo i tecnici del Mef può dare un aiuto importante per favorire la compliance dei contribuenti. Fra i fenomeni alla base dei mancati incassi, spiega per esempio il capitolo dedicato al Tax Gap dal rapporto annuale sugli «Immobili in Italia» dell’agenzia delle Entrate, c’è anche la «mancata percezione, da parte dei contribuenti non residenti, delle quote di proprietà degli immobili diversi dall’abitazione principale».

La lotta all’evasione, però, ha bisogno di tempo, e per partire c’è invece bisogno di coperture immediate. Anche perché nel progetto ci sono pure le ipotesi di ulteriori riduzioni «chirurgiche» delle tasse su platee selezionate di immobili, come quelli occupati abusivamente o sfitti per ragioni di mercato, mentre le imprese premono per detassare i progetti di riqualificazione delle ex aree industriali.

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