ELETTRICITà

In 24 milioni verso il mercato

di Jacopo Giliberto

4' di lettura

Fra quasi un anno e mezzo gli ultimi 24 milioni di consumatori elettrici che non sono ancora sul mercato libero della corrente lasceranno le bollette regolate dall’Autorità dell’energia e sceglieranno il fornitore. Si tratta di 20 milioni di famiglie e 4 milioni di contratti diversi. (Fonte: studio Accenture con Safe).

Si sta discutendo in che modo passare questi consumatori elettrici dal segmento “tutelato” alla competizione: modello tariffe crescenti oppure modello mettere all’incanto i clienti? (Fonte: Nomisma Energia).

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Dal ’99, quando il mercato elettrico fu aperto alla competizione, hanno scelto di uscire dal rifugio delle tariffe “di Stato” un terzo dei consumatori elettrici, pari a meno di 15 milioni, e le aziende elettriche si stanno strutturando per affrontare questo cambiamento strategico. (Fonte: Accenture con Agici).

IL MERCATO DA CONTENDERE

Consumi elettrici per tipologia di mercato. Dati in milioni di clienti elettrici e % sul totale. (Fonte: elaborazione Safe su dati Aeegsi)

IL MERCATO DA CONTENDERE

Nei fatti, in queste settimane si sta decidendo che cosa sarà di noi consumatori di elettricità quando, fra quasi un anno e mezzo, il 1° luglio 2018, dovremo tutti passare per legge al mercato libero della corrente. Finora i consumatori hanno potuto decidere in piena libertà se mettere in competizione i fornitori di elettricità oppure se rimanere accoccolati nelle comode tariffe regolate ogni tre mesi dall’Autorità dell’energia. Ma solamente un terzo ha scelto la competizione tra fornitori, confrontando offerte e tipologie di contratto. Sola energia rinnovabile, tariffa bloccata, tariffa indicizzata, tariffa oraria. Non per tutti questi consumatori il mercato libero è stata una scelta consapevole: in molti casi è stato l’effetto di una telefonata assillante di un “call center” e di un’inavvertita affermazione «sì, accetto».

Il dibattito si svolge su più tavoli, come la discussione in corso al Parlamento sulla nuova Strategia energetica nazionale e come l’esame parlamentare del disegno di legge sulla Concorrenza. Dovranno passare irrimediabilmente al mercato libero anche quegli altri due terzi che invece sono rimasti inchiodati alle tariffe regolate. Questo segmento di 24 milioni di consumatori si chiama “maggior tutela”, nella convinzione che il consumatore medio non sappia scegliere e vada tutelato dai pescecani della concorrenza libera.

IL CONFRONTO EUROPEO

Il tasso di switch in alcuni dei principali Paesi europei. Dati in % (Fonte: rielaborazione dati da Acer-Market Monitoring Report 2015 Acer-Ceer)

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Diverse le analisi condotte in modo molto accurato in queste settimane per studiare il momento delicato per le aziende elettriche e delicatissimo per i consumatori. Meritano attenzione fra gli altri, ma non sono i soli studi di valore, le analisi condotte da Accenture con Safe (più mirata allo studio del mercato in trasformazione), da Accenture con Agici (esamina il mutamento per le aziende energetiche e propone un decalogo sulla Strategia energetica nazionale) e da Nomisma Energia (confronta i vari scenari normativi che possono aiutare il passaggio dei clienti al mercato libero).

Tutti gli esperti dicono che una riforma seria del mercato elettrico impone l’esigenza di aprire un tavolo di confronto; va disegnato il ruolo strategico del mercato del metano; la green economy va inquadrata in una politica strutturale. L’Autorità dell’energia, per aiutare la transizione, ha introdotto il servizio di “tutela simile”, cioè una soluzione intermedia fra mercato libero e tariffe vincolate.

Che cosa dicono invece i consumatori? Un sondaggio molto attento condotto dall’Unione Europea («Energy Consumer Trends», Commissione Ue 2015) ha ascoltato chi non ha voglia di cambiare fornitore. In ordine decrescente, domande a risposta multipla, ecco i pareri principali dei consumatori elettrici più pigri: il 42% è così soddisfatto del fornitore elettrico attuale che non vede motivo di cambiare; segue con il 24% la risposta «non vedo differenze significative tra in fornitore e l’altro», il 23% «non ho mai pensato di cambiare», il 16% «il risparmio non compensa il disagio di cambiare» e così via. Da quando dieci anni fa anche le famiglie italiane hanno potuto scegliere le tariffe sono aumentate del 23%, 3,5 centesimi in più al chilowattora, e ciò induce la scarsa propensione dei clienti finali a passare al mercato libero.

Dal punto di vista delle aziende elettriche, i meccanismi che dovrebbero consentire la completa liberalizzazione del mercato possono essere raggruppati in due tipologie: aste competitive, in cui le aziende elettriche si fanno avanti per conquistare quei consumatori che rimangono pigri nella scelta anche quando liberalizzati a forza, oppure facendo rincarare in modo così evidente e fastidioso le bollette di chi non sceglie che tutti vengano indotti a passare al meno costoso mercato libero. Mettere all’incanto i clienti riottosi al mercato è la soluzione che piace a chi vuole aggredire il settore, mentre è contrario chi teme di non poter fare offerte competitive e quindi di perdere clienti. Di certo, le aziende devono investire in modo potente nel digitale e nell’informatica, anche per gestire i flussi di clienti,la qualità del servizio e nuovi modelli di business in segmenti diversi da quello energetico.

Uno dei più noti economisti dell’energia, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, è cauto sulla soluzione delle aste che mettano all’incanto fra le aziende elettriche noi consumatori. L’acquisizione forzata dei clienti attraverso le aste potrebbe addirittura violare «uno dei diritti fondamentali delle liberalizzazioni, quello di lasciare il cliente libero di scegliere, anche di rimanere con il fornitore tradizionale», ma il meccanismo potrebbe anche innescare «una guerra di prezzi fra i fornitori, i cui costi verrebbero fatti pagare poi negli anni successivi ai clienti finali come già accaduto per alcune aste fortemente al ribasso per le forniture all’amministrazione pubblica». Non a caso, dice Tabarelli, «nessun Paese in Europa ha adottato tale soluzione, con parziale eccezione della Francia, che lo ha fatto per un numero di clienti comunque limitato e non nel settore domestico».

A parere di Pierfederico Pelotti, responsabile utility di Accenture in Italia, Europa Centrale, Grecia, «la nuova Strategia energetica Nazionale costituisce un’opportunità per il rilancio della competitività del Paese e per la crescita delle utility. Bisogna puntare con determinazione sul digitale e facilitare l’adozione di nuove tecnologie per trasformare l’attuale modello energetico, in un sistema più efficiente, sicuro, sostenibile e flessibile. Per cogliere questa opportunità le aziende del settore devono definire una chiara agenda di trasformazione digitale definendo con urgenza responsabilità e tempi».

Aggiunge l’economista Andrea Gilardoni (Agici) che «il settore delle utility continua a essere attraversato da un profondo processo di trasformazione, ma gli operatori sembrano essere pronti ad affrontare le sfide portate dal contesto di mercato e dall’innovazione tecnologica», mentre alcune tematiche come la rilevanza degli investimenti nelle rinnovabili e la riconversione gestione delle grandi centrali convenzionali «sono priorità strategiche per le utility ormai da anni e continueranno ancora a esserlo», mentre bisogna pensare a nuovi servizi per i consumatori, come la mobilità elettrica, big data e cybersecurity.

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