TUTELA DELL’INFANZIA

In 5 anni 20mila genitori sostenuti dal progetto di Save the children


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(ANSA )

2' di lettura

Oltre 20.000 adulti e circa 12.500 bambini hanno beneficiato dal 2012 al 2016 del progetto “Fiocchi in Ospedale”. Il progetto è stato promosso dall’organizzazione Save the Children per sostenere i neogenitori nel momento della gravidanza e garantire il benessere dei bambini sin dai primi giorni di vita. Ci sono infatti donne che affrontano il delicato momento della gravidanza e della nascita del figlio in condizioni di solitudine, senza una adeguata rete di sostegno alle spalle. Vivono in una situazione di grave deprivazione materiale, in molti casi in abitazioni sovraffollate o a rischio sfratto, coinvolte in conflitti familiari, e spesso sono straniere e con una scarsa conoscenza della lingua italiana.

Assegnazione diretta del pediatra prima delle dimissioni dall'ospedale
In occasione del seminario nazionale della Rete Fiocchi in Ospedale, la rete promossa dall'Organizzazione con l'obiettivo di unire l'impegno delle realtà istituzionali, professionali e associative presenti sul territorio nel sostegno ai bambini nei primi mille giorni di vita e alle loro famiglie, Save the children ha lanciato un appello: occorre garantire l'assegnazione diretta del pediatra prima delle dimissioni dall'ospedale per tutelare la salute e il benessere del bambino e contrastare l'isolamento dei genitori.

L’allarme dell’organizzazione
“Dalla nostra esperienza - ha spiegato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children - riscontriamo che in molti casi i neogenitori non riescono a ottenere, direttamente presso l'ospedale subito dopo il parto, l'assegnazione del pediatra, che rappresenta un punto di riferimento importantissimo per la salute del bambino e per le questioni riguardanti la sua cura e il suo accudimento. In alcuni ospedali, i genitori devono recarsi dopo le dimissioni presso strutture diverse: prima all'anagrafe del territorio, poi all'agenzia delle entrate per l'assegnazione del codice fiscale e infine alla Asl per la scelta del medico. In questo modo - ha sottolineato Milano - i tempi si allungano, con notevoli disagi sia per le famiglie che per le strutture ospedaliere. Inoltre, qualora la madre abbia partorito in un ospedale distante dal proprio domicilio, tornarvi non è sempre agevole, in particolare nel caso di persone in condizioni di vulnerabilità economica e sociale. Per questo è fondamentale uniformare su tutto il territorio nazionale le procedure di assegnazione del pediatra, garantendone l'assegnazione diretta sin dal momento della gravidanza e della nascita”, ha concluso.

Sette ospedali coinvolti
Attualmente sono coinvolti i reparti materno-infantili di 7 grandi ospedali italiani: Niguarda e Sacco di Milano, Cardarelli di Napoli, Maria Vittoria di Torino, San Camillo e San Giovanni di Roma e Policlinico di Bari.

L'identikit delle famiglie interessate
Tra le famiglie che nel 2016 si sono rivolte al progetto, 3 su 4 lo hanno fatto per ottenere sostegno alla gravidanza e alla nascita, 1 su 2 per avere orientamento ai servizi e 2 su 5 per ricevere aiuto materiale. In 1 caso su 3 si tratta di donne e genitori che vivono una condizione di deprivazione economica o che hanno difficoltà nell'accudimento e nella cura del figlio, 1 famiglia su 5 possiede una scarsa conoscenza della lingua italiana, che ne ostacola la possibilità di accedere ai servizi per il sostegno alla gravidanza e alla nascita, mentre in 1 caso su 10 si riscontrano conflitti familiari.

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