ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe incognite

In 7 milioni in classe: dall’addio alla dad al rischio termosifoni spenti, come sarà l’anno scolastico

In classe senza distanziamento, senza mascherine, senza Dad. Ma se il quadro sanitario dovesse peggiorare le scuole devono essere «preparate e pronte»

Da domani oltre 7 milioni di studenti di nuovo a scuola

4' di lettura

Fine delle vacanze. Si torna sui banchi. I calendari sono stati decisi dalle Regioni. La scuola ha già preso l’avvio, il 5 settembre, nella sola Provincia di Bolzano. Lunedì 12 settembre a varcare la soglia degli istituti sono stati gli studenti di Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e nella Provincia di Trento. Sono 7.286.151, per un totale di 366.310 classi. Il 13 settembre toccherà rientrare tra i banchi ai ragazzi campani; il 14 settembre a quelli di Calabria, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Umbria e Molise. Il 15 settembre seguiranno gli studenti di Lazio, Emilia Romagna e Toscana. In coda, ultimi a rientrare in classe quelli di Sicilia e Valle d’Aosta il 19 settembre.

Ed è un ritorno sui banchi con qualche incognita. La prima: lo spettro di una ripresa dei contagi Covid, come conseguenza della scelta di abbandonare le soluzioni che hanno caratterizzato il periodo più difficile della pandemia, prima fra tutte la dad. Ma quello di quest’anno è anche un ritorno a scuola nel contesto di un caro energia, che potrebbe costringere gli istituti a fare i conti con bollette che, con l’approssimarsi dell’inverno e di temperature più rigide, rischiano di essere fuori portata. Insomma, una ripresa delle elezioni nell’anno scolastico 2022-2023 con non poche incognite.

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Riapre la scuola, via mascherine

La novità di quest’anno è che si torna tutti in classe senza distanziamento, senza personale aggiuntivo Covid, senza mascherine, senza Dad. Per accedere ai locali scolastici non è prevista alcuna forma di controllo preventivo da parte delle Istituzioni scolastiche. Gli alunni positivi non possono seguire l'attività scolastica nella modalità della didattica digitale integrata. Per l’aerazione delle classi è indicato aprire le finestre e cambiare l’aria con frequenza. Via libera anche alle gite. Ma se il quadro sanitario dovesse peggiorare le scuole devono essere «preparate e pronte» a rimettere in piedi le misure assunte negli ultimi tre anni. Gli studenti però sono già molto critici sul rientro in classe che definiscono «complicato e caotico». «Dal ministero - dicono - arriva poca chiarezza circa le misure Covid per l’ennesimo anno, all’interno di un sistema scolastico e universitario in cui non si è investito».

Il caro energia

Una delle incognite, destinata a tenere banco anche nei prossimi mesi, è il tema del “caro energia”. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, i sindacati e i partiti su questo sono concordi: il peso non dovrà ricadere sulle scuole. E dunque no a settimane corte (con la dad a compensare le ore che non si fanno a scuola), a meno che non intervengano altre necessità per le quali le scuole decidano autonomamente di adottarle. La settimana corta a scuola? «Il governo non ne ha mai parlato - ha ricordato Bianchi - perchè siamo convinti che tutti dobbiamo affrontare le problematiche del caro energia, ma la scuola sia l’ultima, abbiamo già dato al Paese».

Fontana, «scuole chiuse al Sabato? Può essere una strada»

Secondo il governatore della Regione Lombardia, tuttavia, la settimana a corta a scuola per risparmiare energia può essere una strada. «Bisogna sperare di risolvere il problema dell’energia in altro modo - ha spiegato in occasione di un intervento a Rtl - , credo si debba cercare di investire di più per rendere il nostro Paese più autonomo, questo è il primo grande problema. Poi se saremo costretti a subire delle limitazioni faremo un ragionamento complessivo su quale tipo di limitazioni sia più opportuno realizzare. La riduzione di un giorno può essere una strada. Diciamo che in tanti Paesi la scuola si svolge su cinque e non su sei giorni, quindi credo che potrebbe essere già stata sperimentata altrove, senza che questo fatto abbia comportato delle conseguenze negative».

I rincari sul corredo scolastico

Il caro energia ha ripercussioni anche sui prezzi di tutto ciò che può servire a studentesse e studenti. L’anno scolastico che parte è anche all’insegna dei rincari. Il Codacons ha stimato che per quaderni, diari, astucci, diari, e tutto il materiale legato alla scuola gli incrementi medi dei listini sono del +7% per i costi di produzione in capo alle imprese del settore determinati dal caro-energia e la crisi delle materie. Anche per l’Unione nazionale dei consumatori i rincari sono del 7,3%.

Il braccio di ferro sugli organici

Il ministro ha assicurato che «allo stato attuale cominceremo un anno scolastico in cui non mancano i docenti». Ma non la pensano così i sindacati, secondo i quali mancano circa 200 mila professori, 15.000 amministrativi e non sono stati nominati circa 500 dirigenti previsti perfino dall’organico. I sindacati lamentano poi la non prevista presenza, quest’anno scolastico, del cosiddetto “organico Covid”, che è stato prima di 80mila persone tra docenti e Ata, poi, l’anno scorso, di 40mila. Il ministero di viale Trastevere, dal canto suo, ha fatto sapere che le operazioni di immissione in ruolo effettuate ad agosto hanno già consentito l’assunzione di 50.415 docenti, 9.021 ATA (personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) e 317 dirigenti scolastici e che il sistema è tutt’ora al lavoro.

La minaccia del calo demografico

A entrare in classe saranno 7.286.151 studentesse e studenti per un totale di 366.310 classi nelle scuole statali. L’anno scorso c’erano e 7.407.000 studenti (277.840 con disabilità) e 368.656 classi. L’anno scolastico 2020/21 era iniziato con 7.507.000 studenti (268.700 con disabilità) e 369mila classi. In due anni si sono persi quindi più di 220mila studenti e 3mila classi, mentre gli alunni con disabilità sono cresciuti di quasi 22mila unità, facendo quindi registrare un aumento dell’8%. Le cosiddette classi pollaio “resistono” solo alle superiori: negli ordini inferiori il calo demografico e quindi della frequenza scolastica è considerevole. Il sindacato Anief calcola che in 15 anni sono stati persi 800 mila alunni.

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