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In 75 anni le donne al governo sono state appena il 6,5%

Al Conte 2 spetta il record di presenza femminile tra ministeri e sottosegretariati: 34,8%. Mai nessuna ha guidato finora un dicastero economico

di Manuela Perrone

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L’onorevole Nilde Iotti insieme al ministro della Sanità, Tina Anselmi, in un’immagine del 1978 (Agf)

Al Conte 2 spetta il record di presenza femminile tra ministeri e sottosegretariati: 34,8%. Mai nessuna ha guidato finora un dicastero economico


3' di lettura

È una storia di assenze e di invisibilità, quella della politica italiana. Una storia monca e cieca. Una storia in cui metà della popolazione è stata (ed è) costantemente sottorappresentata nelle istituzioni e nei luoghi dove si prendono le decisioni che riguardano le vite di tutte e di tutti.

Basta un numero: in 75 anni di storia della Repubblica - dal governo De Gasperi 2, il primo della Repubblica, al Conte 2 - su 4.864 presidenti, ministri e sottosegretari che hanno giurato al Colle appena 319 sono state donne. Il 6,56% del totale.

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• Lab24/ Tutti i governi italiani dal dopoguerra ai raggi X

Il bias culturale

A scorrere le cifre e le percentuali di Pagella Politica elaborate da Lab 24, si tocca con mano il bias di cui ha scritto Caroline Crìado Perez nel best seller “Invisibili”, edito in Italia da Einaudi Stile libero: l’esistenza di una «dominazione culturale» tale che «l’esperienza e la prospettiva maschili hanno finito per assumere una dimensione universale, mentre l’esperienza femminile - quella cioè di metà popolazione mondiale, in fin dei conti - è diventata di nicchia».

La politica italiana ne è un esempio lampante: le donne sono il 51,29% della popolazione. Come è potuto accadere che la proporzione con cui sono state al governo è di sei su cento? Come si è potuto dare per scontato che soltanto gli uomini dovessero occuparsi della cosa pubblica, legiferare e decidere anche per conto delle donne?

Il governo con più donne è il Conte 2

Le polemiche ormai quasi quotidiane sui manel - i convegni e gli eventi di soli uomini - sono un retaggio di questa dominazione: viene tuttora considerato normale, ordinario, che pattuglie tutte al maschile si ritrovino a discettare in pubblico dei più svariati argomenti.

La Repubblica ha contato dieci governi monogenere: erano composti di soli uomini gli esecutivi De Gasperi 2, 3, 4, 5, 7 e 8, il Fanfani 1, Pella, Andreotti 2 e Rumor 4 (con ben 87 deleghe). Il governo con più donne (34,8%), considerando ministeri e sottosegretariati, è stato quello uscente: il Conte 2. Quello con meno donne (1,2%) il primo guidato da Mariano Rumor.

Una marcia molto lenta

È ovviamente evidente un’evoluzione, segno dei tempi che lentamente cambiano. Dal governo Ciampi del 1993, con l’eccezione degli esecutivi Dini e Berlusconi 1,2 e 3, la quota di incarichi femminili è stata sempre superiore al 10 per cento. Con il Berlusconi 4 ha superato per la prima volta il 20%, fino a raggiungere il 28,4% con Paolo Gentiloni, il 26,9% con Enrico Letta e il 26,5% nel 2014 con Matteo Renzi, che è stato anche il primo e l’ultimo premier a prevedere il 50/50: 8 ministri e 8 ministre.

Ministeri «pesanti» sempre agli uomini

Va però precisato che anche quando sono entrate al governo, i ministeri “pesanti” sono rimasti saldamente in mano maschile. Nessuna donna è stata mai titolare di un dicastero economico. Soltanto tre sono state responsabili dell’Interno (Rosa Russo Iervolino, Anna Maria Cancelleri e Luciana Lamorgese), altrettante agli Esteri (Susanna Agnelli, Emma Bonino e Federica Mogherini) e alla Difesa (Roberta Pinotti nei governi Renzi e Gentiloni ed Elisabetta Trenta nel Conte 1).

Mai nessuna donna, invece, è stata a capo di un ministero economico. Al contrario, la delega alle Pari opportunità è sempre stata assegnata a una donna, senza portafoglio. A 24 incarichi ministeriali ricoperti soltanto da donne corrispondono 241 ministeri attribuiti soltanto agli uomini.

Tina Anselmi la prima a guidare un ministero

La prima ministra della Repubblica è stata l’indimenticabile Tina Anselmi, partigiana eletta con la Democrazia cristiana, nominata da Giulio Andreotti al Lavoro e alla previdenza sociale nel luglio del 1976 e poi altre due volte alla Sanità, da dove accompagnò nel 1978 l’istituzione del Servizio sanitario nazionale.

Ma la donna con più incarichi è stata Franca Falcucci, anche lei Dc: prima otto volte nominata sottosegretaria all’Istruzione, poi quattro volte ministra dal 1982 al 1987 con il Fanfani 5, il Craxi 1 e 2 e il Fanfani 6. Ministra in otto governi, invece, Rosa Russo Iervolino, democristiana poi transitata nell’Ulivo: agli Affari sociali, alla Pubblica istruzione, al Lavoro e all’Interno. Cinque volte ministra è stata inoltre Livia Turco (Pci, Ds e poi Pd): quattro volte alla Solidarietà sociale e una alla Sanità.

La «segregazione» intorno alla cura

Colpisce la segregazione delle donne intorno ai temi legati alla cura: la salute, la scuola, il sociale. È il sintomo di una società che ancora non riesce a riconoscere l’autorevolezza femminile, nonostante i migliori risultati delle studentesse rispetto agli studenti. L’Italia non ha mai avuto donne presidenti del Consiglio o presidenti della Repubblica. L’Ufficio valutazione d’impatto del Senato, nel dossier “Parità vo cercando” dedicato a 70 anni di elezioni in Italia dal 1948 al 2018, lo ha messo nero su bianco: «Le cariche di maggior rilievo politico paiono continuare a essere appannaggio prevalente degli uomini».


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