ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl faccia a faccia

In Alaska il summit della discordia, Blinken e Yang si lasciano ai ferri corti

Le auto hi-tech di Tesla finiscono nel mirino di Pechino, che aumenta anche gli acquisti di greggio da Iran e Venezuela erodendo le pressioni americane

di Marco Valsania

Prove di dialogo Usa-Cina,Xi vuole summit con Biden

3' di lettura

Il faccia a faccia tra gli Stati Uniti di Joe Biden e la Cina, al vertice di Anchorage in Alaska, è stato durissimo. Con un debutto a sorpresa che ha rivelato l'incerta partita strategica tra i due Paesi: i pochi minuti fissati per una foto di routine sono degenerati in un'ora di straordinari attacchi e contrattacchi sotto i riflettori.

Scambi di accuse durante la photo-op

La delegazione americana guidata dal Segretario di Stato Antony Blinken - denunciando repressione a Hong Kong, genocidio degli Uiguri, coercizione economica, ciberattacchi e minacce a Taiwan - ha accusato Pechino di mettere a repentaglio l'ordine globale, fondato sul rispetto delle regole e “garante di stabilità”. Perentoria la replica della controparte: Washington ha una mentalità da guerra fredda, sposa pratiche egemoniche e incita altri paesi ad aggredire la Cina. Non solo: la sua democrazia è screditata anche agli occhi di molti americani, erosa da razzismo e “massacri” di afroamericani. “Né gli Stati Uniti, né il mondo occidentale rappresentano l'opinione pubblica internazionale”, ha detto il responsabile della diplomazia cinese, Yang Jiechi.

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Diplomazia a porte chiuse

I successivi colloqui a porte chiuse, nell'arco di due giorni e terminati ieri, sarebbero avvenuti in un clima più disteso. “Costruttivi, seri, franchi”, ha assicurato uno stretto collaboratore della Casa Bianca. Ma non hanno potuto nascondere il nuovo braccio di ferro. Uno scontro, hanno osservato nei corridoi di Washington, che si è fatto notare anzitutto per la determinazione di Pechino: ha ignorato una tradizione che in passato l'ha vista adottare in pubblico atteggiamenti più distaccati.

Vertice chiuso tra “disaccordi fondamentali”

Blinken ha confermato l’impasse a vertice archiviato. “I due governi sono fondamentalmente in contrasto” su numerose questioni, da Hong Kong alla cibersicurezza. Il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, al suo fianco, ha aggiunto “Siamo arrivati al meeting senza farci illusioni e ne usciamo senza illusioni, rientriamo a Washington e esamineremo in da farsi”. Yang ha a sua volta notato “importanti disaccordi” e affermato che la Cina “difenderà la sua sovranità nazionale, sicurezza e interessi di sviluppo. Il nostro rafforzamento è irrefrenabile”. Occasioni per verificare la temperatura bilaterale ce se saranno altre e presto, a cominciare da incontri virtuali sul cambiamento climatico la prossima settimana dove saranno presenti l'inviato speciale di Biden, John Kerry, e quello cinese, Xie Zhenhua.

Tesla nel mirino cinese

La spirale di tensioni è stata confermata da ulteriori strappi. La Cina, ha svelato il Wall Street Journal, ha deciso restrizioni nell'uso di veicoli elettrici Tesla tra i dipendenti di aziende controllate dal governo e tra i militari. Le vetture hi-tech rappresenterebbero, con la loro raccolta dati, una minaccia di sicurezza nazionale. A chi è impiegato in alcune agenzie governative è vietato guidare una Tesla al lavoro; e le auto sono messe al bando dai complessi residenziali del personale di settori e enti delicati.

Pechino acquista greggio dall'Iran

Non basta: Pechino ha alzato il tiro della sua politica estera su Iran e Venezuela. Sta aumentando gli acquisti di petrolio dai due paesi, mentre Washington conta su pressioni diplomatiche ed economiche per incentivare riforme e negoziati. La Cina in marzo sta importando da Teheran fino a milione di barili di greggio al giorno, il volume più alto in due anni. Non appare infine un caso che Pechino abbia invitato per lunedì il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Lo scontro sulla frontiera tech

Le ultime scelte cinesi sembrano disegnate per controbattere i giri di vite statunitensi. Washington, impegnata in una sfida per il vantaggio tecnologico e non solo politico e militare, ha messo all'indice grandi aziende di telecomunicazioni cinesi quali Huawei, sospettate di spionaggio. E pochi giorni or sono ha annunciato sanzioni contro 24 alti funzionari di Pechino, considerati artefici di violazioni dell'autonomia di Hong Kong. L’ultima goccia, per la Casa Bianca, è stata la riforma pro-Pechino delle legge elettorale del territorio.

Agenda ancora fitta

Alle spalle della battaglia retorica esplosa in pubblico, l'agenda bilaterale resta oggi fitta di nodi da affrontare su molteplici fronti. La Casa Bianca ha asserito di voler trattare con la Cina, anche se “da posizioni di forza”. Biden ha citato potenziali terreni di cooperazione, dalla pandemia al clima. Pechino, da parte sua, ha chiesto a Washington di cancellare i dazi commerciali scattati sotto Trump. E, secondo indiscrezioni, avrebbe persino ipotizzato un incontro tra Biden e Xi Jinping il mese prossimo. Se però l'Alaska non farà calare un nuovo e duraturo gelo sulle relazioni.


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