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In un anno 3 miliardi alle Pmi dalla finanza alternativa

Lo rivela l’Osservatorio Entrepreneurship & Finance del Politecnico di Milano

di Lucilla Incorvati


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7' di lettura

La finanza alternativa per le piccole e medie imprese continua a crescere in Italia, sulla scia di quanto accade nel resto dell'Europa. Secondo quando documenta il 2° Quaderno di Ricerca (La Finanza Alternativa per le PMI in Italia) dell’Osservatorio del Polimi (Politecnico di Milano) da luglio 2018 a giugno 2019 alle Pmi italiane attraverso questi canali sono arrivati 3 miliardi di euro, rispetto ai 2,3 miliardi dell’anno precedente.

LO SCENARIO

Il flusso di finanziamento da canali alternativi al credito bancario per le PMI italiane. Confronto fra gli ultimi 12 mesi e l'anno precedente. Dati in milioni di €. (*) = stima (**) = solo operazioni di early stage ed expansion

Vantaggi tangibili
«Pensiamo che lo sviluppo della finanza alternativa al credito bancario in Italia abbia generato vantaggi tangibili nei tempi e costi di accesso al capitale - sottolinea Giancarlo Giudici, autore dello studio - e ha consentito a tante Pmi, fino a pochi mesi fa escluse da questa opportunità, di incrementare la propria competitività e ottenere vantaggi non solo in termini di maggiore inclusione e diversificazione delle
fonti, ma anche di accresciute competenze manageriali, visibilità sul mercato, maggiori opportunità di investimento»

Dal private equity al invoice trading
Quasi tutti i comparti, in particolare il crowdfunding e l'invoice trading, risultano in progresso e occupano spazi sempre più rilevanti. Il mercato dei minibond sembra essersi stabilizzato su buoni livelli, ma potrebbe essere spinto ulteriormente nel futuro dai ‘basket bond'. Alternative più consolidate come il private equity e il venture capital risentono maggiormente delle incertezze del quadro macroeconomico,
ma comunque assicurano il flusso più importante verso le Pmi italiane. In attesa di una probabile regolamentazione è invece l'offerta di token digitali.

Perché c’è domanda di finanza alternativa
Il tema della finanza ‘alternativa' è dunque quanto mai attuale. L'indagine annuale del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) che misura, attraverso lo SME Access to Finance Index, la facilità di accesso al capitale per le PMI nell'Unione Europea, vede un arretramento per l'Italia nel 2018, che scende dal 17° al 19° posto, scavalcata dall'Estonia e dal Portogallo. Il risultato è in larga parte determinato dai fattori macroeconomici che compongono l'indice. Secondo la Banca Centrale Europea (Fonte: “Survey on the Access to Finance of Enterprises in the euro area”, maggio 2019), in Italia la percentuale di PMI potenzialmente vulnerabili in termini finanziari (ovvero con ricavi e profitti in diminuzione e allo stesso tempo debito e pagamento di interessi in aumento) è superiore al 7% mentre la media continentale è il 3%. Sempre secondo la stessa indagine, le PMI italiane sono diventate relativamente più pessimiste rispetto all'accesso al credito bancario: la percentuale di quelle che dichiarano una maggiore disponibilità da parte delle banche rispetto all'anno precedente è scesa dal 17% al 12%. Le incertezze politiche sembrano influire anche sul costo del capitale: il 27% delle PMI italiane riporta un peggioramento del tasso di interesse pagato, mentre nel periodo precedente la percentuale era la metà, il 14%.

Gli operatori e il mercato
«Uno dei temi più interessante che emergono - aggiunge Giudici - è la sempre maggiore integrazione fra i diversi segmenti. I player sul mercato prima erano specializzati in singole filiere, mentre ora - anche in risposta a evoluzioni graduali della normativa - si propongono come attori globali, in grado di offrire soluzioni diversificate e mirate, a volte anche in collaborazione con altri soggetti» . Così assistiamo a piattaforme di equity crowdfunding che collocano minibond, portali di invoice trading che fanno anche operazioni di lending, business angel attivi nell'equity crowdfunding... «Si potrebbe dire che - conclude Giudici - accanto al modello della ‘banca universale' sta emergendo un ecosistema a rete che ambisce a diventare partner delle imprese dalla loro nascita, nella fase di startup, fino alla definitiva consacrazione sui mercati mobiliari».

IL PRIVATE EQUITY

Gli investimenti annuali nel capitale di rischio (private equity e venture capital). I dati italiani. (Fonte: AIFI)

IL PRIVATE EQUITY

Private equity e venture capital in pole position
Completano il quadro gli investimenti effettuati da soggetti professionali nel campo del private equity e del venture capital, sottoscrivendo capitale di rischio di imprese non quotate, con l'ambizione di contribuire attivamente alla crescita dell'azienda in modo attivo, per poi ottenere una plusvalenza al momento dell'exit (ovvero la dismissione della partecipazione con la cessione a terzi o con la quotazione in Borsa). Questi investitori negoziano contratti e patti complessi con gli imprenditori, cosa che non accade ad esempio nell'equity crowdfunding, dove il potere contrattuale dei sottoscrittori è molto basso. Benché attivo da tempo, il mercato italiano del private equity e del venture capital è ancora sotto-dimensionato rispetto alla situazione di Regno Unito, Germania, Francia. Con riferimento alle statistiche periodiche pubblicate dall'associazione di riferimento AIFI, è stata limitata l'attenzione alle sole operazione di early stage ed expansion, dove tipicamente l'investimento viene effettuato con un aumento di capitale e con l'apporto quindi di nuove risorse. Al contrario, le operazioni di buyout riguardano più che altro cessioni di partecipazioni ad altri investitori. Ipotizzando che tutte le operazioni nei due sotto-comparti riguardino PMI , da luglio 2018 a giugno 2019 si ha un flusso di 331 milioni per l'early stage (su 164 deal) e di 857 milioni per l'expansion (per 47 aziende). Si tratta di valori in buon aumento rispetto al periodo precedente e che totalizzano 1,19 miliardi.

I MINIBOND EMESSI DALLE PMI ITALIANE

Flusso semestrale, numero e controvalore in mln di €

I MINIBOND EMESSI DALLE PMI ITALIANE

Flessione per i minibond
L'industria dei minibond cresce progressivamente in Italia, fin dal 2013 quando le innovazioni normative avviate dal D.L. ‘Sviluppo' e da decreti successivi hanno facilitato l'opportunità per le PMI di collocare obbligazioni e cambiali finanziarie sul mercato, sottoscritte
da investitori professionali (tipicamente fondi e asset management companies). Le PMI italiane emittenti di minibond fino al 30 giugno 2019 sono state 279; fra queste, 19 si sono affacciate sul mercato per la prima volta nel primo semestre 2019. Il controvalore collocato negli ultimi 12 mesi, coperti dalla ricerca è stato di 756 milioni, in contrazione
rispetto a 1,13 miliardi dell'anno precedente. Si tratta di un mercato importante che si sta stabilizzando ma continuerà a crescere nel medio termine, soprattutto grazie alle operazioni di sistema dei ‘basket bond'.

Il crowdfunding
Partito in sordina contemporaneamente ai minibond, l'equity crowdfunding ha visto un ottimo tasso di crescita negli ultimi mesi, anche grazie all'estensione a tutte le PMI di questa opportunità, inizialmente riservata a startup e PMI innovative. Sono 369 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet
autorizzate fino al 30 giugno 2019, assicurandosi attraverso 261 campagne chiuse con successo un funding pari a 82,27 milioni. Si tratta in gran parte di piccole startup, ma ci si attende un buon tasso di crescita per il futuro con le operazioni in ambito real estate. Negli ultimi 12 mesi osservati la raccolta è stata pari a 49 milioni, più del doppio rispetto al periodo precedente .

IL CROWDFUNDING CHIUSO CON SUCCESSO

Valori in mln di € . L'anno di riferimento è quello di chiusura della campagna

LA LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA DELLE IMPRESE

Localizzazione geografica delle 369 imprese protagoniste di una campagna di equity crowdfunding su portali autorizzati da Consob fino al 30/6/2019

Lending
Le piattaforme di lending hanno erogato a titolo di prestito alle PMI italiane 156,3 milioni fino al 30 giugno 2019. Escludendo le ditte individuali, si può stimare che questo canale abbia supportato circa 350 PMI italiane. Anche questo mercato è destinato a crescere, grazie all'afflusso annunciato di capitali da investitori professionali che si affiancheranno ai piccoli risparmiatori di Internet e all'apertura di nuovi portali. La raccolta negli ultimi 12 mesi analizzati è stata pari a 84,2 milioni, in aumento dell'88% rispetto all'anno precedente.
Completa il quadro il reward-based crowdfunding; si parla di campagne di piccolo importo (condotte soprattutto su portali USA come Kickstarter e Indiegogo) che imprese italiane hanno condotto per raccogliere denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. L’Osservatorio stima in 1,5 milioni la raccolta effettuata ogni anno dalle PMI italiane, senza prospettive di crescita rilevante per il futuro.

L’ATTIVITÀ DI LENDING

Ammontare dei prestiti erogati dalle piattaforme di lending crowdfunding italiane alle PMI, alla data del 30/6/2019: valori totali e flusso annuale in milioni di euro. (Fonte: dati forniti dalle piattaforme)


Invoice trading
Le piattaforme di invoice trading italiane hanno mobilitato fino al 30 giugno 2019 più di € 1,5 miliardi, di cui € 939,3 milioni negli ultimi 12 mesi considerati (+91% rispetto all'anno prima). Va però notato che il ciclo di investimento in questo ambito è molto più corto, trattandosi della cessione a investitori professionali di fatture commerciali a
scadenza mediamente 3-4 mesi, che vengono spesso utilizzate come sottostante per operazioni di cartolarizzazione. Molte delle risorse conteggiate sono quindi state reinvestite più volte nell'arco del periodo, e le stesse imprese hanno ceduto più fatture nel tempo. Si
può stimare che questo canale di finanziamento sia stato adottato da un buon numero di PMI italiane ed è certamente lo strumento relativamente più utilizzato fra tutti quelli considerati. Le prospettive per il futuro sono positive; si tratta di uno dei comparti che sta crescendo di più e l'unico nel panorama preso in esame dove l'Italia regge il confronto in Europa.

Direct lending
Si tratta del segmento meno sviluppato al momento, anche perchè ha toccato solo marginalmente le PMI. è quello dove è più difficile raccogliere informazioni esaustive, perchè non pubblicamente disponibili.
Possiamo stimare che ad oggi siano poche le PMI italiane che hanno ottenuto un prestito diretto da fondi specializzati, per un importo intorno a € 30 milioni. Il contributo degli ultimi 12 mesi considerati dalla ricerca potrebbe essere intorno a € 8 milioni, il doppio rispetto al periodo precedente. Vi è però spazio per una crescita futura, poiché sono stati annunciati diversi fondi di investimento dedicati.

ICOs e token offerings
Attraverso le Initial Coin Offerings (ICOs) è possibile raccogliere capitale su Internet offrendo in sottoscrizione token digitali e disintermediando completamente piattaforme terze e circuiti di pagamento tradizionali. Grazie alla tecnologia blockchain, i token consentono ai sottoscrittori di accedere a prodotti e servizi, a volte di partecipare attivamente
al progetto imprenditoriale. Sono spesso scambiati su piattaforme specializzate e questo rende labile il confine fra le ICOs e la sottoscrizione di investimenti finanziari. La novità del 2019 è la consultazione avviata da Consob per studiare una possibile definizione e regolamentazione del collocamento di ‘cripto-attività'. Rispetto alla stima dell'anno scorso (€ 80 milioni raccolti), considerando le ICOs promosse da team costituiti per più del 50% da italiani, attribuiamo a questo segmento una raccolta negli ultimi 12 mesi pari a solo € 5 milioni. Il flusso di offerte a livello mondiale è
stato infatti decisamente condizionato dalla volatilità dei prezzi delle criptovalute e dagli interventi delle autorità di mercato, soprattutto negli Usa.

Pmi e listino Aim Italia
Nella finanza per la crescita delle Pmi non si può non includere la quotazione su Aim. Le società quotate fino al 30 giugno 2019 su AIM Italia, lo SME Growth Market di Borsa Italiana, avevano raccolto capitale in OPS al momento della quotazione per un importo di 3,5 miliardi (€785,45 milioni escludendo la raccolta delle SPAC), più altri 147,90 milioni da aumenti di capitale successivi.

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