ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa crisi di Buenos Aires

In Argentina l’inflazione corre verso il 100%

Il mese scorso, la variazione dei prezzi aveva già superato il 70% su base annua (con un balzo del 7,4% sul mese precedente), volando ai massimi da circa venti anni e confermando l’Argentina tra i Paesi con il più alto tasso d’inflazione al mondo. Il superministro Massa a Washington per trattare con il Fondo monetario

di Gianluca Di Donfrancesco

L'Argentina in piazza per la vicepresidente Cristina Kirchner

2' di lettura

L’inflazione in Argentina potrebbe raggiungere il 99,6% entro la fine dell’anno e rimanere sopra il 100% nella prima metà del 2023. È l’allarme lanciato dalla società EcoGo, con sede a Buenos Aires. Appena un mese fa, un sondaggio condotto tra analisti ed economisti dalla Banca centrale aveva indicato sopra al 90% il tasso di inflazione per la fine del 2022, alzandolo di 16 punti percentuali rispetto alle stime elaborate solo poche settimane prima.

Il mese scorso, la variazione dei prezzi aveva già superato il 70% su base annua (con un balzo del 7,4% sul mese precedente), volando ai massimi da circa venti anni e confermando l’Argentina tra i Paesi con il più alto tasso d’inflazione al mondo.

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Nuova stretta in arrivo

In queste condizioni, ci si aspetta una nuova stretta da parte della Banca centrale, che potrebbe alzare il tasso di riferimento attorno al 75%, rispetto al 69,5% attuale. A metà agosto, lo aveva già aumentato di 9,5 punti percentuali. Due settimane prima aveva deciso un rialzo di 8 punti. Nella rincorsa tra tassi di interesse e inflazione, la nuova stretta potrebbe arrivare a giorni, anche se non è escluso che la Banca centrale decida di attendere il dato sull’andamento dei prezzi di agosto.

Proprio in questi giorni, il ministro dell’Economia, Sergio Massa, è a Washington per una lunga visita, durante la quale cercherà di rassicurare l’Amministrazione Usa e il Fondo monetario internazionale che Buenos Aires intende dare attuazione al programma di ristrutturazione del debito da oltre 44 miliardi di dollari, negoziato dal suo predecessore Martin Guzman, ma osteggiato dalla vicepresidente Cristina Fernandez de Kirchner. Il programma del Fondo prevede, tra l’altro, tagli alla spesa pubblica e aumento delle riserve valutarie della Banca centrale, scese ormai a livelli di guardia.

Martedì 6 settembre, la Banca interamericana per lo sviluppo, con sede a Washington, ha accettato di aumentare i prestiti all’Argentina per un totale di 5 miliardi di dollari per il 2022 e il 2023, con 3,7 miliardi di dollari in nuovi stanziamenti.

Super-ministro

Il “super-ministro” Massa si è insediato all’inizio di agosto al posto di Silvina Batakis, rimasta in carica poco meno di un mese, dopo le dimissioni di Guzman a luglio. Il suo dicastero accorpa Economia, Manifattura e Agricoltura. Come prima mossa, si è impegnato a fermare la stampa di denaro per finanziare la spesa pubblica e a contenere il deficit pubblico, individuando nella lotta all’inflazione la priorità del suo Governo.

Buenos Aires deve anche fronteggiare pesanti pressioni sulla moneta, la cui svalutazione non farebbe che alimentare ulteriormente la corsa dei prezzi. Il divario tra il tasso di cambio ufficiale peso-dollaro e il tasso parallelo al mercato nero è molto superiore al 100%.

Dopo il nono default della sua storia, dichiarato nel 2020, l’Argentina ha sostanzialmente perso accesso ai mercati finanziari e fa sempre più fatica a risollevarsi dalla crisi, aggravata dal rincaro globale dei prezzi e dalla frenata dell’economia mondiale. A complicare tutto c’è la lotta intestina nella coalizione di maggioranza, tra il presidente, Alberto Fernandez, e la sua vice, Cristina Kirchner, che il 1° settembre è scampata di un soffio a un attentato.

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