CONSIGLIO DEI MINISTRI

In arrivo 4.500 taser per le forze di polizia

Il Governo autorizza il nuovo regolamento sulla dotazione delle armi alla Polizia di Stato, dopo il parere del Consiglio di Stato l’ok definitivo. Ci vorrà circa un anno per la gara di affidamento delle pistole elettriche

di Marco Ludovico

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(foto Ansa)

Il Governo autorizza il nuovo regolamento sulla dotazione delle armi alla Polizia di Stato, dopo il parere del Consiglio di Stato l’ok definitivo. Ci vorrà circa un anno per la gara di affidamento delle pistole elettriche


3' di lettura

Tempo un anno e diventerà dotazione ordinaria la “pistola a impulsi elettrici” più nota come Taser (nome commerciale), da tempo in sperimentazione alle nostre forze di polizia. Il bando di gara per Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza è stato pubblicato alla fine dell’anno scorso. La fornitura è di 4.482 armi di questo genere per le tre forze dell’ordine.

Oggi il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Luciana Lamorgese, approva il Dpr (decreto del presidente della Repubblica) di modifica di dotazione delle armi della Polizia di Stato, amministrazione civile, per introdurre appunto quella elettrica. L'Arma e la Finanza, invece, poiché militari, potranno aggiornare da sé i loro regolamenti interni. Dopo il parere positivo del Consiglio di Stato al Dpr, il Consiglio dei ministri lo licenzierà in via definitiva.

Una lunga sperimentazione
Le procedure di adeguamento delle norme per la pistola elettrica sono dunque nella fase finale ma per vedere all’opera poliziotti, carabinieri e finanzieri ci vorrà circa un anno. Certo, c’è stata una lunga sperimentazione dal 5 settembre 2018 fino al 5 giugno 2019. Fornita alle forze di polizia di dodici città (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi, Genova) e utilizzata 60 volte: 46 dalla Polizia di Stato, 11 dall’Arma dei Carabinieri, tre dalla Guardia di Finanza. Il prefetto Franco Gabrielli, direttore generale Ps, alla fine sottolineò: «Riteniamo buoni i risultati ottenuti anche grazie all'intelligente utilizzo fatto dai nostri operatori».

Un anno per finire la gara
Il bando di gara del Viminale, in modalità “procedura ristretta campionata”, prevede un ammontare di 8,5 milioni complessivi annuali per la fornitura per un anno di pistole a impulsi elettrici così ripartite: 1.600 alla Polizia di Stato, 2.262 all'Arma dei Carabinieri e 256 alla Guardia di Finanza. Il contratto non è rinnovabile. Tra i requisiti della “capacità professionale e tecnica” richiesta dal bando ci deve essere l’aver «eseguito nel medesimo settore almeno tre forniture o in settori analoghi, negli ultimi tre anni».

Gli accessori
Lungo è l'elenco degli accessori, e non solo, da fornire insieme alla pistola: «Fondine, cartucce addestrative, cartucce operative, batterie, cavi per il download delle informazioni e software, “case di trasporto”, formazione, garanzia e assistenza».

La cautela nell’utilizzo
Nonostante i riscontri positivi della sperimentazione, la pistola a impulsi elettrici dovrà essere utilizzata sempre con prudenza. Nelle indicazioni definite dal Viminale insieme al ministero della Salute è stato raccomandato agli agenti un impiego «nel rispetto delle necessarie cautele per la salute e l’incolumità pubblica». L’utilizzo è «alternativo a quello dell’arma da fuoco». «La distanza consigliabile per il tiro efficace è dai tre ai sette metri». Soprattutto, «il Taser va mostrato senza essere impugnato per far desistere il soggetto dalla condotta in atto». E poi «va estratto qualora necessario» tenendo conto, tra l’altro, delle «distanze di sicurezza».

Valutare le condizioni di vulnerabilità dell’aggressore
La pistola elettrica non va mai utilizzata nel contatto diretto con l’aggressore. L’agente di polizia deve considerare «le condizioni di vulnerabilità» del soggetto, come una donna in stato di gravidanza o una persona con disabilità. Dopo ogni utilizzo va chiamato il personale sanitario che deve rilasciare un certificato medico.

Polemiche rinviate all’uso sul campo
Il ministro dell’Interno del precedente esecutivo Matteo Salvini è stato un convinto sostenitore a più riprese del ricorso alla pistola elettrica. La norma è stata introdotta su sua proposta e i risultati della sperimentazione sono stati ampiamente diffusi quando era al Viminale. Adesso Luciana Lamorgese porta a compimento la procedura. Salvini l’ha attaccata spesso, anche di recente per l’ipotesi di individuare una procedura di emersione e regolarizzazione dei migranti con un lavoro irregolare. Per la pistola elettrica, tuttavia, il Centrodestra non potrà che apprezzare il ministro Lamorgese.

Per approfondire:
Taser alla polizia, quanto costa (e che business muove) la pistola elettrica In Vaticano arrivano i taser, in dotazione alla gendarmeria

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